Spazio Kabul

VERSO BALA BALUK

Reportage dall’inferno dell’Afghanistan. La vita nella base di Bala Baluk per non dimenticare cosa è stata la guerra al terrorismo e chi l’ha fatta. Il racconto da embedded.

Bala Baluk (Afghanistan)- Sul lince sono seduto dietro. Chiedo di mettermi su un mezzo con i finestrini scoperti dalla griglia per poter fotografare e riprendere. Qualche collega storce il naso. Mentre qui, per uomini e donne che rischiano la vita l’importante è arrivare alla fine del viaggio, per noi giornalisti è importante stare vicino al finestrino. Una categoria, quella dei giornalisti, in continua diatriba con la sua voglia di primeggiare. Era la prima volta che salivo su di un lince e quello che più mi ha colpito è stato l’atteggiamento dei ragazzi. Il segno della croce e quel “speramm che c’ va bbuon”, detto in dialetto partenopeo che racchiude speranze e paure.

Il viaggio è lungo e tortuoso. La via alternativa è una serie di montagne, di avvallamenti e di sentieri improbabili. Carmine, trentenne dei Bersaglieri, è il capo-pattuglia. Gentile e disponibile, ci fa da guida nel deserto afghano, fatto di villaggi, di sabbia, di bambini che ti circondano per una caramella, di paesaggi da presepe e di sospetti. Già perché qui, l’attenzione non è mai troppa ed ecco che per una la motocicletta che ci segue, si attivano i primi dispositivi, poi è il turno di una macchia sul terreno. È un “vulneral point”. Bisogna controllare. Dopo circa sei ore di viaggio, imbocchiamo la strada asfaltata fatta dagli americani. Che l’abbiamo realizzata loro, ne abbiamo la certezza quando alla nostra destra scorgiamo un autogrill e un punto di rifornimento carburante. Quasi che la globalizzazione sia arrivata fin qui. Un primo approccio di occidentalizzare l’Afghanistan. Forse i precedenti del Kosovo non sono poi tanto lontani. Chissà se tra dieci anni anche l’Afghanistan chiederà di entrare in Europa. Battute a parte, c’è ben poco da scherzare.

Superato il ponte che porta a Bala Baluk occorre spegnere i fari. L’oscuramento è una prerogativa delle basi dell’Afghanistan. Succede a Herat, a Farah e ora anche qui a Bala Baluk. Entriamo e ad accoglierci, c’è Giuseppe, un Sergente Maggiore di Castellammare di Stabia che ci mostra gli alloggi e ci presenta il comandante di battaglione. Scambio di battute e poi a tavola. Per le dimensioni e il clima familiare, sembra essere in un’osteria italiana. E anche il cibo è buono: spaghetti aglio olio e peperoncino sono lontani anni luce dalle aragoste natalizie di Herat, ma il sapore è davvero unico. Prima di andare a dormire vado avanti e indietro per la base. È piccola e la percorro in orizzontale più volte. Lo faccio guardando il cielo. È impressionante. Mai vista una cosa del genere. Non riesco a non stare con il naso all’insù. Una stellata spettacolare illumina il selciato. Mi sento piccolissimo. In Afghanistan non ci sono mai le nuvole. E penso a noi uomini. Nulla in confronto all’infinito, e pure in questa terra capaci di uccidere, di ferire. Con le armi e anche con le parole.

Le stelle, dicevo. Io che ero abituato a scrutare il cielo di Ostia, magari d’estate e quelle stelle mi sembravano il mio mondo. O quelle che vedo dal terrazzo di casa mia. Ti accorgi di Sirio e di un paio di altre o ti accontenti della notte di San Lorenzo, citando Pascoli, magari. Qui è diverso. È bello. E anche i desideri sono diversi sicuramente. Mi vengono in mente le parole di Maurizio, primo Caporal Maggiore, dopo una notte di guardia sotto il cielo stellato.

“Qui sembra che le stelle le acchiappi con le mani. Ogni tanto provo ad acchiapparne una. Ma poi ci ripenso e dico: ma che la prendo a fare…tanto io la stella più bella ce l’ho a casa che mi aspetta…”.

Mirko Polisano

dal libro “Storie Lontane”

Mirko Polisano

Giornalista embedded a seguito del contingente italiano nelle aree di crisi. E'stato inviato in Kosovo, Afghanistan e Libano. Ha seguito il terremoto de L'Aquila e il G8; l'emergenza immigrazione della Sicilia, la crisi libica e la Primavera Araba, inviato in Maghreb ad un anno dalla Rivoluzione. Ha raccontato le divisioni di Belfast e gli orrori di Auschwitz e Birkenau nel Giorno della Memoria. E' autore del libro "Storie Lontane. Racconti di vita in Afghanistan". È collaboratore del quotidiano Il Messaggero.

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