Dossier

UN GUANTO ROSSO PER RESISTERE

Hanno più 45 anni e le mani spaccate dal duro lavoro: sono le donne delle pulizie del Ministero delle finanze. Il simbolo più vero dell’opposizione greca all’austerity.

Atene – Secondo quanto recita un vecchio proverbio africano, “se le donne abbassassero le braccia il cielo cadrebbe”. E loro, le 595 donne delle pulizie, che fino ad un anno fa lavoravano al Ministero delle finanze, le mani non le hanno mai volute abbassare. Anzi, le hanno sempre tenute alte e ben in vista. Così alte, da far diventare quei pugni levati al cielo, avvolti dentro guanti di lattice rosso, i simboli della resistenza ellenica all’austerità imposta della Troika. Certo, quando in gioco c’è un posto di lavoro e l’impossibilità di sfamare la proprio famiglia, diventa difficile trovare la forza di sorreggere quel cielo che sembra averti, improvvisamente, abbandonato. Non per le donne greche che, da quando è iniziata la crisi, hanno dato prova di grande forza di volontà, facendo quello che sanno fare meglio: rimboccarsi le maniche e cominciare a lottare.

Così, in un giorno di maggio, hanno deciso di prendere delle coperte, qualche brandina da campeggio, un po’ dei lenzuoli bianchi e li hanno sistemati proprio lì, davanti alla porta del Ministero delle finanze. Nel giro di qualche giorno, quelle dieci “disperate” sono diventate venti e poi trenta, fino a formare una muraglia umana, una barriera insormontabile di signore di mezz’età, pronte ad urlare al mondo intero che non si può scendere a compromessi con chi vuole affamarti. Si, perché uno stipendio da 200 euro mensili può significare morire di fame, soprattutto, se il tuo compagno è già disoccupato.

A dire il vero, non era la prima volta che il gentil sesso greco “saliva sulle barricate”. Il 28 dicembre scorso, infatti, molte di loro si erano unite alle proteste contro il progetto estrattivo della Eldorado Gold, la multinazionale canadese che aveva in appalto l’estrazione dell’oro greco presente nell’area di Skouries, in Calciadia, nel nord della Grecia. Una mobilitazione durata anni, terminata con il ritiro della multinazionale, attraverso la quale le popolazioni locali sono riuscite ad impedire il tentativo di deturpazione di uno dei più incantevoli paradisi paesaggistici al mondo.

Il loro impegno sociale e la loro mobilitazione, però, sono andate anche oltre. Hanno smantellato quel vecchio luogo comune che vuole le donne costrette in casa, “schiave” di un’idea anacronistica di società patriarcale. Sono scese in piazza, prendendo parte a tutti i 26 scioperi generali indetti dalle varie sigle sindacali. Una partecipazione costante ed irriducibile, che ha fatto di queste “piccole” donne il volto più attivo dei movimenti di solidarietà e dei servizi autogestiti.

Questa volta, però, le cose erano diverse, in ballo non c’era solo la preservazione delle risorse naturali e del territorio. Questa volta il prezzo da pagare era, se possibile, ancora più alto ed aveva a che fare con il futuro di migliaia di famiglie, 25.000 in tutto. A tanto, infatti, ammanterebbe il numero di dipendenti pubblici che il “vecchio” Governo Samaras aveva previsto di tagliare in nome di quella ristrutturazione economica tanto auspicata dalla “triade” (BCE, UE e FMI).

La questione delle assunzioni all’interno della pubblicazione amministrazione, però, è questione antica e particolarmente spinosa. Tutti, Pasok e Nea Democratia, fin dagli anni 80 hanno sfruttato a loro vantaggio questo escamotage per accaparrarsi il consenso e, soprattutto, i voti dell’elettorato ellenico. Uno strategico ammortizzatore sociale che, all’apparenza, sarebbe dovuto servire per far uscire la Grecia dall’endemica situazione di povertà nella quale versava. Solo all’apparenza, però, perché nella realtà dei fatti, l’elefantiaca macchina della pubblica amministrazione ha finito per diventare il simbolo di un clientelismo sfacciato.

Così, questo gruppo di donne provenienti da poveri villaggi di campagna, abituate a spaccarsi la schiena fin da piccole, hanno deciso di prendere in mano la situazione e di ergersi a paladine di una lotta sociale ad oltranza. Una “battaglia” durata 19 mesi, durante i quali hanno dovuto sopportare il freddo, la pioggia e le cariche della polizia antisommossa. Pensavo di poterle intimorire, ma queste donne ne hanno viste troppe di cose nel corso della loro vita per farsi spaventare. Perciò, il timore hanno finito per inculcarlo loro nelle menti dei funzionari del Ministero, costringendoli ad entrare furtivamente, come ladri, dalle porte di servizio.

Avrebbero potuto scegliere qualsiasi luogo della capitale greca, invece, hanno deciso di rimanere proprio lì, in piazza Sintagma, emblema tragico di un potere ceco e sordo di fronte alla sofferenza di migliaia di cittadini. Lo hanno fatto scegliendo l’ironia e la nonviolenza, indossando corone di spine sulla testa proprio a voler ricordare il dolere che Gesù dovette sopportare per redimere i peccati dell’umanità. In pochi giorni, la loro protesta ha fatto il giro del mondo, ricevendo il sostegno e la solidarietà internazionale di tutti coloro che, come queste “colf ribelli”, si trovano a fare i conti con un crisi economica che non fa sconti a nessuno.

Oggi, dopo quasi due anni di lotta, sembra intravedersi una luce alla fine del tunnel. Un bagliore di speranza, che conduce alla riconquista dei diritti perduti. Così, dopo aver passato lunghe notti insonni, finalmente, è arrivata la buona notizia. Il neo-eletto Governo greco, infatti, ha promesso di riassumerle tutte le 595 donne delle pulizie messe in mobilità dal Ministero delle finanze. Una vittoria insperata, che suona come un “grido di battaglia” destinato a riecheggiare per tutta l’Europa, come quel “Alale alalà”, personificazione della dea greca che accompagnava gli opliti alla guerra.

Mattia Bagnato

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Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

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