Gustatio

UN VINO CHE NON HA EGUALI

Sapori e caratteristiche del Sagrantino di Montefalco. Il vino che ha dentro la storia di una regione.

Perugia- Il Sagrantino è un vitigno autoctono a bacca rossa dell’Umbria centrale. Coltivato e cullato esclusivamente nella zona del comune di Montefalco, non ha eguali in tutto il panorama enologico italiano e mondiale. L’origine di questo vitigno è incerta, molti la fanno risalire agli antichi monaci francescani, che venuti da tutto il mondo, per obbedire alla regola di S. Francesco, hanno portato i semi, trovando nella zona di Montefalco il clima ideale per la crescita e la vinificazione dell’uva. Il legame tra vitigno e territorio è molto forte, ci sono documenti risalenti al XIV secolo, conservati nel municipio del comune di Montefalco, che vietavano il furto ed il taglio indiscriminato della vite, pena la morte.

Il successo del Sagrantino di Montefalco è stato sempre circoscritto nella regione di provenienza, fino all’Esposizione Universale del Vino avvenuta a Perugia nel 1899. Da quel momento molti operatori internazionali si accorsero di questo splendido vino e cominciarono ad apprezzarlo ed a portarlo nei loro rispettivi paesi. Quando il Sagrantino venne portato sulla tavola del presidente degli Stati Uniti Theodore Rooselvelt, egli rimase entusiasta di quel sapore che lo pretese in tutte le cene ufficiali della Presidenza Americana. Verso la fine del 1970, si sviluppò un’altra variante del Sagrantino, la versione “Secca”. A tutt’oggi esistono due versioni Sagrantino di Montefalco:

– Sagrantino di Montefalco Passito

– Sagrantino di Montefalco Secco

Il Sagrantino Montefalco della Cantina Scacciadiavoli
Il Sagrantino Montefalco della Cantina Scacciadiavoli
Il Sagrantino Montefalco della Cantina Scacciadiavoli
Il Sagrantino Montefalco della Cantina Scacciadiavoli

 

Entrambe prevedono lo stesso protocollo di produzione, ma si differenziano per la diversa vinificazione. Il protocollo di produzione prevede l’invecchiamento di almeno trentatre mesi a partire dal 1 dicembre dell’anno di produzione, e per la tipologia “secco” altri 12 mesi in botti di rovere di qualsiasi dimensione. Noi assaporeremo la versione “secca”, la più recente in fatto di certificazione DOP. Il vino si presenta in una classica bottiglia bordolese. Io consiglio, vivamente di ossigenarlo almeno 1 ora prima della degustazione, ma su questo punto entro in contrasto con alcuni colleghi che preferiscono berlo immediatamente. Il bicchiere in cui versarlo è quello per i vini rossi maturi.

Nel versarlo, il colore si presenta rosso rubino con sfumature violacee tendenti al granato, l’odore sa di mora. Al palato, offre il suo vero spettacolo, sapore asciutto, persistente, armonico, il suo tannino è seducente. I piatti con cui abbinare questo vino sono quelli a base di carne rossa dal manzo al suino, ma io lo proverei con una crostata di mele cotogne e noci.

 

Stefano Campidelli

Stefano Campidelli

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione, sviluppa il suo interesse per il mondo dell'editoria on-line. Divora riviste, giornali e tutto ciò che è attualità, inchiesta e approfondimento. Ama il collezionismo e i libri di genere storico o fantasy, come viaggiare su due binari paralleli. E' appassionato e cultore di vini e della buona gastronomia. Oltre che delle vere tradizioni popolari. Romane, soprattutto.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also
Close
Back to top button