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UNA RAGAZZA DANESE

LA STORIA DI LILI ELBE, PRIMA DONNA TRANSGENDER CHE LA STORIA RICORDI, DIVENTA MATERIA PER EDDIE REDMAYNE, CHE INCARNA LA VOLONTÀ  DI ESPRIMERE LA PROPRIA IDENTITÀ  DI GENERE, OLTRE IL CORPO ED IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI…

È il 1926 e a Copenaghen Einar e Gerda Wegener trascorrono le giornate immersi in una passione in comune, la pittura. Lui si dedica alla rappresentazione di paesaggi, lei preferisce i ritratti, ritratti di gente comune tesi ad immortalarne l’anima, racchiusa in un involucro che non sempre le appartiene. E quando avviene la presa di coscienza della mancata aderenza tra anima ed involucro, il cambiamento è inevitabile. Questa è la sorte che il destino riservò al protagonista del film The Danish Girl, nato Einar Wegener, ma destinato a divenire Lili Elbe.

Transgender. Il termine “transgender” è un aggettivo che si può accostare ad una persona la cui identità di genere, ossia la consapevolezza interiore di sé come uomo o donna, non corrisponde al sesso, maschile o femminile, attribuito alla nascita. Di origini danesi, Einar Wegener racchiudeva dietro le mentite spoglie di uomo, un lato più vulnerabile, una sensibilità che via via si riconobbe in quella femminile, in quella della neonata Lili Elbe, una donna transgender, una persona che provò ad andare al di là del genere assegnatole alla nascita per esprimere liberamente la propria istintiva identità di genere. Mentre Einar Wegener si trovava al fianco di Gerda Gottlieb, divenuta sua moglie, conosciuta mentre entrambi frequentavano la scuola d’arte di Copenaghen, Lili Ilse Elvenes cominciò ad affacciarsi alla vita e, quando la coppia di sposi si stabilì a Parigi nel 1912, Lili prese il sopravvento su quello che per un’esistenza intera era stato il corpo appartenente ad Einar. Come sapientemente mostrato nella delicata ricostruzione eseguita dal regista Tom Hooper, Einar scopre gradualmente la sua vera natura e la comunica allo spettatore, grazie ad una magnetica interpretazione proposta dal Premio Oscar Eddie Redmayne. L’attore offre il suo corpo per incarnare il desiderio di Lili e di tutte le donne transgender di esprimere semplicemente se stesse, oltre le barriere imposte da ciò che la società definisce come “normale”. Lili Elbe, infatti, fu la prima donna di cui si ha storicamente notizia ad essersi mostrata apertamente come transessuale e ad aver tentato di riappropriarsi di quel corpo che le era stato sottratto alla nascita per volere del destino, il corpo di una donna, tramite la riassegnazione chirurgica del sesso a cui sentì di appartenere.

Transizione. Quella che traspariva già nei ritratti di Lili ad opera di Gerda, ossia una femminilità innata che, dopo essere rimasta a lungo assopita, riuscì a sbocciare a nuova vita, si apprestava a divenire realtà concreta: nel 1930 Lili si recò in Germania per sancire il suo essere donna, per sottoporsi ad un pericoloso intervento chirurgico, all’epoca ancora in fase di sperimentazione, l’intervento di riassegnazione sessuale. Nell’arco di due anni il suo corpo subì cinque operazioni. Nella sala operatoria ricreata nel film e rispecchiante quella effettiva in cui il Dottor Warnekros operò, avvenne dapprima la rimozione dei testicoli, poi la rimozione del pene e il trapianto delle ovaie, poi ancora due interventi resi necessari da gravi complicazioni, infine il trapianto dell’utero, consegnando ad un involucro a cui finalmente l’anima di Lili sentiva di appartenere la speranza di divenire madre. Ma Lili non poté mai tentare di avere figli. Morì nel 1931, a distanza di tre mesi dalla quinta ed ultima operazione, probabilmente a causa di un rigetto successivo all’impianto dell’utero.

Ma la ferma decisione di Lili non di cambiare se stessa, ma di ricongiungersi con il suo vero essere usufruendo delle possibilità offerte dalla medicina, non viene ricordata come sacrificio vano, bensì come piccolo grande passo verso l’accettazione del proprio essere e la decisione di comunicarlo agli altri, giudici sentenziosi. “Io sono una persona cisgender (persona non-transessuale la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita, dal prefisso latino “cis-” ossia “dalla stessa parte”), una persona non-transessuale. La prima volta che ho camminato sul set nei panni di Lili – racconta Eddie Redmayne – mi sono sentito osservato e giudicato. Ero in un ambiente sicuro, ma mi sono reso conto di come si debbano sentire le persone transessuali”, di quanto gli sguardi inquisitori della società gravino sui loro corpi, come se il non sentirsi parte del proprio involucro non fosse già una punizione sufficiente. Ed è allora che tutti coloro che desiderano dare libero sfogo alla propria identità di genere trovano conforto e provano solidarietà nei confronti di Lili Elbe, vivendo nel ricordo del suo tentativo di divenire libera, dal corpo e dal giudizio degli altri.

Silvia Ricciardi

Laureata con il massimo dei voti in “Arti e Scienze dello Spettacolo: Cinema” presso La Sapienza di Roma con una tesi su “Partner” di Bernardo Bertolucci, collabora con diverse testate cartacee e online, tra le quali il mensile Marie Claire ed il bimestrale Just Cinema. Desiderando approfondire le sue conoscenze in settore cinematografico, ha seguito corsi incentrati su critica, ma anche su sceneggiatura e scrittura creativa, realizzando diversi cortometraggi. Ha collaborato con un ufficio stampa di cinema e libri e ha lavorato anche come segretaria di edizione per diversi film.

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