Dossier

Vince Virginia Raggi. E adesso i fatti

Schiacciante l’affermazione della candidata pentastellata che si impone con il 67,2 per cento e con 770.564 voti contro il 32,8 dello sfidante Giachetti che si aggiudica 376.935 preferenze. Alta l’astensione: ha votato la metà degli aventi diritto

È una sconfitta che mi appartiene. Dalle sconfitte si deve ripartire e io penso che ci troviamo in una situazione nella quale possiamo dare molto a questa città…”.

Per una volta diamo la parola a chi esce sconfitto dalla battaglia politica che ha portato all’elezione del nuovo sindaco di Roma. E lo sconfitto è Roberto Giachetti che il suo partito, il Pd, ha indicato come cavallo di razza da mettere in pista per guadagnare la strada verso il Campidoglio. Le carte le aveva Giachetti: una lunga ed appassionata militanza politica sin da ragazzo, onestà intellettuale che tutti gli riconoscono. Battaglie civili alle quali non si è mai sottratto anche dopo la sua uscita dal partito Radicale di Marco Pannella. Ed ancora, una esperienza capitolina come capo Gabinetto e capo segreteria ai tempi del sindaco Rutelli ed una conoscenza della città come pochi.

Non è bastato. Perché dall’altra parte assieme a Virginia Raggi, c’erano la rabbia, la delusione ed anche il rancore nei confronti di un partito che soprattutto a Roma, ultimamente, ha dato il peggio di sé.

Giachetti, a caldo, nel suo discorso di ammissione della sconfitta ha parlato di “mani libere” con le quali ha operato in campagna elettorale. C’è da credergli ma fino ad un certo punto. In quanto alcune indicazioni per la composizione della Giunta, il Pd gliele ha date eccome. Ed è inevitabile.

Torna al suo compito di vice presidente della Camera, un ruolo che tutto sommato preferisce e non lo ha mai nascosto. Torna al discreto che gli si addice di più rispetto al caos mediatico al quale il nuovo primo cittadino sarà sottoposto.

Ed eccoli i numeri nudi e crudi che hanno portato alla elezione di Virginia Raggi che vince con il 67,2 (al primo voto, 35,2) contro il 32,8 (24,9) dello sfidante Giachetti.

Il dato più evidente è però quello che riguarda i voti: la Raggi ne ottiene 770.564 mentre Giachetti è stato votato da 376.935 persone.

Numeri certamente non da Capitale se si pensa che hanno votato 1.185.280 elettori su 2.363.444 aventi diritto (50,20%). Metà dei romani dunque è rimasta a casa e c’è da chiedersi perché.

La Raggi, a nostro avviso, ha preso un po’ di voti anche da destra e un po’ da sinistra. Poi c’è chi, tra gli elettori, ha deciso di stare alla finestra e che ha contribuito ugualmente, di fatto, alla vittoria della pentastellata.

Sarò il sindaco di tutti” ha detto subito dopo l’annuncio della vittoria. E deve essere così, è scontato, come questa frase che tutti, dal presidente della Repubblica ai vertici degli enti locali, hanno pronunciato al momento della elezione.

L’ANALISI DEL VOTO

L’analisi più dura di questo voto dovrà farla il Pd a partire dal suo segretario nazionale nonché presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Riparta da dove ha cominciato: rottamando. Ma questa volta con il coraggio di guardarsi in casa, nel Pd, isolando chi a Roma, ha contribuito alla sconfitta della Capitale. Una sconfitta iniziata molto prima a nostro giudizio, con la ridicola cacciata del marziano Ignazio Marino (nei modi) se non addirittura con la scelta di candidarlo.

È il momento dell’umiltà che indica intelligenza e non dell’arroganza. È il momento di ridare dignità alla prima idea di partito democratico, nato troppo in fretta o forse, per dirla, citando ancora Francesco Rutelli (in qualità di autore di un libro) di un partito mai nato.

Centrosinistra e centrodestra in confusione, spaccati, disorientati. E lo si è visto a Torino dove il sindaco uscente Piero Fassino, è stato schiacciato da una decisa Chiara Appendino. E non certo perché l’esponente Pd abbia governato male. Piuttosto vittima della delusione e della rabbia dei cittadini.

Il Movimento 5 Stelle è il voto di protesta, nessuno lo può negare. È il voto del malcontento, dell’amarezza, della sfiducia, del disgusto nei confronti di una certa politica. Ma attenzione. I cittadini pentastellati dal momento in cui sono entrati alla Camera e al Senato e nelle amministrazioni regionali e comunali, sono anch’essi politici in quanto fanno politica. La loro carta vincente è stata ed è proprio la scuola di politica che in questi anni sono stati in grado di portare avanti. Il tempo dirà se si tratta di una buona scuola.

E allora, che si torni alla base. Che si dia opportunità a chi va a votare di potersi nuovamente identificare in chi va a governare perché eletto in quanto rappresentante di quell’elettore.

Adesso è tempo di mettere in campo quanto promesso e, nel caso del sindaco Raggi, molto di più visto che il programma elettorale non era poi così corposo. Ed è tempo di fare i nomi della giunta chiamata a circondarla nei prossimi 5 anni. Chi andrà ai servizi sociali per esempio, dovrà mettere in campo quel reddito di cittadinanza tanto sbandierato dai vertici 5 Stelle. A chi andrà, quando, con quali soldi e come è tutto da chiarire. Bisognerà censire il popolo delle fasce più deboli, la banca dati già esistente, azzerare tutto. E nella fascia più debole ci sono anche i nomadi o quantomeno la parte di loro che veramente lo è. Con il reddito di cittadinanza quantomeno si potrà trovare un alloggio ed entrare nel tessuto sociale. Solo così potranno essere chiusi i campi della vergogna. Ci sono poi i tanti poveri oggi supportati da Caritas e Comunità di Sant’Egidio.

Nei prossimi giorni vedremo strade più pulite e meno caos ed è nella logica del dopo voto. Accade così ad ogni inizio di mandato.

Adesso è tempo di lavorare.

Dalle parole si passa ai fatti.

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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