FINO AL 22 OTTOBRE LA MOSTRA FOTOGRAFICA CHE RACCONTA UNO DEI SIMBOLI DEL CINEMA NON SOLO ITALIANO. IN RASSEGNA IMMAGINI DI UN PERCORSO ARTISTICO UNICO ED IRRIPETIBILE

 

Roma – La disperata corsa nell’impossibile tentativo di raggiungere la camionetta nazista, il braccio destro alzato come a fermare il mezzo, la voce che scandisce “Francesco”, il nome del marito portato via. Il rovinare a terra sotto i colpi delle SS, il ginocchio a ferirsi sui ciotoli romani. La morte.

Chi non ricorda questa splendida scena di “Roma città aperta” di Rossellini, simbolo del neorealismo? E chi non ricorda la protagonista, Anna Magnani? Alla grande e mai ricordata abbastanza attrice è dedicata una mostra fotografica allestita nella sala Zanardelli del Vittoriano fino al 22 ottobre.  

Curata da Mario Sesti, regista, giornalista e critico cinematografico, la rassegna prende in considerazione la vita e la carriera della Magnani, percorsi paralleli indivisibili. Dagli inizi fino all’ultima apparizione, un cameo nel film “Roma” di Federico Fellini. Il tutto raccontato con immagini messe a disposizione anche dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e dell’Istituto Luce Cinecittà.

A completare la mostra, le proiezioni in due sale dove scorrono le immagini che l’hanno resa celebre a cinema e alcuni filmati inediti di occasioni private. Su tutte, quelle nella sua casa di Palazzo Altieri, tra i suoi adorati cani e soprattutto con il suo adorato figlio Luca (nato da una relazione con Massimo Serato).

È un viaggio all’ interno dell’ immaginario e della memoria di un’icona – afferma Sesti – il cui corpo e la cui rappresentazione irradiano ancora oggi un senso inconfondibile di questa personalità così nota e popolare. La mostra scopre anche uno scorcio forse inedito, su una Magnani privata, domestica, libera tra le pareti e gli angoli della propria casa”. 

E lei, Nannarella, la sua libertà di essere meravigliosamente scapigliata, mai in ordine con quei capelli corvini è stata e resta una icona immortale della cultura italiana, da quella cinematografica a quella televisiva a quella sociale.

Non a caso, Oscar e “Mamma Roma” a parte (particolarmente affettuoso il suo legame con Pasolini) tra le ultime rappresentazioni (La lupa a teatro) e i quattro film televisivi di Alfredo Giannetti (da rivedere!) Anna Magnani ha saputo attraversare stili e mode restando sempre se stessa.

Il cinema? Non mi offrono parti che mi interessano”. Certo niente a che vedere con “Bellissima” di Visconti o “La rosa tatuata” che le ha permesso di prendere la statuetta hollyhoodiana.

In Roma, raccontando le contraddizioni di una città unica, Fellini non a caso le lascia l’ultimo fotogramma a rappresentare la Città Eterna. E lei con la semplicità e profondità di sempre risponde “A Federì, ma va a dormì”.

E per favore, non cerchiamo una nuova Anna Magnani. È impossibile.