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VIVA IL CALCIO

L’ultimo episodio che vede protagonisti capitan Totti e mister Spalletti è l’ennesima dimostrazione di quanto il mondo che ruota attorno al campo di gioco sia mutato. In peggio

Roma- I tempi sono cambiati… Non c’è dubbio e non c’è versante che non sia oggetto di cambiamenti, stravolgimenti. Uno di questi è il mondo del calcio.

L’ultima, in ordine di tempo, è la querelle Totti-Spalletti. Chi ha ragione?

Nessuno dei due a nostro parere e la questione si potrebbe anche invertire con un “hanno ragione entrambi”. Come è possibile? Fermo restando che il Capitano non si discute, che ha una storia che rasenta ormai la leggenda. È un campione, un fuoriclasse e chi più ne ha più ne metta e che può sbagliare anche lui.

Fermo restando che solo i protagonisti di questa vicenda sanno veramente le cose come stanno e che il resto è bassa letteratura giornalistica… Il problema è: se si sente ancora un giocatore e con l’Atalanta lo ha dimostrato, il numero 10 avrebbe fin dall’inizio dovuto accettare di stare in panchina e quindi di non essere utilizzato a tempo pieno in attesa di appendere i famosi scarpini al chiodo.

Nella ormai arcinota intervista Rai di qualche tempo fa, Totti chiedeva più rispetto e appunto, solo lui sa di cosa parlava realmente quel giorno. Perché i casi sono due: o è un megalomane e “nun ce vole sta’”. Fosse così, peggio per lui. Oppure magari ha provato a parlare con il mister che non ha sentito ragioni perché lo considera “uno come tanti” all’interno della squadra. Ed è lui che sceglie chi mandare in campo.

Nel secondo caso mister Spalletti che merita un capitolo a parte (e glielo daremo) da buon allenatore dovrebbe sapere che sì, tutti i suoi uomini sono e devono essere uguali ma che ce ne sono alcuni che meritano una attenzione in più, per storia, per età. Campioni da portare al resto della squadra quale esempio per la propria carriera. Gestire tutto questo non è certamente facile ed infatti gli allenatori degni di questo nome sono stati e sono tutt’oggi pochi anzi, pochissimi.

Pensiamo a Nereo Rocco, a Nils Liedholm che di campioni ne hanno gestiti eccome. Pensiamo a Tommaso Maestrelli che con Chinaglia e company ha avuto il suo bel da fare. E non è leggenda ma fatti concreti.

E pensiamo a Carletto Mazzone che proprio con Totti anche lui ha avuto il suo bel da fare quando al ritiro di Lavarone (e noi c’eravamo) doveva tenere a bada stampa e tifosi che avrebbero voluto subito in prima squadra l’allora giovanissimo pupone di Porta Metronia. “Mister ma quando lo fa giocare?” e Mazzone: “ar tempo… ar tempo”.

E quel tempo è poi arrivato e Francesco con la Roma e la Nazionale ha toccato grandi traguardi, è entrato nel cuore dei tifosi e tra una barzelletta e l’altra nelle simpatie anche di molti di altre squadre.

Mister Spalletti arrivato a Roma con tutti gli onori a sostituire un Rudi Garcia a sentire alcuni, responsabile della debacle giallorossa (sarò poi veramente così?) sin dal primo momento è sembrato assumere uno strano atteggiamento.

Almeno ai nostri occhi. Sembra essersi messo una corazza. Ogni volta è come recitasse un copione, vestire i panni di un personaggio. Perché? Forse perché in passato ha conosciuto la piazza, la tifoseria, il clima della Capitale, le pressioni. E allora si sarà detto che per riuscire a contrastare il tutto doveva essere un altro Luciano Spalletti.

E si vede mister. È sempre più nervoso ed esterna frasi fuori luogo come quella, se è vera, pronunciata negli spogliatoi di Bergamo all’indirizzo di Totti: “Sono 10 anni che fate figure di m…, e tu giochi a carte fino alle 2 di notte”.

Mister! A parte il fatto che la Roma in questi ultimi anni è stata sempre in testa alla classifica ed ha avuto fior fior di giocatori… a parte il fatto che sì lo sanno tutti che il capitano ama il gioco… beh quelle cose gliele dice in faccia all’interessato ed eventualmente alla società se pensa che influiscano sul rendimento della squadra. Lei smentisce tutto e vogliamo fidarci ma è certo che qualcosa non va. E ancora, come quando, al termine di Roma-Bologna ha affermato che “Dzeko ha fatto un sacrificio ad entrare nel secondo tempo perché ha un problema muscolare…”. Che cosa? Ed un giocatore che ha un problema muscolare lei allenatore e lo staff medico, lo fate entrare?! Il tutto per giustificare la rosa che ha giocato e che non ha portato il risultato a casa?! E l’altra frase? “Non ci ha salvato lui ma la reazione della squadra” anche questa mister è segno di una eccessiva preoccupazione, quella di far vedere a tutti i costi che gli uomini in campo sono tutti uguali. Ed è giusto ma… Qualcosa non va.

Qualcosa non va nel mondo del calcio, da anni ridotto ad una questione di diritti televisivi. Questione di soldi e basta mentre c’è una tifoseria e quella della Roma (dodicesimo giocatore in campo) è al primo posto, mette ancora in primo piano la passione per quei colori, per quella città, per quella squadra che la rappresenta.

Il calcio è finito ma facciamo finta di non saperlo. Bandiere? Utopia. E il peggio è che non c’è rimedio se non quello, come sta accadendo, di non andare più allo stadio a tifare sugli spalti, a srotolare bandiere, a cantare inni, a incontrare e abbracciare amici, a sentire l’odore dell’erba del prato di gioco.

Tanto ci sono le pay tv!

Emanuela Sirchia

 

 

 

 

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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