Circa 60 sono i missili Tomahawk statunitensi che hanno colpito la base militare di Al Shayrat in Siria; base dalla quale sarebbero partiti gli attacchi con armi chimiche indirizzati contro i ribelli del regime di Assad. Se da un lato si assiste ad una Russia e ad un Iran che non accettano minimamente l’operato USA, dall’altro sono molti coloro che appoggiano la reazione che il presidente Trump ha posto in essere come ritorsione verso l’uso spregiudicato di mezzi assolutamente contrari ai principi che guidano l’odierno Ius in bello.

SUPPORTO INTERNAZIONALE

Israele supporta pienamente la decisione del presidente Trump…Sia a parole che nei fatti, il presidente Trump ha mandato oggi un messaggio chiaro e forte che l’uso e la diffusione di armi chimiche non saranno tollerati…Israele supporta a pieno la decisione del presidente Trump e spera che questo messaggio di determinazione nei confronti delle terrificanti azioni del regime di Assad risuoni non solo a Damasco ma anche a Teheran, Pyongyang e ovunque“. Queste le parole che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha usato nel descrivere l’attacco USA. Appoggio simile viene anche dalla Francia, dove il ministro degli Esteri francese, Jean Marc Ayrault, ha voluto sottolineare come il sostegno della Russia e dell’Iran al regime di Assad sia ormai privo di senso. Stessa cosa dicasi per il Regno Unito, nel quale una risoluta Theresa May ha voluto descrivere come “adeguata” la risposta statunitense al barbaro attacco chimico.

Assad, dal canto suo, sostiene che l’attacco sia in realtà un complotto ordito da USA, Francia e Regno Unito; ipotesi quantomeno irrealistica vista e considerata la non brillante reputazione che gli USA si sono fatti in Medio Oriente (reputazione che non gli conviene continuare a rovinare). Ovviamente se un’accusa del genere fosse supportata da prove concrete, gli USA (ma anche Francia e Gran Bretagna) ne avrebbero un danno pressocché irreparabile.

LA POSSIBILE ESCALATION

La situazione insomma si fa incandescente e, certamente, di difficile lettura. Se da un lato l’atteggiamento della Turchia (che appoggia l’attacco USA) appare, tutto sommato, comprensibile viste e considerate le ultime novità nei rapporti tra Turchia e Siria, e, nonostante Assad appaia appoggiato da ben pochi Stati (tra i quali compare l’Iran), non si può non temere un’ulteriore escalation nei prossimi giorni. Il sostegno alla Siria di Assad da parte della Russa di Putin, ha difatti una certa rilevanza da un punto di vista strategico. Basti pensare alla base navale di Tartus e alla base aerea di Humaymin controllate dai russi  (per non parlare della vociferata esistenza della grande stazione di ascolto “SIGINT” di Lataqia). Insomma, interessi innanzitutto militari (anche se, ovviamente, non solo) che, di certo, non passano mai in secondo piano quando si parla di Russia e, soprattutto, quando si parla della possibilità di questa di avere a disposizione un importante sbocco nel Mediterraneo. Già solo questo può far intendere quanto sia difficile che la Russia rinunci ad appoggiare Assad e, quindi, quanto un aumento dell’uso della forza da parte USA non potrà che comportare un aumento della forza da parte di Putin.

La possibilità di un accordo tra le due potenze non è però impossibile. In tal senso Assad può solo sperare che USA e Russia non riescano a trovare una soluzione sulla Siria che vada bene ad entrambi, perché, in tal caso, considerata la gravità degli ultimi accadimenti, la sua estromissione dal potere sarà molto probabile.

Federico Molfese