Storie dal Mondo

Venezuela, cosa implica il blocco dei beni degli Usa

L’opposizione venezuelana ha celebrato le sanzioni USA contro il governo del presidente Nicolás Maduro, affermando che tale misura proteggerà il raffinatore statunitense Citgo, di proprietà del Venezuela, dal sequestro dei creditori. La mossa arriva dopo che il capo dell’Assemblea nazionale e il presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidó, ha chiesto agli Stati Uniti di emettere un ordine esecutivo a tutela di Citgo, dopo che gli obbligazionisti stanno spingendo per un sequestro, un modo per ricevere un risarcimento dal Venezuela per i debiti non pagati.

Juan Guaidó ha dichiarato che grazie all’intervento americano, chiunque voglia beneficiare della crisi sarà relegato a comparsa. Ogni persona, azienda, istituzione o nazione che intenda intrattenere rapporti commerciali con il regime sarà soggetto a sanzioni.

L’azione americana oltre ad avere aspetti positivi sotto l’aspetto umanitario, in materia di cibo e medicinali, sostiene anche il settore privato fuori da ogni affare economico con una dittatura che ha sempre attaccato un apparato produttivo antistatale. In questo modo il Citgo Petroleum Corporation e tutti i suoi beni saranno protetti.

Mentre il governo venezuelano considera la misura come una grave aggressione, il ministero degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che tale azione equivale a “terrorismo economico”. Lavrov ritiene che la mossa di Washington per congelare tutti i beni del governo venezuelano negli Stati Uniti è illegale e che Donald Trump, ha imposto il blocco intensificando drasticamente la campagna di pressioni economiche e diplomatiche per togliere il potere al presidente socialista Nicolás Maduro. Il leader venezuelano che definisce Guaidó una marionetta in mano agli Stati Uniti, è certo che lo sbarramento dei beni intende formalizzare il blocco economico, finanziario e commerciale per soffocare la popolazione e forzare un cambio incostituzionale di governo.

Pierluigi Bussi

Pierluigi Bussi è giornalista dal 2003 e inviato in zone di guerra e all'estero. E’ stato, tre gli altri paesi in Afghanistan e Tunisia. Si è laureato in Relazioni Internazionali presso L’Università La Sapienza di Roma con approfondimenti sui conflitti nel Corno d’Africa e Medio Oriente. Da anni segue le sorti politiche e sociali afgane. Tra i vari ruoli ricoperti è stato capo redattore del mensile Europe Today, ha collaborato con i quotidiani Pubblico, Roma News, Il Mezzogiorno d’Italia, con approfondimenti in materia di politica estera. Ha scritto, inoltre, per Storia in Network. Attualmente collabora con La Stampa.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close