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“USTICA”: LA VERITÀ NASCOSTA TRA LE IPOTESI

81 persone morte, 14 i bambini, che dopo 35 anni non hanno ancora trovato pace: sono le vittime di quel DC9. La quarta verità su Ustica nel nuovo film di Renzo Martinelli: «Fu un caccia americano»

Roma – La Casa del Cinema è stata teatro del ricco dibattito tra la stampa nostrana e il regista Renzo Martinelli intorno al dramma che colpì l’Italia il 27 giugno 1980, il disastro aereo che vide l’abbattimento di un DC9 con a bordo 81 civili, argomento intorno a cui ruota il film “Ustica”. A seguito di prove e testimonianze Renzo Martinelli opera un ingente lavoro di ricostruzione di ciò che accadde quella sera di giugno alle ore 20:59, quando il DC9 scomparve dagli schermi radar senza trasmettere alcun segnale di emergenza, inabissandosi vicino all’isola di Ustica…

D: «Tutte le storie che danno corpo al film sono vere?»

R.M.: «Il mio intento è stato quello di trasformare i documenti in invenzioni drammaturgiche. E allora, accanto ai fatti di Ustica e all’ipotesi di collisione in volo che io sostengo come verità innegabile, ho inserito delle storie di finzione utili allo svolgimento del film, come quella di cui è protagonista Caterina Murino, la quale interpreta una madre che fa salire sul DC9 la propria bambina, condannandola a morte. In realtà questo personaggio è realmente esistito, ma si trattava di un padre. Venuto a sapere della tragedia che coinvolse la figlia, il pover’uomo rimase per diverso tempo ad osservare il mare, sperando che un giorno la figlia potesse tornare a casa a nuoto.»

D: «Viene sostenuta l’ipotesi di collisione in volo con un caccia americano, cosa ci può dire riguardo le ipotesi del missile che colpì l’aereo e della bomba a bordo? »

R.M.: «Partiamo dall’ipotesi secondo cui l’aereo venne abbattuto per sbaglio da un missile, in quel caso si sarebbe trattato di missili aria-aria di piccole dimensioni agganciati sotto le ali degli aerei, chiamati missili sidewinder, che possiedono una testata infrarossa che segue il calore. Questi missili arrivano in prossimità dell’aereo, ma non lo colpiscono direttamente, bensì si innesca una reazione per cui migliaia di schegge d’acciaio colpiscono il bersaglio, quindi com’è possibile che il reattore destro e sinistro del DC9, fonti di calore, siano stati ripescati intatti? E come mai sulle lamiere del DC9 non c’è traccia dello sforacchiamento tipico di tali missili? Parliamo ora della tesi della bomba: una bomba estroflette le lamiere, ma non c’è traccia di estroflessione sui resti dell’aereo ripescati, così come non è stata rinvenuta traccia di esplosivo sulla schiena del cadavere di uno dei passeggeri seduti in ultima fila, oltre al fatto che il DC9 è partito con un’ora di ritardo, quindi la bomba già posizionata sarebbe dovuta esplodere molto tempo prima.»

D: «E riguardo la prima ipotesi avanzata, quella di cedimento strutturale?»

R.M.: «Il cedimento strutturale impiega dai 15 ai 20 secondi, dunque il comandante avrebbe avuto il tempo di dare l’allarme ed invece l’ultima cosa che riesce a dire è “Gua…”: il comandante non completa la parola “Guarda!” perché quell’evento sotto i suoi occhi fu istantaneo, della durata di millesimi di secondo, esattamente una collisione in volo, con un caccia americano di cui sono stati ripescati resti assieme a quelli dell’aereo civile italiano.»

D: «Dunque, qual è lo scopo che si è prefissato?»

R.M.: «Non c’è episodio stragistico italiano su cui possiamo dire con certezza cosa sia accaduto. L’obiettivo che mi sono prefissato è stato quello di dare omogeneità ai fatti contenuti all’interno delle 5000 pagine scritte dal giudice Rosario Priore sul caso Ustica, nel tentativo di evocare una verità, diversa da quella ingiustamente propagandata dallo Stato, e comunicarla».

Silvia Ricciardi

>>>> IL VIDEO>>>>

 

https://www.youtube.com/watch?v=oEkvRC7JxhU&feature=youtu.be

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Silvia Ricciardi

Laureata con il massimo dei voti in “Arti e Scienze dello Spettacolo: Cinema” presso La Sapienza di Roma con una tesi su “Partner” di Bernardo Bertolucci, collabora con diverse testate cartacee e online, tra le quali il mensile Marie Claire ed il bimestrale Just Cinema. Desiderando approfondire le sue conoscenze in settore cinematografico, ha seguito corsi incentrati su critica, ma anche su sceneggiatura e scrittura creativa, realizzando diversi cortometraggi. Ha collaborato con un ufficio stampa di cinema e libri e ha lavorato anche come segretaria di edizione per diversi film.

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