All’Hotel Litus di Ostia, fino al 27 Gennaio, un allestimento itinerante ha messo in mostra i più curiosi ed eccezionali cimeli del calcio. Dai primi prototipi di guanti e palloni all’ultima divisa indossata da Davide Astori prima della prematura scomparsa, passando per le maglie e i trofei che fecero la storia. Per chi si fosse perso la mostra, ecco un paio di scatti.

Il mondo del pallone fa parte da decenni della cultura italiana. Per definire la sacralità del calcio, basta ricordare una celebre scena di Fantozzi, in cui il ragioniere pretende di guardare la partita della Nazionale in religioso silenzio, imponendo il mantra della “Frittatona di cipolle, familiare di birra gelata, tifo indiavolato e rutto libero. Momenti come l’urlo di Marco Tardelli, il rigore di Fabio Grosso e l’addio al calcio giocato di Totti, Maldini o Zanetti sono ricordi che rimangono indelebili nella memoria collettiva degli amanti del calcio. Per ventidue giorni, in una mostra allestita dall’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport), a Ostia i tifosi più sfegatati hanno avuto l’occasione di poter vedere con i loro occhi i più inestimabili e preziosi cimeli calcistici. Non copie, non repliche, ma autentici tesori che hanno materialmente assistito ai più importanti tornei calcistici e all’ascesa delle più grandi leggende del calcio, tutti donati da generosi collezionisti o addirittura dagli stessi giocatori. Oggetti che valgono quanto reliquie, per chi vive il calcio come una religione. 

La mostra, a ingresso gratuito al secondo piano dell’Hotel Litus (nella struttura adiacente alla Biblioteca Elsa Morante), ha riscosso un più che discreto successo: Massimo Minicucci, vicepresidente e responsabile marketing e grandi eventi per l’Aics Roma, nonchè curatore della tappa di Ostia, ha riportato in un’intervista che, secondo i conteggi, solo l’appuntamento ostiense della mostra (che tra febbraio e marzo sosterà a Parma e Bologna) ha registrato più di diecimila visitatori.

Come non farsi irretire dalla tentazione di vedere dal vivo quei tesori che di solito si vedono solo in TV?
I più giovani (tantissime le scolaresche e le scuole calcio che hanno visitato la mostra) hanno potuto conoscere i nomi e le gesta sportive dei campioni che hanno calcato i campi da calcio prima di Neymar, Mbappè, Cristiano Ronaldo e Messi, mentre i più attempati hanno potuto riaprire il forziere dei ricordi, riportando alla memoria le prodezze di Maradona, Cruijff, Platini e Pelè. La mostra vanta un allestimento archeologico: attraverso i “reperti calcistici”, il Museo del Calcio mostra infatti come questo sport si è evoluto e come sono migliorate nel tempo le tecnologie degli utensili del mestiere (maglie, palloni, scarpini, guanti) per rendere le partite sempre più competitive. Attraverso le testimonianze dell’epoca, inoltre, la mostra analizza quanto siano aumentate, negli anni, la fama e la risonanza del calcio, un tempo ritenuto uno sport di nicchia.

1930: la allora “Coppa Rimet” vede tredici squadre da tutto il mondo affrontarsi in Uruguay. Ad aggiudicarsi la prima edizione della Coppa del Mondo è proprio il paese ospitante. Ma in quegli anni il calcio è uno sport di nicchia, adombrato dalla fama di cui godono il tennis, il rugby, il pugilato e gli sport acquatici. Sostanzialmente, il Campionato Mondiale di Calcio del 1930 passa in sordina. L’unica testata giornalistica in tutto il mondo che riporta la notizia della prima edizione del mondiale e della vittoria dell’Uruguay sull’Argentina è il New York Times, che riassume l’intero torneo in appena sei righe a pagina 22. 

Le due edizioni successive del mondiale, quella del 1934 e quella del 1938, sono vinte dagli azzurri di Vittorio Pozzo. La propaganda fascista sfrutterà le vittorie dei mondiali come occasione per mettere in luce l’importanza dell’attività ginnica e sportiva nell’ideologia mussoliniana. I giornali dell’epoca parlano dell’impresa come di un trionfo glorioso e i giocatori della Nazionale vengono presentati in patria come dei fieri rappresentanti del Fascismo.

A causa della Seconda Guerra Mondiale, le edizioni del ’42 e del ’46 non vengono disputate. Per ritornare a pestare il prato con i tacchetti, i giocatori delle Nazionali dovranno aspettare il 1950, anno in cui l’Uruguay vince il secondo titolo mondiale. Da allora, il torneo non sarà più interrotto, e sarà regolarmente disputato ogni quattro anni. Dopo il Miracolo di Berna avvenuto alla finale del Mondiale del 1954, i Mondiali del ’58, del ’62 e del ’70 vedono protagonista colui che è ricordato come una delle più lucenti stelle del mondo del calcio: Edson Narantes Do Nascimiento, dai più conosciuto come Pelè

Al Museo del Calcio sono state esposte due divise indossate da Pelè: quella del club che lo rese grande, il Santos FC di San Paolo, e la maglia della Seleção BrazileiraQuest’ultima vanta un valore (economico e affettivo) inestimabile: O Rey, come era soprannominato Pelè, indossò questa maglia in un’amichevole contro il Cile, la terzultima partita che giocò con la divisa verdeoro addosso prima di appendere gli scarpini al chiodo.

E quando si cita Pelè, non si può omettere il nome di colui che è da sempre ritenuto il suo rivale in termini di stile e bravura: stiamo parlando di Diego Armando Maradona, le cui divise, non per caso, si trovano nella stessa teca di quelle di Pelè. Due nomi di due icone leggendarie, che con il tempo sono arrivate a diventare l’immagine stessa del calcio.

Ma all’interno del Museo del Calcio, c’è spazio anche per le altre stelle del pallone che hanno reso grande il nome di questo sport. Eccone alcune:

Alcune di queste maglie, conservate nella loro più assoluta integrità con tanto di buchi, scuciture, imperfezioni e tracce di sudore, celano al loro interno degli interessanti aneddoti che non fanno che accrescerne il valore: è questo il caso della maglietta di Platini che vedete al centro. Come mai questa divisa dei Les Bleus è bianca e verde? Per scoprirlo bisogna viaggiare nel tempo fino all’anno 1978, anno in cui i Mondiali di Calcio furono disputati in Argentina. Il 10 giugno, allo stadio di Mar del Plata, si sfidano Francia e Ungheria, contendenti al primo posto del girone. Gli ungheresi, su richiesta della FIFA, si presentano con la maglia bianca al posto della tradizionale casacca rossa. Il motivo addotto dalla federazione è di quelli nobili: un match con francesi in blu e ungheresi in rosso avrebbe reso impossibile la visione degli spettatori che avrebbero visto la partita nelle TV in bianco e nero. Tuttavia i francesi, di propria iniziativa, decidono anche loro di usare la seconda maglia, che, sfortuna vuole, è anch’essa bianca. Nessuna delle due squadre è inoltre munita di indumenti di ricambio, dunque la partita non può iniziare. In fretta e furia, i dirigenti della nazionale francese (colpevole del ritardo del calcio d’inizio) cercano in tutta la città una squadra disposta a prestargli le proprie casacche. Ad avere l’onore di fornire le proprie maglie ai Les Bleus di Hidalgo è il Kimberley di Mar de la Plata, la cui divisa è bianca con strisce verdi verticali. Sebbene il verde non rientri tra i colori ufficiali della Nazionale transalpina, i francesi devono accontentarsi della divisa di una squadra di serie B argentina. 

Ma non dimentichiamoci dei nostri Azzurri! A loro è riservata una zona riservata. Nella sala principale del Museo sono conservate le maglie di due campioni del mondo italiani: Marco Tardelli e Marco Materazzi, rispettivamente protagonisti del Mondiale di Spagna 1982 e di Germania 2006. 

Ma ad Ostia, uno dei più ridenti quartieri della periferia romana, non può che essere accesa e vivamente sentita la rivalità tra le due squadre della capitale: l’AS Roma e la SS Lazio. A quest’ultime sono dedicate tre sale (due per la Roma, una per la Lazio) in cui sono custoditi i cimeli e i reperti fotografici più importanti dei due club capitolini. Nella prima sala della Roma, oltre ad interi archivi fotografici dedicati ai più grandi successi del club giallorosso, è conservata una maglia indossata da Roberto Pruzzo, bandiera della squadra negli anni ’80. Cucita in tessuto traspirante, la maglia fu indossata solo nella prima parte della stagione 1984-1985. 

Nella seconda sala, sono invece esposte le divise più recenti della squadra: all’ingresso, lo spettatore è accolto da un trittico Borriello-Olsen-Nzonzi, per poi arrivare alla maglia indossata da Kostantinos Manolas nel corso dell’ultima giornata di campionato 2017-2018. Il tutto, circondato dalle foto di squadra dei giallorossi dalla fondazione del club ad oggi:

Nella sala dedicata ai biancocelesti invece, sono state disposte diverse maglie, per lo più moderne, alcune foto di repertorio in bianco e nero dei momenti salienti del club, e i vari stemmi che il club ha cambiato nel corso degli anni, passando da Società Podistica Lazio a Società Sportiva Lazio:

Lungo il corridoio principale, alla vista dei visitatori si presentano maglie di giocatori che non hanno bisogno di troppe presentazioni: sono presenti infatti le ultime maglie indossate da Buffon, Totti, Zanetti, Maldini e Baggio, accompagnate dalla divisa di Roberto Mancini ai tempi della Sampdoria e la prima maglia del Napoli di Maradona. Assieme a questi tesori del passato, una maglia di Messi e una di CR7 (del Real Madrid!).

In fondo alla sala, lucente come il più inestimabile dei tesori, c’è lei: la Coppa del Mondo. O meglio, una fedelissima replica dell’attuale Coppa del Mondo, riprodotta in calco dall’originale. Il trofeo, il cui originale è opera dell’orafo italiano Silvio Gazzaniga, pesa 2,8 kg (il trofeo vero ne pesa 6) ed è l’unico pezzo della mostra che è possibile toccare. Anzi, volendo ci si possono anche delle fotografie, per sentirsi campioni del mondo anche solo per qualche secondo. Beh, è vero che non siamo allo stadio circondati da una folla esultante, ma perchè negarsi l’emozione di tenere tra le mani la coppa più ambita del mondo?

Ma forse ho parlato fin troppo. Quindi perchè non lasciamo che siano queste fotografie a parlare?

L’Etrusco, il mitico pallone di Italia ’90.

Con questa maglia addosso, Davide Astori segnò il suo ultimo goal contro l’Hellas Verona il 10 settembre 2017. Il capitano dei viola morirà per un attacco cardiaco il 4 marzo 2018, alla vigilia di Udinese-Fiorentina.

El pibe de oro, Diego Armando Maradona.

O Rey do Futbal, Edson Arantes do Nascimiento (Pelè).

“Il cielo è azzurro sopra Berlino!”, gridò a squarciagola Fabio Caressa la notte del 9 luglio 2006, quando l’Italia vinse il Mondiale per la quarta volta e Fabio Cannavaro sollevò alta nel cielo la Coppa del Mondo.

Tra le magliette dei campioni e delle leggende, perchè non concedere un po’ di spazio anche al calcio locale? Ecco una maglia della ASD Infernetto.

Non solo calciatori. Al Museo del Calcio trova spazio anche una maglia firmata da Sua Santità Papa Francesco. Si tratta della maglia in casa del San Lorenzo, squadra della quale Francesco (al secolo Jorge Mario Bergoglio) è un tifoso sfegatato!