APPUNTI DI VIAGGIO SCOPRENDO LA CAPITALE DELLA REPUBBLICA CECA E UNA DELLE CITTÀ PIÙ AFFASCINANTI D’EUROPA, CON LE SUE STRADE PROFUMATE DI CANNELLA, PIENE DI MISTERO TRA ANTICO E MODERNO

Praga – Partire in pieno inverno, alla scoperta di un posto di cui hai sempre sentito parlare, da amici e parenti, ma che hai potuto solo immaginare, con la fantasia. Farlo, poi, alla fine dell’anno conferendo al viaggio tutto un altro sapore. Di qualcosa che stai pian piano lasciando, per fare spazio al nuovo che verrà. Meta, dunque, Praga, la capitale della Repubblica Ceca e una città tra le più affascinanti in Europa. Per via soprattutto di quelle strade, che sembrano tutte magicamente uguali, piccoli pezzi di un grande sentiero all’interno del quale ciò che più conta – e ciò che vuoi, alla fine – non è trovare la via d’uscita finale ma lasciarsi trasportare dal loro mistero. In tre giorni, che comunque basteranno.

Il trdelník, o trdlo, dolce tipico della tradizione ceca. © Roberto Mazzarelli

Giorno 1: Nel XVII sec. si svolse la battaglia della Montagna Bianca, che rappresentò un momento fondamentale nella fase boema della famosa Guerra dei trent’anni, oltre che la fine del regno di Federico V, eletto dai ribelli protestanti. E alloggiare sull’isola di Kampa (Na Kampě), dove decisero di accamparsi i soldati spagnoli, è di sicuro un’idea strategica. A piedi si potranno raggiungere con passeggiate più o meno lunghe luoghi straordinari. Ma l’entusiasmo, unito alla stanchezza del viaggio in aereo, durato poco meno di due ore, invitano a visitare prima le cose vicine, con calma. E così, col fiume Moldava che ti scorre accanto, pieno di barche su alcune delle quali è possibile cenare, è inevitabile lasciarsi travolgere dalla bellezza pittoresca della sua piazzetta, dove la gente passeggia sorseggiando vin brulé o assaporando quel dolce tipico della tradizione ceca, che riempie l’aria di zucchero e cannella.

È il trdelník, il cosiddetto trdlo, un dolce tipico della tradizione ceca, che in realtà ha origini ungheresi e slovacche. Tutta Praga, in effetti, pare impregnata di quell’odore dolcissimo capace di riportarti indietro con la memoria, a un tempo ormai passato. Lo cucinano per strada, nei mercatini natalizi, e tutto l’anno appositi negozi o chioschetti. 

Sull’isola, stanno poi gli enormi bambini in bronzo dell’artista ceco David Černý, e quindi il Museum Kampa, ristoranti tipici, dove occorre obbligatoriamente assaggiare piatti come il gulasch o il vepřo-knedlo-zelo, ovvero maiale servito con canederli e crauti, e pub in cui sorseggiare una buona birra. Vicoletti, dai quali si arriva ad ammirare uno degli scorci più spettacolari della città, specie di sera: il Canale del diavolo (Čertovka). Si tratta di un canale artificiale, che pare abbia costruito l’Ordine dei Cavalieri di Malta nove secoli fa e sul quale spiccano tuttora mulini ad acqua medievali. 

Il Muro di Lennon. © Roberto Mazzarelli

Da Kampa raggiungere Karlův most, il Ponte Carlo, è praticamente questione di secondi. E dal ponte il quartiere di Malá Strana, invece, di minuti. Il consiglio è però quello di perdersi proprio in una di quelle stradine che da Piazza Na Kampé conducono fino al Quartiere Piccolo passando per il Muro di Lennon, oggi di proprietà dei cavalieri maltesi.

Disegni e frasi tratte dalle canzoni del leader dei Beatles riempiono con i loro colori questo muro che fin dagli anni ’80 è diventato un simbolo pacifista sia per i giovani praghesi che per i turisti, impegnati a farsi immortalare in polaroid con dietro il volto dell’autore di Imagine.

Giorno 2: Raggiunto il Muro di Lennon si è, praticamente, già dentro Malá Strana, piena di quei café che rendono Praga un posto davvero caldo ed accogliente, a dispetto delle temperature.

Negozi di souvenir, con cristalli e vetri boemi, gioiellerie e marionette, la cui arte rappresenta un’altra delle caratteristiche della tradizione ceca. Giullari, diavoli, regine e sovrani lungo tutto il tratto di strada che, in salita, conduce al Castello. Ed una volta arrivati in alto, la vista mozza davvero il fiato. Esattamente come la Cattedrale di San Vito, situata all’interno di questo complesso fortificato del IX secolo, con la sua imponente navata centrale e il mosaico del Giudizio Universale. 

Interno della casa di Josef Kazda. © Roberto Mazzarelli

Per visitare il Castello una mattina, come è ovvio non basterà, e prima di scendere nuovamente in città alla volta di Staré Město (la Città Vecchia), bisognerà necessariamente recarsi al Vicolo d’oro, dove tra i diversi edifici dai colori pastello stanno al civico 22 la casa dove Kafka visse per un po’ di tempo, durante il primo conflitto mondiale, e quella di Josef Kazda, una vera e propria scoperta. Entrare nella sua abitazione costituisce infatti un’esperienza emozionante, che non può non essere vissuta.

All’interno, un proiettore che mostrerà agli spettatori cartoline d’epoca e un archivio di pellicole custodite con amore da Kazda, appassionato di cinema, che riuscì a mettere in salvo dalla censura nazista migliaia di film e documentari cechi.

Giorno 3: Terminata la visita al Castello, la prossima tappa conduce finalmente alla Città Vecchia, con la piazza centrale che nel periodo natalizio si riempie più del solito di gente, arrivata da tutta Europa e dal mondo. Ed anche in questo caso il consiglio è quello di lasciarsi trasportare dalla strada, imbattendosi, magari casualmente, nello StaroměstskýOrloj, l’Orologio Astronomico, con la Torre e la sua simbologia; nella via della moda, dove pare d’essere tutto d’un tratto catapultati in chissà quale viale parigino; nel ghetto e nel Vecchio cimitero ebraico, infine, costruito nel 1400 e noto per le sue lapide addossate, tra cui quella di Rabbi Judah Loew ben Bezalel, al cui nome è legata la storia del Golem, che secondo la leggenda fu creato dal rabbino per proteggere gli ebrei di Praga.

 

Vecchio cimitero ebraico di Praga. © Roberto Mazzarelli

Tančící dům, la Casa Danzante. Fu progettata dall’architetto croato Vlado Milunić con Frank Gehry. © Roberto Mazzarelli 

 

Da Staré Město, prima di concludere questo breve tour praghese, si passa ad un altro quartiere. Quello della nota Piazza San Venceslao (oggi altro punto di ritrovo per gli amanti dello shopping e dei casinò), in mezzo alla quale svetta il monumento al patrono della Boemia, fieramente a cavallo, e teatro di molti momenti storici, come quelli legati alla Rivoluzione di velluto, e perciò alla fine del regime comunista cecoslovacco. Quello del Teatro Nazionale e della Tančící dům, ovvero la Casa Danzante – raggiungibile, dalla Piazza, in una ventina di minuti a piedi – progettata dall’architetto croato Vlado Milunić, con l’aiuto del collega canadese Frank Gehry, e costruita negli anni ’90 del secolo scorso. È Nové Město.

Ma giunti alla fine del viaggio, il saluto alla città non può che essere dato dal Ponte Carlo con le sue statue, tornando verso Malá Strana al tramonto; o di mattina, presto, avvolti dalla nebbia. Lanciando un ultimo sguardo al Moldava e a quelle torri alle estremità, da cui sembra provenire in volo l’alone di mistero e bellezza, che rende Praga una delle mete da visitare almeno una volta nella vita.

 

Simona Cappuccio