Dossier

UNA FINESTRA SUL NEPAL

Dopo una vita avventurosa e trovando nel Nepal la sua Itaca, Edoardo Nicolotti (ex osservatore internazionale delle Nazioni Unite) ci racconta di questo lontano Paese, della situazione che sta vivendo e di quelle che, in quanto occidentale e italiano, sono state le sue personali percezioni

Katmandu- Come sta il Nepal dopo il terremoto? Com’è questa interessante e particolare realtà vista da vicino? Che aria si respira dopo l’approvazione della nuova Costituzione ed il passaggio da Monarchia a Repubblica? Queste sono solo alcune delle domande che abbiamo posto ad Edoardo Nicolotti, italiano che dal 2005 vive e lavora in Nepal. Protagonista di un’avventura iniziata come turista nel 2004 viaggiando dal Nepal al VietNam in solitaria, Edoardo ha continuato la sua esperienza attraverso molteplici lavori. Lavorando con la FAO, le Nazioni Unite, il Carter Center e con altre ONG in Nepal (prevalentemente in qualità di osservatore internazionale e maturando esperienze anche a Timor est, Bangladesh e Congo RDC) non solo ha avuto la possibilità di vivere forti esperienze, ma ha anche potuto conoscere da vicino molte culture, Paesi e popoli troppo spesso considerati, per così dire, “periferici”, esotici o semplicemente eccessivamente “lontani da noi” per poter essere reputati interessanti.

Sono ormai molti anni che Edoardo, con sua moglie e sua figlia, vive in Nepal lavorando come consulente per una compagnia svizzera. In questo lungo periodo ha potuto assistere a momenti importanti di questo Paese, conoscere da vicino la forza di un popolo che ha saputo superare grandi difficoltà, assaporare le bellezze di antiche culture e, così, comprenderne le contraddizioni. Attraverso quest’intervista, pur nella consapevolezza che niente possa sostituire l’esperienza sul campo, Edoardo ci ha gentilmente raccontato qualcosa sul Nepal, aprendo una finestra importante che aiuta a capire molto su qualcuno e qualcosa che, in effetti, si conosce poco.

Sei un Italiano che vive in Nepal ormai da molti anni, come è stato il tuo primo approccio con questa terra così lontana dall’Italia? Quali le difficoltà maggiori nel rapportarti alla cultura nepalese? E come descriveresti il Nepal e la sua popolazione a chi, come me, non ha mai avuto il piacere di andarci?

Inizialmente andai in Nepal come turista da solo nel 2004. Molti italiani non hanno la cultura di viaggiare da soli, anche se adesso le cose stanno cambiando forse. Di solito gli Italiani si muovono in gruppo e vanno in zone molto battute e popolari come la Thailandia, l’India e Bali in Indonesia.  Io sono attratto da Paesi meno “battuti”, come il Nepal, la Cina e il Tibet. Sicuramente quello che colpisce quando si arriva in Nepal è la sensazione di vivere in un paese de-strutturato o dove mancano regole, il che all’inizio ti dà una sensazione di libertà; sensazione che però a lungo andare può dare anche una sensazione di mal di testa e disorientamento. Il traffico è impazzito, la viabilità non ha un senso logico, le vie stradali con i nomi non esistono, per non perdersi ci si orienta a istinto, a memoria. Il google map ti serve fino ad un certo punto, ti devi muovere chiedendo informazioni ai negozianti, alla gente per strada, un po’ come si fa durante una caccia al tesoro. Ad esempio se devi ricevere un pacco per posta devi avere una casella di posta privata in un ufficio courier, o mandarlo al ufficio governativo di posta centrale se no è difficile che ti arrivi.

Le persone. Sicuramente la cosa che colpisce di più del Paese sono le persone e la loro diversità. Il Nepal è uno stato unitario forse da 100 anni, adesso non ricordo bene di preciso. La cultura Nepalese è quella che è stata imposta dalle varie monarchie nel corso del tempo: I Malla, I Rana e per ultima la dinastia degli Shah.

In verità però il Paese è pieno di sub-culture, gruppi etnici e indigeni che hanno una storia propria, una religione propria etc. Per esempio il gruppo Khas quello rappresentato nelle varie dinastie monarchiche è sempre stato di religione Hinduista, ma le indigenous people del Nepal sono sempre stati Buddisti o Animisti. Anche il sistema legislativo Nepalese si è sviluppato su una linea di cultura dominante hinduista, anche se oggi dopo le ultime elezioni e l’ultima costituzione si spaccia per stato secolare. Questi fattori di natura sociale e antropologica rendono il paese molto interessante, almeno per me.

 I Nepalesi sono molto curiosi, molto disponibili,socievoli, non aggressivi con i turisti stranieri.  Questo fa si che non ti senti mai in pericolo, la società è fuori nelle strade, la gente non è chiusa in casa, la società si prende cura degli altri ed in alcuni casi, in un certo modo, veglia anche sulla tua sicurezza. I bambini girano liberi per il vicinato senza paure perché la gente del borgo è presente fisicamente e si conoscono un po’ tutti, non c’è individualismo, diciamo che è come se ci fosse una società contadina per sistema di valori che però da 15-20 anni vive una realtà urbana.

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La gente si lava la testa e i denti al bordo delle strade, all’aperto, un po’ perché alcuni non hanno l’acqua in casa, un po’ perché sono anche abituati così e non gli importa se qualcuno li vede o altro. Mentre la nostra società a volte sembra chiusa, chiusa nel bagno, in casa, in ufficio, qui invece sembra tutto all’aria aperta.

Poi ti colpisce la bellezza dei visi delle donne. Un misto tra continente Indiano e Asia. Per esempio le donne Newar un gruppo indigeno della valle di Kathmandu hanno tratti molto particolari e occhi bellissimi. O andando nel sud del paese ti colpisce l’originalità dei visi delle donne Tharu, altro gruppo indigeno. Inoltre qui le donne, a differenza dell’Europa, hanno i capelli molto lunghi e gli dedicano una gran cura, questo personalmente lo trovo molto affascinante e femminile inoltre sono di una spontaneità disarmante. O almeno, questo è quello che ha colpito me in quanto uomo. Nella nostra società, avere i capelli lunghi per le donne è un impegno che richiede tempo. A volte le donne in Europa sembrano non avere tempo per i capelli lunghi. Non c’è il tempo a disposizione in generale figuriamoci per prendersi cura di chiome fastidiose da asciugare.

Il fascino dell’Himalaya. Quando arrivai la prima volta in Nepal da turista cercavo naturalmente un’esperienza ai piedi dell’Himalaya. Già all’arrivo a Kathmandu dall’aereo mi colpì la grandezza delle montagne, le Alpi lasciate sopra Malpensa sembravano delle “roccette” a confronto.

Quando inizi una gita per raggiungere l’Himalaya, passi dal verde della giungla sub-tropicale al bianco dell’Annapurna e al blu del cielo, il contrasto di colori in linea d’aria è fantastico. Il mio primo trekking è stato l’Annapurna base camp e mi colpì questo impatto visivo come prima esperienza. Poi per lavoro ho vissuto e visitato praticamente quasi tutti i distretti della regione est del paese dove da scenario si potevano vedere diversi ottomila (metri s.l.m., ndr), come il Makalu e il Kangchenjunga che ricorda a me un po’ il Monte Rosa come io lo vedo da casa mia in Italia.  Sempre nel 2004 andai da Kathmandu fino a Lhasa in Tibet con un pulman lungo strade molto scassate. Oggi per andarci le strade sono molto meglio. Ricercavo il sentirsi sul lato del plateau tibetano, dove la geografia cambia. Per vedere l’altopiano tibetano rimanendo in Nepal bisogna andare in luoghi come l’Alto Mustang nella regione dell’Annapurna e Dolpo  a ovest del paese.

(Segue)

Federico Molfese

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Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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