Ankara- Il 15 luglio 2016 alle ore 21,15 italiane, tutti i leader mondiali hanno rivolto il loro sguardo alla Turchia.  La Turchia, membro della N.A.T.O. dal 1952, con lo status speciale di condivisione nucleare, assieme a Germania, Olanda, Belgio e Italia, con circa 1 milione di soldati all’interno delle proprie forze armate, secondo esercito più forte dell’Alleanza dopo quello degli Stati Uniti d’America.

Turchia, terra tra occidente ed oriente, terra di contraddizioni e ricca di storia, paese strategico sotto ogni punto di vista. Intorno alle 22, il primo ministro turco Binali Yildrim afferma che è in corso «un’attività militare non autorizzata», si capisce subito, è un tentativo di golpe per spodestare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale sembra scomparso. Alle quattro del 16 luglio 2016, il portavoce del presidente afferma che il golpe, operato da una minoranza di militari con a capo il Generale Muharrem Kose, ex rappresentante militare turco presso l’Alto Comando della N.A.T.O., seguito dai Generali Akim Ozturk, comandante della 2° armata turca, e Adem Huduti, comandante della 3° armata turca, è fallito.

Il bilancio è di 220 militari totali. Le domande che si pongono, dopo queste vicende sono: si tratta davvero di un tentativo di Colpo di Stato? O è stata una messa in scena, da parte del Presidente Erdogan, per sbarazzarsi degli oppositori interni?

Queste domande sorgono spontanee, per gli errori e le conseguenze del “Golpe”. Gli errori, fatti dai militari golpisti, possono essere riassunti in cinque punti:

1) Le tre forze armate turche, ossia Aeronautica, Marina ed Esercito, non erano unite

La Marina turca, per bocca del suo comandante l’Ammiraglio Ramazan Kesgin, si è subito dissociata, così come ha fatto  il generale della Prima Armata Turca di stanza ad Istanbul, il generale Umit Dundar, che poi, dopo i fatti,  è stato premiato con la nomina a Capo di Stato Maggiore. L’Aeronautica, sebbene alcuni reparti abbiano preso parte all’iniziativa, non si è espressa sull’accaduto.

2) Il Presidente Erdogan, con il Primo Ministro Yildrin, non sono stati messi sotto custodia o posti agli arresti, ma sono stati addirittura lasciati liberi di comunicare per sobillare la popolazione contro i golpisti.

3) I reparti golpisti erano scoordinati

Luoghi strategici come, vie di comunicazione, reti telefoniche, televisione pubblica, caserme, avrebbero dovuto essere insediate e presidiate fin da subito, invece alcune vie sono state occupate in forte ritardo, altre non lo sono state affatto.

4) E’ mancato l’appoggio popolare, anche l’opposizione politica anti Erdogan, non è scesa in piazza, cosa che ha fatto quella parte di popolazione  a favore del Presidente Erdogan.

5) La velocità di esecuzione in un colpo di stato è essenziale, altrimenti si trasforma, cosa che è successa, in una guerriglia urbana tra fazioni.

Questi errori fatti dai golpisti, sono errori da dilettanti, di un cosiddetto “Golpe da Operetta”, che sicuramente avrebbe fatto ridere, se non piangere i vari Pinochet, Fidel Castro, Nasser e Geddafi. Gli arresti, seguiti dal fallimento del golpe, non hanno riguardato solo i militari golpisti, ma anche la società civile, ed è qua che sorge il secondo quesito riguardante questa vicenda, in particolare il movimento mussulmano moderato Hizmet, servizio in italiano, capeggiato da Fethullah Gulen. Fethullah Gulen, è un politologo, predicatore ed imprenditore turco, fondatore e leader del movimento mussulmano Hizmet.

Gulen afferma la fratellanza tra i popoli,che instauri un dialogo con le altre religioni, in particolare con quella ebraica e quella cristiana, fautore della non violenza, attraverso i suoi giornali ed i suoi scritti, si è dimostrato un fiero oppositore del presidente Erdogan, considerato un dittatore. Gulen, ha molto seguito soprattutto nelle università, nelle scuole religiose delle maggiori città della Turchia e nella magistratura. Molto elogiato per il suo pensiero e per le sue opere all’estero, in particolare negli Stati Uniti, dove attualmente risiede, come rifugiato politico, viene visto dal governo turco come un eversore, disposto a rovesciare l’ordine democratico. Da questo “Golpe da Operetta”, viene fuori una Turchia altamente instabile, da una parte il Presidente e leader del partito AKP, Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, di matrice islamico-conservatore, Recep Tayyip Erdogan, dall’altra i militari turchi, garanti per costituzione della laicità dello stato, dall’altra ancora i partiti d’opposizione, che per vari motivi sembrano giacere in un sonno profondo.

Realtà o Finzione? Nessuno lo saprà mai, ma, come dicevano i latini In Medio Stat Virtus.

 

Stefano Campidelli