Il TalentoMicro

UN ALTRO TIPO DI DANZA

Dalla Sicilia a Bruxelles e Londra. La storia di Paola Di Bella, protagonista di un modo di ballare “interattivo”.

Bruxelles- Quando parliamo di ballerini, immaginiamo grandi tutù e chignon, musica classica e serie di otto tempi che si susseguono uno dietro l’altro con un pubblico incantato a guardare ballerini raccontare  una storia danzando. Paola Di Bella, però, ci fa scoprire un altro tipo di danza con un altro tipo di pubblico: un pubblico che si stupisce nel vedere dei ballerini che possono comunicare con loro senza la paura che un sipario li divida. Nata in Sicilia, Paola adesso vive a Bruxelles per lavoro, ma presto tornerà a Londra per un nuovo contratto. Dopo il liceo, si è trasferita nella città del Big Ben per studiare alla scuola di danza LABAN ed è lì che tutto ha cominciato ad avere un significato diverso ” Ho cambiato la ragione per cui fare danza, perché mi sono resa conto che quello che faccio ha un valore anche sugli altri. E’ responsabilità dell’artista chiedersi perché lo fa ed a cosa può portare la sua scelta. Secondo me l’artista deve farti venire voglia delle cose che ti mostra”.

Hai lasciato la tua Sicilia per andare a studiare alla LABAN, finita la scuola a Londra, tutto è stato come lo avevi sempre immaginato?

“Alla Laban ho aperto tantissimo la mente, è stata un’esperienza unica. Il percorso standard dice di intraprendere subito la strada delle audizioni, dopo aver finito la scuola. Così ho fatto e nonostante ricevessi consensi e complimenti non riuscivo mai ad  ottenere il lavoro. Mi sono resa conto che forse non ero pronta ma più vado avanti e più penso che questo che meccanismo non faccia per me. A volte, ti senti proprio un pezzo di carne sotto osservazione, sudi, dai energia fino alla fine per ore, dai il meglio di te ma ti rendi conto che gli auditor non danno neanche valore alle persone che ci sono dentro quei corpi stanchi e sudati. Poi finalmente ho fatto un’audizione random con giochi, abbiamo parlato, creato situazioni; è stata un’audizione gioiosa, ti dava spazio per essere te stessa. Ho avuto molte audizioni davanti ad un caffè, anche per l’ultimo lavoro ad esempio, mi sono incontrata con il coreografo in un bar  ed  abbiamo solo parlato. Adesso ho un contratto per quattro mesi, con uno di quei coreografi classificati come concettuali perché più che sul movimento, lavorano sul creare situazioni. Lavorando tanto con le gallerie d’arte che sono interessate a persone pronte ad entrare in un certo processo non solo fisico ma intellettuale mi sono resa conto che la danza non è solo tecnica ma è molto altro. All’inizio screditavo questo tipo di danza, la consideravo come il lavoro di ripiego, adesso la sto rivalutando sempre di più. C’è una scelta da fare quando scegli un lavoro così, c’è una scelta d’instabilità“.

Paola di Bella e il suo Talento nella danza
Paola di Bella e il suo Talento nella danza
Paola di Bella e il suo Talento nella danza
Paola di Bella e il suo Talento nella danza
Paola di Bella e il suo Talento nella danza
Paola di Bella e il suo Talento nella danza
Paola di Bella e il suo Talento nella danza
Paola di Bella e il suo Talento nella danza


Hai detto che il motivo per cui fai danza è cambiato, qual era quello originario?

“All’inizio, quando ero piccola, ho iniziato perché mi volevo muovere in continuazione. Non stavo mai ferma, ero ipercinetica. Una volta iniziato, ho continuato perché amavo la danza classica, anche se per me era impossibile diventare professionista in questo ambito perché richiede requisiti fisici che non dipendono da te ma da madre natura. Ho continuato per dimostrare che io ce la potevo fare, poi ho cominciato ad allontanarmi dalla danza classica perché volevo dare il massimo della mia energia e ho iniziato a ballare danza contemporanea”.

In che consiste la tua performance nelle gallerie d’arte?

“In una galleria d’arte, Move Choreophin, a Londra e in Germania hanno raccolto  strutture interattive, le quali richiedono che il visitatore faccia qualcosa perché la scultura abbia senso. Due coreografi hanno creato questo lavoro chiamato “Production” dove noi ballerini avevamo degli I-pod con della musica su cui ballare e nel momento in cui il visitatore era attirato dal nostro ballo, smettevamo di ballare e andavamo a parlarci instaurando una comunicazione che gli suscitasse curiosità. Queste situazioni fuori dal normale mi hanno fatto espandere il mio concetto di danzatrice. Quando fai danza c’è anche l’occhio degli altri, quando t’immagini ballerino ti vedi nei grandi teatri e quindi quando ti trovi a lavorare con coreografi che non si basano solo sul movimento ma inseriscono magari anche la conversazione, da ignorante li guardi un po’ con occhio sospetto. Determinati progetti o artisti che non lavorano solo con il movimento, che prima screditavo, ora sono una sorta di ispirazione“.

Cosa ti aspetti adesso dal futuro?

“Ora ballo per incontrare gente e non potrei fare nessun altro lavoro perché la linea tra lavoro e vita è confusa e questo mi piace. Aspettative vere e proprie non ne ho. Onestamente al momento sogno di avere un posto mio, costruire qualcosa dove ci sia uno spazio per lavorare, dove poter fare lavori di gruppo che includano danza, teatro e arte visuale e dove si può produrre qualcosa, anche delle ricerche. Mi piacerebbe fare  l’esperienza di lavorare in una compagnia ma più che altro per  stare a contatto con le persone. Organizzare classi, performance, workshop. Adesso lavoro in un ristorante e insegno a persone che non sono danzatori. Facciamo esercizi di qualunque genere: yoga, pilates e questo aiuta anche me a capire il miglior riscaldamento da adottare  quando mi devo preparare per  ballare. Voglio trasmettere agli altri qualcosa e darmi delle risposte continuando a fare danza”.

 

Livia Iraci

Livia Iraci

L’ultima dei romantici. Scrive da quando ne ha memoria, anche da piccola in classe appuntava tutto quello che capitava su un quaderno che doveva invece servire a fare esercizi matematici. Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul linguaggio non verbale, ha collaborato con giornali Online ed è alla ricerca di se stessa e per farlo ha cominciato da Scarborough piccolo paese dell’ Inghilterra.

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