Un 25 aprile ricco di polemiche che non fa altro che confermare quanto sia in crisi identitaria il Paese. C’è una forte scissione tra chi si sente liberato e chi occupato. Un pendolo che oscilla da una parte e dall’altra senza rendersi conto che, nel mezzo, a pagarne lo scotto, sono gli ideali e i valori che dovrebbero contraddistinguere il popolo stesso.

I partigiani da un lato, le forze liberatrici dall’altro e, nel mezzo, nessuno tiene conto che, guerra durante, tutti commettono degli errori, nessuna guerra è giusta se non per la causa che persegue ma, ad oggi, questa perdita d’identità, porta una fetta d’Italia a scagliarsi contro chi (o a sfavore di chi), in quest’Italia ci crede a prescindere dall’influenza politica, economica e sociale, ed è chi ha dedicato la propria vita a mantenere degli equilibri perlopiù invisibili agli occhi della gente.

Questa mia percezione, alimentata dalla pubblica opinione ‘social’, mi spinge a redigere un articolo di riflessione che, spero, stimoli la riflessione anche nel lettore.

Abbiamo vissuto un ventennio che tutti ritengono indimenticabile (questo ce lo insegna la storia), chi per male chi per bene; come per tutte le cose, dipende dalla prospettiva con cui guardiamo ai fatti, dipende dalle fonti storiche, dipende anche dallo schieramento. 

In questo schieramento ideologico, c’è chi veste l’Uniforme e, a volte volendo, a volte no, sta nel mezzo, nel centro; in equilibrio tra i pendoli ideologici e, semplicemente, espleta un compito che, come già accennato, va al di là della politica e della storia. Nulla accade al di là della storia e questo è un assioma della vita, ma ciò a cui non trovo ancora risposta, è l’accezione negativa all’idea di soldato che oggi, ma soprattutto ieri, ho percepito sui social. E’ come se il popolo delle grandi App si fosse diviso in due abbracciando frasi stereotipate e scrivendo, per luoghi comuni, post, i cui contenuti erano un mero copia incolla di altri. Questo, oltre a far paura perché denota scarso interesse storico nei confronti del nostro stesso Paese, conferma la teoria, secondo cui, siamo sempre più interessati ai consensi piuttosto che alla verità,  e, in aggiunta, ci rifiutiamo di comprendere una verità universale: l’essere umano è portatore sano di errori, e così la società, e così tutto ciò che da ‘esseri umani’ si compone, motivo per cui, nulla a questo mondo sarà mai perfettamente fatto o totalmente giusto. Un uomo o un agglomerato di uomini, agisce seguendo ideali che, in quel momento, sembrano sempre la scelta migliore, ciò che accade cambiamento durante, come per la vita, è talvolta imprevedibile. Un essere umano che sbaglia non rende un intera categoria i nemici del Paese. Un essere umano che prende una decisione sbagliata, per un’altra fetta di società, magari ha preso la giusta decisione.

Forse dovremmo abituarci a leggerla tutta la storia, anche dalle fonti che ci stanno meno simpatiche ed arrivare, infine, a farci una nostra idea perché, il più delle volte la verità sta nel mezzo.

La storia scorre e col passare del tempo ci raccontiamo sempre ciò che più ci comoda, anche questo è umano, ma non esiste mai una sola verità e, ciò che conta più di tutto, nella storia e nella vita, è non fare mai, e concedetemi la libertà letteraria ed il gioco di parole,  di tutta l’erba marcia un fascio!