Cronache di Roma

UN PAESE SENZA MEMORIA

La mamma di un parà caduto in Afghanistan ha consegnato al Quirinale una raccolta firme per chiedere il giusto riconoscimento per la morte del proprio figlio. David, un figlio di questa Roma ma non di questo Stato

Roma- Oltre mille firme raccolte per chiedere che al sacrificio corrisponda il giusto riconoscimento. «Delle medaglie non ci faccio nulla», continua a ripetere da sempre Annarita Lo Mastro. Per tutti, ormai, è Mamma Annarita, madre di David Tobini il caporal maggiore dell’Esercito caduto in Afghanistan nel luglio del 2011. Soltanto il giorno prima, David aveva compiuto i suoi 28 anni. «Ecco il regalo», ha più volte detto Annarita con una forza d’animo che solo una donna coraggiosa come lei sa di avere. Forte e a testa alta che porta quel dolore con dignità. La stessa dignità che ora chiede al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Questa storia è una storia italiana. Una di quelle fatte di contraddizioni e ipocrisie.

«Basterebbe semplicemente chiamare le cose con il proprio nome – racconta Annarita Lo Mastro- noi ci troviamo con 54 ragazzi che dall’Afghanistan non sono più tornati. Andati per una “missione di pace” e ora però considerati caduti di guerra. Ogni vocabolo ha il suo significato ben preciso. Allora chiamiamole “missioni internazionali”, non nascondiamoci dietro giochi di parole e prese in giro».

Così accade anche per quest’ultima vicenda che la vede protagonista. Il Caporal Maggiore Scelto dell’Esercito Italiano, David Tobini caduto il 25 luglio 2011 durante un’operazione a Bala Morghab è stato insignito della medaglia d’argento al valor militare, con la  motivazione:

«Paracadutista impiegato in un’attività operativa, riceveva il compito di coprire il fianco del dispositivo amico da posizione a lui assegnata. Investito da intenso fuoco ostile, reagiva con l’ arma in dotazione esponendosi più volte, incurante della sua incolumità, al fine di garantire la sicurezza dei propri commilitoni. Durante l’ennesimo tentativo di debellare la proditoria azione avversaria veniva mortalmente colpito. Fulgido esempio di graduato paracadutista che immolava la propria vita ai più alti principi militari».

Khame Mullawi – Valle del Morghab (Afghanistan), 25 luglio 2011.

Lo stesso giorno venivano insigniti con stessa onorificenza altri due commilitoni di David, un Maresciallo Capo e un Caporal Maggiore Scelto, che hanno prestato i primi soccorsi a Tobini.

«Da tempo  – continua mamma Annarita – aspetto fiduciosa come Italiana e soprattutto come Madre del Caporal Maggiore Scelto che il Ministero della Difesa faccia distinzione, pur rispettando il giusto Onore e Merito, tra coloro che con altrettanto grande eroismo e coraggio hanno prestato soccorso a chi era inabilitato, ma che a differenza di mio figlio, fortunatamente è vivo e vicino a chi lo ama, e chi ad oggi, invece, non c’è più. Bisogna colmare quel gap di differenze che un Paese civile dovrebbe riconoscere in termini di diritti e doveri. A tutti. Ricordo che, come recita la  motivazione, l’azione di mio figlio ha reso possibile la salvaguardia dell’incolumità del resto del dispositivo, consapevole del fatto che egli, quando l’arma si inceppò, si espose al fuoco non curante del pericolo, considerata la quasi totale inesistenza di riparo del suo ciglio di fuoco, in modo da rendere nuovamente funzionante la stessa e continuare, senza sosta alcuna, la copertura del dispositivo, cadendo poi sotto il fuoco nemico».

Ci sono anche articoli di legge che contemplano l’ipotesi. «Per questo ho chiesto di insignire mio figlio della medaglia d’oro al valor militare alla Memoria perché al sacrificio corrisponda il giusto riconoscimento. Non è certo paragonabile l’eroico e estremo sacrificio del singolo che ha lasciato la propria giovane vita in quella polverosa terra, con chi, seppur mosso da molto coraggio, ha ancora la possibilità, grazie soprattutto a mio figlio, di camminare tra di noi».

La raccolta firme è stata consegnata al Quirinale. In tanti hanno deciso di metterci la faccia. E anche per questo la petizione è stata consegnata in copia cartacea al Capo dello Stato. «Abbiamo scelto la strada più lunga rispetto a quelle che girano sul web, ma anche quella che testimonia il pugno originale di ogni forma. Volevamo l’autenticità e non l’anonimato della tecnologia. E questo ha reso tutto più complicato ma anche tutto più umano».

In un video condiviso su facebook, Annarita ha ringraziato tutte le persone che hanno sottoscritto la petizione: «Comunque vada – ha detto- abbiamo già vinto. Grazie dell’affetto che mi circonda». Il basco amaranto è mostrato con orgoglio e fierezza. David è sempre con lei. E anche noi.

Emanuele Cheloni

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Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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