Dossier

Una domenica romana

Virginia Raggi è il nuovo sindaco di Roma. I romani sono quelli di sempre. Con le loro contraddizioni: pigri e allo stesso tempo rivoluzionari. E la città ha vissuto così la sua domenica di elezioni

Roma- Questa è la storia di due mail per chiedere un pass stampa ed entrare nel comitato elettorale di Giachetti che non hanno mai ricevuto una risposta. Questa è la storia di una domenica pigra a Ostia in cui la pioggia preventivata non è arrivata e quindi c’era spazio per parcheggiare e passeggiare con calma e osservare i balconi di Piazza Gasparri con le bandiere italiane. Molte al contrario, errore tipico che vedo fare durante mondiali o europei fin da quando ero ragazzino.

Questa è la storia delle persone che da quei balconi si affacciano e che probabilmente non hanno votato. Che pensano che Ostia sia slegata da tutto il resto. Che Ostia non sia Roma e quella Piazza  sia un luogo dimenticato.

Questa è la storia di Giachetti che ha fatto il discorso di sconfitta alle 23,43. Quarantadue minuti dopo la chiusura delle urne. Non ricordo (neanche in un ballottaggio) un’ammissione di sconfitta così rapida. Quasi a voler chiudere tutto andare a casa a dormire e ciao.

Questa è la storia di una domanda: ma Giachetti ora farà opposizione o tornerà in parlamento a fare il Vice Presidente della Camera?

Questa è una storia in cui l’analisi politica più precisa l’ha fatta Diego Zoro Bianchi irrompendo casualmente da Mentana: il PD il sindaco a Roma ce l’aveva, il PD però vedeva una scollatura tra PD e la città, ora il PD è davvero scollato dalla Capitale.

Questa è la storia di Virginia Raggi che non dice nulla, quasi alle due del mattino, ma dice di aver vinto.
Questa è la storia di una città che per troppo tempo non ha avuto un guida. Questa è la storia di Renzi che commenta con un comunicato severo, ma impersonale e di Grillo che si affaccia come il Papa.

Questa è la storia di una città che questa mattina si è svegliata esattamente come era ieri, pigra, con previsioni di pioggia e con bandiere al contrario messe lì per fede calcistica e senza altra speranza.

Federico Vergari

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Federico Vergari

Nato a Roma il 3 giugno del 1981. Giornalista pubblicista dal 2011, collabora con diverse testate scrivendo prevalentemente di sport, cultura, fumetti e costume. Nel 2008 pubblica, per la casa editrice Tunué, Politicomics un saggio sul rapporto tra comunicazione politica e fumetti.

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