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VITA DI ANTONIO, UNO DEI LIBRI PIU’ LETTI DALLA TRADIZIONE CRISTIANA

Personaggio storico, paradigma dell’ideale monastico che porta in Occidente l’esperienza del monachesimo orientale.

Roma – Atanasio (Alessandria d’Egitto 296–373 d.C.) è stato vescovo di Alessandria, ed è oggi ricordato tra i Dottori della Chiesa cattolica. La sua vita è indissolubilmente legata al grande sforzo che la Chiesa dovette sostenere in quegli anni per definire la Trinità di Dio; il periodo storico nel quale si inserisce lo vede – ancora diacono – accompagnare il suo vescovo Alessandro al primo concilio ecumenico – Nicea 325 – nel quale veniva affermata la perfetta uguaglianza del Verbo e del Padre, Verbo considerato dalla Chiesa cattolica “generato” e non “creato”, in netta antitesi al pensiero di Ario che negava la divinità del Cristo. Per la sua incrollabile fedeltà a questi principi egli viene ricordato come “Atanasio contro il mondo”, e proprio a causa di questa sua testimonianza subisce almeno cinque esili; è proprio in uno di questi che trova rifugio nel deserto presso gli anacoreti già conosciuti in gioventù e da lui sempre molto ammirati.
In particolare a colpire la sua attenzione (tanto da scrivere Vita di Antonio costituente uno dei libri più letti della tradizione cristiana in ambito monastico nonché quello che fornisce l’impronta primitiva) è l’eremita egiziano Antonio (Qumans 251 circa – deserto della Tebaide 356). Personaggio storico autorevole e apprezzato diviene – in questo periodo – paradigma dell’ideale monastico tanto da esser definito il padre del monachesimo; il racconto della sua vita – infatti – porta in occidente l’esperienza del monachesimo orientale. Questo testo testimonia un percorso dinamico; è delineata una via tanto che la stesura non segue un ordine cronologico proprio perché lo scopo è quello di edificare ed invogliare il lettore nell’imitare il grande eremita.
Tra l’altro è opportuno sottolineare che nonostante si raccontino gli elementi essenziali della sua vita, non è sempre semplice cogliere dove finisce lui e dove inizia Atanasio; infatti il testo è interamente strutturato su un fondamento spirituale/politico/ecclesiale contenente un messaggio celato ma specifico. E’ una lotta, una presa di posizione in quanto – per l’autore – i monaci rappresentavano un forte baluardo correlato alla fede Nicena; lo stesso Antonio raffigurava l’uomo di Dio proprio perché confessava l’Incarnazione! D’altronde, le radici del monachesimo cristiano (come quelle del cristianesimo stesso) vanno cercate nel mondo biblico costituente sempre la matrice. Lo stile è agiografico, l’interpretazione della Scrittura non è mai letterale bensì allegorica (l’autore riprende il pensiero di Origene) ed entrambi i personaggi storici – Antonio & Atanasio – dimostrano di avere una profonda conoscenza della Parola (definita dal punto di vista morale e non moralistico) al punto da farne il proprio specchio quotidiano.
La struttura – infine – inizia con un prologo di presentazione seguito da questa divisione:
• PRIMO CAPITOLO: giovinezza di Antonio.
• PRIMA FASE 2°-7° capitolo; dalla conversione avvenuta intorno ai 18 anni ai successivi quindici anni trascorsi nei dintorni del suo villaggio.
SECONDA FASE 8°-10° capitolo; Antonio decide di andare a vivere tra i sepolcri dove affronta grandi combattimenti spirituali.
• TERZA FASE 11°-48°capitolo; la nuova dimora di Antonio diviene un fortino abbandonato dal quale ne uscirà dopo 20 anni trasfigurato totalmente dalla Grazia divina. E’ a questo punto che torna ad Alessandria per dare conforto ai condannati a morte.
• QUARTA FASE 49°- 94° capitolo; spinto dal desiderio di anacoresi si relega nel deserto interiore, una montagna vicino al Mar Rosso, dove resterà fino alla morte. Ciò che emerge globalmente – a fronte di questa struttura testuale – è che l’intera esistenza di Antonio è caratterizzata da un avanzamento nel cammino di perfezione mediante una costante esperienza interiore segnata dalla cura dello spirito, dalla conoscenza di sé stesso e dalla ricerca del Signore; tutte queste espressioni sono indubbiamente legate al monachesimo (la parola monaco viene da monos che significa uno) ma hanno a che fare anche con il cristianesimo; è il cristiano – anzitutto – che cerca di conoscere sé stesso e Dio. Il monaco – infatti – non è che un cristiano che si limita a scegliere i mezzi più radicali affinché il suo cristianesimo sia integrale! Pertanto è possibile affermare che tutte le linee tracciate attraverso il vissuto del protagonista hanno a che fare con la ricerca dell’essere uno anzitutto mediante la preghiera; essa risulta fondamentale per imparare a discernere gli spiriti perché la risposta ad essi determina sconfiggere i vizi e potenziare – conseguentemente – le virtù. D’altronde – affermava Bonhoeffer in Resistenza e resa – “nessuno apprende il segreto della libertà se non attraverso la disciplina” perché la tentazione o è vinta o ci vince. Dobbiamo essere homo vigilans presenti a noi stessi, agli altri e a Dio; non a caso il testo – in obbedienza al comando del Signore – ha associato la vigilanza alla lotta spirituale e alla preghiera, che di tale lotta è l’arma per eccellenza; la lotta invisibile si fonda sulla fede nella resurrezione di Gesù Cristo che ha segnato la vittoria definitiva sulla morte tanto da costituirne l’arca più efficace contro ogni paura. Inoltre, in Vita di Antonio 10, 2-4 l’eremita chiede al Signore perché non sia intervenuto subito per porre fine alle sue sofferenze, ed Egli risponde “aspettavo per vederti combattere; poiché hai resistito e non ti sei lasciato vincere, sarò sempre il tuo aiuto”; ecco allora emergere un’altra arma spirituale da adoperare ancora oggigiorno e che è l’avere la certezza che la collaborazione dell’uomo è sì necessaria ma la vittoria deriva dalla grazia di Dio che mediante la morte dell’uomo a se stesso agisce e lo vivifica.
Fondamentalmente, il racconto sulla vita di Antonio si presenta come una grande catechesi; l’eremita mette a disposizione quanto ha già sperimentato (valore del condividere l’esperienza), tracciando alcune norme sempre attuali perché di fondo vi è – per ogni essere umano – il bisogno comune di vivere pienamente la propria specifica vocazione, e ancora ad oggi lo si può fare “adoperando” metodi utili atti a vincere i vizi e potenziare le virtù; è opportuno partire anzitutto dalla consapevolezza che nessuno può sostituirsi alla propria responsabilità personale e per tale motivo è fondamentale la conoscenza di sé stessi – per imparare a trattenere le proprie passioni mediante il dominio si sé – per poi giungere alla conoscenza di Dio; essa può avvenire esclusivamente entrando in un rapporto d’amore personale con Lui mediante la partecipazione alla preghiera e a tutta la vita della Chiesa per poter così contemplare la verità nella carità. Questo lavoro è correlato alla quotidianità perché oggi è il momento in cui vivere il cammino della Salvezza.
• La Sacra Scrittura è paradigma di confronto, è “specchio” mediante il quale capire che direzione sta prendendo la propria vita in relazione alle azioni compiute da Gesù che sono da imitare.
• Non dimenticare il valore dell’apertura del cuore ad un padre spirituale, e a quanti sono più esperti in umanità e in vita spirituale. E’ utopia pensare di poter affrontare da soli – con successo – questa lotta; affermava Doroteo di Gaza “nulla è più grave che guidarsi da sé, nulla è più fatale”. • La fede deve essere tramandata mediante la condivisione.
• E’ necessario lavorare con le proprie mani per combattere l’ozio che è nemico dell’anima.
• Non bisogna essere schiavi né dell’ira, né della concupiscenza; solo così si può imparare a vivere in maniera sobria.
• Si cresce nelle virtù emulando il coraggio dei santi.
• Nel discernimento è essenziale riconoscere il pensiero negativo per contraddirlo subito facendo memoria di un passo del testo sacro proprio per indicare che la vittoria appartiene a Dio; facendo il segno della croce (riconduce al Cristo incarnato); digiunando; ricordando che siamo di fronte alla morte in ogni momento.
• Essere coscienti che nell’attacco dei vizi c’è una progressività e che la “porta” che conduce ad essi è la gastrimargia seguita dalla lussuria.
• Sviluppare la dovuta perseveranza con la Parola di Dio dalla quale giunge l’assiduità nell’invocare il Signore in ogni momento.
• Essere consapevoli che il demonio tenta da sempre l’uomo suscitandogli ricordi inerenti alla vita passata (antitesi alla memoria Dei); è necessario non “entrare in dialogo” con essi.
• Dinanzi ai vizi è fondamentale identificarli dandogli un nome perché ad essi sono collegati i demoni che li provocano; solo così è possibile capire come combatterli. Inoltre, non bisogna mai avere paura del demonio ma anzi – seguendo i metodi di Antonio – è opportuno porgli la domanda “chi sei tu?” affinché conoscendo il suo nome si riesca a dominarlo. Tutto ciò che non ha nome, ovvero che non è definito, non può essere affrontato; da questo scaturiscono le ossessioni e le paure (la questione della demonologia è una costante nella vita di Antonio).
Appartenere a Cristo determina essere esposti per tutta la vita a grandi lotte; è fondamentale non sentirsi mai arrivati ma – piuttosto – essere in movimento costante tutta la vita perché è questo che dà il senso della sequela. Come insegna l’aneddoto dei cani sulla strada di Don Chisciotte e Sancho Panza, l’abbaiare al loro passaggio è il segnale evidente che i protagonisti stanno avanzando!
• Imparare ad essere come un’ape saggia che raccoglie il miele (associato nella Bibbia alla Terra Promessa) facendo proprie le virtù presenti nel prossimo; circondarsi di uomini e donne di Dio con cui trattenere conversazioni spirituali per crescere nello zelo e nella carità rifiutando così il farsi contaminare da quanti proclamano una fede perversa perché contraria a quella degli apostoli.
• Quotidianamente ognuno chieda conto a se stesso, delle proprie azioni effettuate durante il giorno e la notte, e – pur lasciando al Signore ogni giudizio – annoti i pensieri dell’animo come se dovessero esser letti da terze persone. Questo susciterà un senso di vergogna tale da limitare e poi eliminare totalmente i pensieri impuri.
• Vivere nella serietà dei costumi e nella purezza dell’anima, non essendo mai turbati bensì scoprire come la preghiera conduce ad avere animo sereno e mente gioiosa.
• Credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, testimoniando con la propria vita l’importanza che ha vivere e morire per Lui. A fronte di quanto riportato nell’elenco soprastante, appare evidente che il testo Vita di Antonio risulta ancora oggi attuale ed utilizzabile poiché c’è una condizione di base che non cambia mai; la lotta spirituale è l’elemento fondamentale in vista dell’edificazione di una personalità umana, prima ancora che cristiana. Tra l’altro, l’oggi della Chiesa presenta una generazione ferita dove la ricerca della verità è conclusa in un automatismo del carpe diem nel quale vi è il dominio del tiranno eros che guida pericolosamente tutti i nostri movimenti. Dinanzi a questo scenario il combattimento spirituale è più che mai essenziale così come lo è conoscere l’arte della lotta lasciataci dai grandi padri in modo da evitare che – citando Enzo Bianchi – “quando si inizia a non vivere come si pensa, si finisce per pensare come si vive”. Pertanto, nonostante Vita di Antonio sia anzitutto un elogio alla vita monastica, è possibile ampliare la prospettiva per cogliere la valenza che rende questo testo adoperabile ancora oggi nella pastorale, nella direzione spirituale così come nella formazione specifica (sacerdotale, religiosa, laicale) in quanto ogni pagina è marcata da un programma – spirituale/esistenziale – avente di fondo lo spirito delle Beatitudini costituenti la grande Magna Charta del cristianesimo. Esse hanno il necessario radicamento nella trascendenza che rende vivi ed eloquenti i punti nodali per imparare ad educare noi stessi rispetto a quella forza interiore – spesso contraddittoriaaffinché divenga energia costruttiva, e il sodalizio con Vita di Antonio è dato dalla consapevolezza che l’essere umano non ha consistenza senza un riferimento in Dio e che Nostro Signore rimane lo stesso ieri, oggi e sempre e ciò fa sì che determinati prìncipi non siano negoziabili. E’ Lui che merita la nostra ricerca e conoscenza. Pertanto, l’utilizzo pratico che ognuno può farne – in relazione alla propria scelta di vita – è capire che non è mai ripetitivo sottolineare quanto sia essenziale dedicare del tempo all’ascolto della Parola e all’accoglienza del suo Spirito; solo dalla disponibilità può nascere un cuore umano capace di agire secondo quel progetto di santità previsto per ognuno. Ecco perché é proprio sul cuore – sorgente della moralità – che devono lavorare i formatori; indubbiamente costituisce una lotta durissima quella che si compie per tendere ad avere un cuore unificato ma a questo è chiamato ogni essere umano!

Antonio dimostra di esser stato un grande “educatore” e il suo esempio possa allora essere da stimolo per comprendere che – ieri come oggi – le anime attendono solo di essere provocate a egregie cose; è necessario mostrare con la parola e l’esempio la necessità di vivere e morire per valori autentici da veri testimoni di Cristo, perché abbiamo tutti bisogno di essere guidati mediante l’esperienza di chi è già divenuto capace di dare del “tu” a Dio, perché la spiritualità resta dinamismo in un vissuto che si prolunga nel tempo. Venga allora aiutato il popolo di Dio a rafforzare le proprie potenzialità trafficando i talenti con saggezza ed equilibrio, consapevoli che c’è in campo l’eternità e che è doveroso aiutare ogni fratello nel realizzare la propria vocazione cogliendo che la mitezza evangelica non è rassegnazione passiva, non è spegnimento di ogni desiderio, bensì è grande fortezza d’animo che rispetta l’essere perché – secondo la versione teologica data da S. Angela Merici – “tutte le creature sono di Dio e noi non sappiamo che cosa Lui vuol fare di loro”. I membri della Chiesa generino – sull’esempio fornitoci mediante Antonio – servizio e non dominio in pieno rimando alla sequela di Cristo; avvenga quel passaggio dalla centralità dell’io alla centralità dell’altro, dall’essere liberi da all’essere liberi per servire. Antonio – d’altronde – è l’emblema di chi è riuscito a fare proprio lo spirito del discorso della montagna acquisendo la piena consapevolezza che essere seguaci di Cristo significa andare controcorrente perché ci vuole coraggio per dire non le cose che piacciono ma quelle che salvano! Ecco perché, in quella che è una personale ricerca di felicità rinnovata nel Vangelo, noto come sia sempre più eloquente l’insegnamento nella lotta contro le tentazioni – dalle quali nessuno è esente – delineato attraverso il rimando ai padri della Chiesa. Tutti – infatti – si sono espressi su questa tematica; Origene sottolineava l’importanza di limitare la ricerca su noi stessi in quanto il nemico procede dal profondo del nostro cuore, mentre Gregorio di Nissa – affermava in una delle sue omelie sulle Beatitudini che “non è possibile in una vita terrestre liberarsi totalmente dai sensi e dalle passioni ma felici coloro che sanno dominarla”; piuttosto che Evagrio Pontico che nella stesura del testo Gli otto spiriti della malvagità sosteneva che “che tutti questi pensieri molestino o non molestino l’anima, ciò non dipende da noi. Ma che si attardino o non si attardino in noi, che scatenino o non scatenino delle passioni, ciò dipende da noi”. Dinanzi a questa prospettiva unanime la loro testimonianza è sinonimo dell’immenso valore racchiuso in quella che è una disciplina indispensabile richiedente la libertà e il coraggio di imparare a dire dei “no” capaci di condurre – nonostante la fatica – ad una felicità non effimera. C’è un dualismo tra interiore ed esteriore che non è un conflitto ma la dinamica per costruire l’uomo interiore attraverso l’esteriorità; non si deve giungere mai ad una demonizzazione della carne perché Gesù stesso si è fatto carne per venire ad abitare in mezzo a noi. Ieri come oggi l’uomo è chiamato a conoscere se stesso ritrovando la propria unità e integrità attraverso la trasformazione della mente e la conversione del cuore affinché – come ci insegna Origene – ci sia quel passaggio indispensabile dalla semplice fede (Cristo “con noi”) alla fede per eccellenza (Cristo “in noi”). Solo così le privazioni possono rivelarsi vivificanti perché accettate nella fede; in esse è infatti racchiuso un profondo segreto di fecondità e i Padri sono testimoni autentici dell’uomo proteso nel risvegliare e rispondere a quel bisogno di Assoluto nascosto in ogni cuore. Infine per ciò che concerne un’eventuale unicità racchiusa nella Vita di Antonio , essa è individuabile nell’esser stato questo testo paradigma unico per tanti secoli in quanto si è ritenuto Antonio Padre del monachesimo. Il suo valore è tale che tutti i testi agiografici latini dei primi secoli si rifanno proprio a lui; apre una via da percorrere che diviene fondamento e punto di confronto con altre esperienze di monaci orientali ed occidentali, e il valore del suo vissuto è innegabile. Egli – infatti – è stato sia strumento per la conversione finale di personaggi del calibro di S. Agostino (come ricorda nel testo Le confessioni), nonché paradigma a livello contenutistico; il libro scritto da S. Girolamo Tre eroi del deserto. Vita degli eremiti Paolo, Ilarione e Malco ha come matrice Antonio, così come la stesura di S. Sulpicio Severo Vita di S. Martino di Tours scritta circa dieci anni dopo la morte del grande eremita.

Infine, un ulteriore elemento che rende Vita di Antonio un testo sempre attuale è il fatto che l’unica fonte alla quale Egli fa riferimento nel corso dell’esistenza è la Sacra Scrittura, infinitamente feconda. Ieri così come oggi siamo tutti invitati ad apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture consapevoli che – come insegna S. Girolamo – “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo”.

 

                                                                                                                              Emanuele Cheloni

 

BIBLIOGRAFIA
• Agostino, Le confessioni. Ed. S. Paolo. Milano 2002
• Angela Tagliafico, Dispense corso Teologia spirituale, Roma 2015 – 2016 • Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio. Ed. Paoline. Milano 2002
• Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere. Ed. S. Paolo. Milano 1996
• Doroteo di Gaza, Comunione con Dio e con gli uomini. Vita di abba Dositeo. Insegnamenti spirituali, Lettere e Detti. Ed. Qigajon. Magnano 2014
• Enzo Bianchi, Custodisci il tuo cuore. La lotta contro le tentazioni. Ed. S. Paolo. Cinisello Balsamo 2013
• Enzo Bianchi, Lussuria. Ed. S. Paolo. Cinisello Balsamo 2012
• Evagrio Pontico, Gli otto spiriti della malvagità. Ed. Città nuova. Roma 2010
• Girolamo, Tre eroi del deserto. Vita degli eremiti Paolo, Ilarione e Malco. Ed. Scritti monastici. 2012 •La Bibbia di Gerusalemme. Ed. EDB, Bologna 2009
• Sulpicio Severo, Vita di S. Martino di Tours. Ed. Maggioli. Santarcangelo di Romagna 1998 • ATANASIO DI ALESSANDRIA;

LINKOGRAFIA
http://www.monasterovirtuale.it/i-dottori-della-chiesa/s.-atanasio-la-vita.html
• CATECHISMO CHIESA CATTOLICA; http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s1c2a3_it.htm
• GREGORIO DI NISSA; https://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070905.html
• ORIGENE; http://www.monasterodibose.it/en/prieur/conferences/251-english/prior/lectures

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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