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Un mese a testa in giù: in viaggio tra Cile e Bolivia con Luca Nardi

Nelle librerie fisiche e digitali arriva il libro del giovane astrofisico e comunicatore scientifico romano. Un racconto tra scienza, storia e disavventure nei deserti andini

S’intitola Un Mese a Testa in Giù il primo libro di Luca Nardi, disponibile nelle librerie fisiche e digitali e pubblicato da Libreria Geografica Geo4Map. Un travel book che unisce, appunto, la narrativa di viaggio all’esplorazione scientifico-culturale in territori ai confini del mondo. Parliamo dei deserti andini, tra Cile e Bolivia, che l’autore ha attraversato munito di zaino in spalla e molta voglia di avventura (guarda il booktrailer).

Nardi è un giovane astrofisico e divulgatore romano, che si occupa di creazione di contenuti e comunicazione scientifica tramite i suoi canali social e le riviste con cui collabora. In quest’intervista racconta al KIM come è nata la sua opera prima, insieme ai ricordi e alle emozioni di un viaggio indimenticabile.

Desierto Dalí (Bolivia sud-ovest)

Come è nata l’idea del libro?
Nel 2018 ho intrapreso, insieme alla mia compagna, un viaggio zaino in spalla per i deserti a cavallo tra Cile e Bolivia. Visitando quei luoghi incredibili mi sono reso conto di non riuscire a contenere il senso di meraviglia: era tutto fuori scala, tutto enorme, incredibile, tutto troppo bello per tenerlo per me. Avevo bisogno di condividerlo in qualche modo e così è nato Un Mese a Testa in Giù.

Perché lo definisci un travel book fuori dagli schemi?
Mi piace chiamarlo “libro-documentario”, perché cerca di unire la classica narrativa di viaggio a un’esplorazione culturale e scientifica di quei luoghi unici al mondo. In questo senso, quindi, non è solo un travel book, perché il racconto del viaggio è completato e compenetrato da una forte componente divulgativa. Sono abituato a parlare e scrivere di scienza, per me questa è stata una scelta naturale: penso che l’approfondimento culturale dia quel qualcosa in più che permette di apprezzare appieno luoghi, cose e culture, molto di più del fermarsi al semplice apprezzamento estetico ed emotivo (che comunque non può e non deve mancare).

Salar de Uyuni, nelle Ande a sud-ovest della Bolivia, è la più grande distesa salata al mondo

La scelta della meta?
L’Atacama occupa un posto speciale nel cuore di chiunque ami l’astronomia. È un luogo unico al mondo, con alcuni dei cieli più puliti del pianeta, bellissimi sia di notte che di giorno. È un posto in cui la sabbia e gli antichi reperti archeologici si mescolano ad alcune delle più avanzate tecnologie del mondo – quelle degli osservatori astronomici – e in cui la cultura è così profondamente diversa dalla nostra, in cui ci sono alcune bellezze naturali estreme come geyser e lagune a migliaia di metri di altitudine, distese immense di sabbia che si immergono nell’Oceano Pacifico e distese immense di sale che luccica al sole. Ci sono alcuni tra i vulcani attivi più alti del mondo, con la cima innevata che si staglia in mezzo a un deserto, c’è una fauna e una flora che non si può trovare da nessuna altra parte e che riesce a sopravvivere nonostante le condizioni proibitive. In realtà, fatico a pensare a ragioni per non sceglierla come meta.

Il luogo che ti ha colpito di più?
Sicuramente il Salar de Uyuni. C’è questo enorme deserto di sale vicino al confine tra Cile e Bolivia che dopo la stagione delle piogge resta allagato a lungo, come un gigantesco lago in cui l’acqua è immobile e cristallina. Ci siamo andati all’alba, con il rossore della luce solare che si specchiava nelle acque creando giochi di luce quasi magici. Quando ci ripenso lo ricordo come un sogno, come fossi stato stregato da un incantesimo. Non credo che esista qualcosa di simile altrove, non credo potrò mai assistere a qualcosa di più bello.

Laguna Escondida (Cile)

Cosa vuoi che arrivi al lettore?
Quando siamo bambini è tutto una scoperta, un meravigliarsi anche delle cose più semplici che diventano incredibili perché nuove. Quando cresciamo diventa tutto più complicato e spesso, relegati nella quotidianità, tendiamo a perdere questa capacità di meravigliarci di ciò che ci circonda. Quindi il messaggio sotteso da tutto il racconto voleva essere questo, qualcosa che forse volevo ricordare anche a me stesso: il mondo è bellissimo e dimenticare il valore della scoperta e dell’esplorazione non gli rende giustizia.

Un ricordo di viaggio?
Il primo incontro con l’Oceano Pacifico è stato indimenticabile. Ci trovavamo a Valparaíso, la capitale culturale cilena, un luogo in cui la bellezza è caos ed esplosione di colori. Camminando nel suo porto, tra murales, musica di strada e poesia, ci siamo avvicinati per la prima volta alle onde dell’Oceano. Per me che ho visto sempre e solo il placido Mediterraneo, è stata un’esperienza unica, il sentire queste onde fragorose che si schiantavano sugli scogli riempiendoci di schizzi gelidi, mentre nel cielo volavano avvoltoi collorosso e sull’acqua ondeggiavano sia le barchette dei pescatori che le navi della marina militare. Non che le navi fossero particolarmente belle, ma era il contrasto con tutto il resto a renderle affascinanti. Forse è proprio questa una delle parole chiave dei luoghi in cui siamo stati: contrasto. Contrasto tra deserto e vita, tra bellezza straripante e pericolo delle catastrofi naturali (terremoti, tsunami e vulcani: non c’è un luogo veramente sicuro da quelle parti), tra un caldo soffocante durante il giorno e un freddo pungente durante la notte, tra le antiche culture precolombiane e come queste siano in qualche modo sopravvissute ai popoli conquistatori.

Laguna blanca (Bolivia)

È la tua opera d’esordio: nella prossima cosa ti piacerebbe raccontare?
Ho fin troppe idee in proposito, ma penso che il prossimo libro che scriverò sarà qualcosa di più puramente scientifico e astronomico, che è poi quello di cui mi occupo nella mia vita quotidiana con l’attività di comunicazione scientifica online. Però chi può dirlo? In fondo non avevo previsto di scrivere Un Mese a Testa in Giù, è stata una scelta dettata dall’esperienza fatta e ancora non posso sapere quali avventure mi riserva il futuro.

Cerro Quitor (Cile)

Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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