“Il nostro vantaggio competitivo si sta erodendo in ogni settore della guerra – aria, terra, acqua, spazio e cyberspazio”. Queste le parole vagamente allarmiste pronunciate dal segretario della Difesa USA James Norman Mattis in un intervento avvenuto il 19 gennaio presso la John Hopkins University (School of Advanced International Studies). Parlando a coloro i quali hanno molte chanche di arrivare a ricoprire importanti posizioni in ambito diplomatico, il capo del Pentagono ha fatto notare come un decisivo rinnovo delle capacità militari statunitensi sembrerebbe non essere più un’opzione, bensì, una necessità.

Puntando il dito verso un costante calo di risorse militari registratosi negli ultimi 10 anni, Mattis, oltre a sottolineare l’importanza di rafforzare le alleanze e aumentare il coordinamento con il Dipartimento di Stato, ha quindi voluto soffermarsi sulla necessità di incoraggiare il Congresso ad elargire maggiori fondi da dedicare al settore militare. Rinnovo delle infrastrutture nucleari e del sistema C2 (command & control); investimenti nel settore aero-spaziale; maggiore integrazione della difesa a livello cybernetico all’interno del settore militare; sviluppo di un sistema informativo capace di supportare le operazioni militari, i processi di pianificazione e le capacità di intelligence: questi i punti fondamentali presi inconsiderazione da Mattis.

RICERCA FONDI O REALE PREOCCUPAZIONE?

“La cosa più importante è far sì che tutto ciò che noi diciamo e facciamo, rinforzi le nostre capacità diplomatiche. Questo è quello che fate in politica estera. E noi siamo uno strumento della politica estera”. Parole che, facendo l’occhiolino a Clausewitz, si direbbero usate da Mattis come un espediente per suscitare un certo pathos negli ascoltatori. Cosa abbastanza ovvia soprattutto se si pensa allo scopo principale di un simile discorso: ottenere maggiori fondi da parte del Congresso. Una domanda però sorge spontanea: l’importanza data al settore militare nasce da una (abbastanza) tipica tendenza delle alte sfere militare a richiedere maggiori fondi o, invece, da una concreta preoccupazione di carattere militare?

CORSA AGLI ARMAMENTI?

La situazione cha a livello internazionale va delineandosi già da un po’, in effetti, non dà completamente torto al capo del Pentagono. Da un lato, ha certamente rilevanza la ricerca russa nel settore missilistico. In tal senso è certamente interessante guardare all’Underwater drone, ovvero, l’Ocean Multipurpose System Status-6: vettore sottomarino chiamato dalla CIA con il nome in codice Kanyon, tecnicamente non intercettabile e capace di trasportare una bomba termonucleare al cobalto da 100 megatoni. Dall’altro, la preoccupazione derivante dalla crescente potenza economica cinese, così come la cooperazione tra Russia e Cina in ambito nucleare (nel dicembre del 2017 è stato ultimato il terzo reattore nucleare della centrale di Taiwan – parte di un progetto russo-cinese iniziato nel 2016) di certo possono rappresentare un motivo in più per mettere in guardia gli USA. Con riguardo a ciò, se si considera che nel National Defense Strategy (Nds) redatto dal Pentagono e approvato dalla Casa Bianca, Cina e Russia vengono considerate come la maggior minaccia agli USA, ben si può intendere come un’escalation della corsa agli armamenti sia estremamente probabile.

QUINDI?

Nonostante nessuno sia in grado di leggere il futuro, le accuse di violazione del trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty del 1987) che USA e Federazione Russa si stanno lanciando stanno di certo contribuendo a far pendere la bilancia verso una futura corsa agli armamenti. Ciononostante, viste e considerate le difficoltà che ultimamente si registrano nella vita politica interna degli Stati Uniti, risulta difficile credere in una rilevante impennata della spesa militare statunitense, per quanto esista la possibilità che ciò avvenga concretamente. Allo stesso modo, considerando la ben nota MAD (Mutual Assure Destruction), appare ancora più inverosimile l’idea che si possa assistere ad un importante drenaggio di risorse verso il settore militare. Non potendo però prevedere ciò che effettivamente succederà ma potendo solo essere consapevoli di alcune possibilità future, per i più curiosi potrebbe risultare interessante sapere quantomeno a quanti minuti dalla mezzanotte verrà spostato l’orologio dell’Apocalisse (il Doomsday Clock) da parte degli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists. Cosa che avverrà oggi pomeriggio alle 16:00 (orario italiano) e che, nonostante non faccia riferimento solo ed esclusivamente alla minaccia nucleare, potrà offrirci un’idea del livello di pericolo raggiunto, anche relativamente a tale minaccia.