Storie dal Mondo

UNA SPY STORY DIRETTAMENTE DAL MESSICO

Quando si dice che un messaggio può cambiarti la vita, in peggio, sicuramente ci si riferisce al Messico. Come un film di spionaggio, ambientato durante la guerra fredda, il Governo messicano sembra disporre di una “particolare “ app

Città del Messico – nuova frontiera dello spionaggio passa da Tel Aviv e arriva direttamente in Messico. No, non è il trailer di qualche nuovo film sul Kgb. È il risultato di un’inchiesta realizzata dal NY Times che per oggetto la forte repressione che il Governo messicano avrebbe promosso nei confronti dei giornalisti.

Come funziona? Semplice, sul cellulare arriva un sms con scritto che una nostro familiare sta per essere arrestato. Per ottenere maggiori informazioni viene chiesto di cliccare sul link contenuto nel messaggio di testo. Da quel momento in poi, tutte le informazioni del soggetto vengo “rubate” e in, automatico, anche il microfono e fotocamera del telefono iniziano a registrare a nostra insaputo.

È successo ad Emilio, il figlio di Carmen Aristegui nota giornalista messicana. L’app si chiama spyware Pegasus ed è salita alla ribalta della cronaca europea in seguito alla segnalazione di una ONG inglese, Articolo 19. Secondo un rapporto della quale, sembrerebbe che sia in atto una delle più estese attivati di spionaggio governativo su larga scala.

A fornire il servizio sarebbe, condizionale quanto mai d’obbligo in spy story come questa, dall’azienda israeliana NSO Group ed avrebbe lo scopo di monitorare i comportamenti di narcotrafficanti e terroristi. La cosa, però, sembra evidentemente sfuggita di mano. Solo nel 2015/2016, infatti, sono stati inviati 88 sms per arrivare a 12 target precisi. Tutti giornalisti impegnati nel documentare il coinvolgimento del Governo con i cartelli messicani e vari difensori dei diritti umani.

Una storia “losca” che dimostra ancora una volta la fragilità della democrazia messicana. Schiacciata dal enorme potere dei narcotrafficanti e della dilagante corruzione. Un sistema perverso che non risparmia nessuno, come ha dimostrato il caso dei 12 studenti scoparsi nel vuoto tempo fa. Gli attacchi e le uccisioni di giornalisti, sono il segnale più evidente che in Messico la libertà d’espressione è messa in serio pericolo. Tutto ciò, nonostante le dichiarazione del Presidente Nieto.

 

Mattia Bagnato

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Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

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