Amori infiniti in un intreccio di vita, sport e ricordi. Emozioni da “Amarcord” rivissute nelle storie dei campioni che hanno accompagnato i nostri momenti. Zoff che alza la coppa e le corse di Pietro Mennea. Le olimpiadi, il calcio. La voce di Ciotti e quella di Ameri e un tempo che non torna più

Roma- Ci sono “Storie” che affiorano di tanto in tanto. Ricordi di vita giornaliera che si mischiano con eventi sportivi e idoli che rimarranno nei cuori. Come se tutto fosse raccolto in un abbraccio, come sulle note di un brano di Claudio Baglioni.

Parole, immagini e emozioni. Come quando da bambino non aspettavo altro che il pranzo domenicale con la tavola imbandita, i miei nonni e gli zii a farci visita spesso con il mitico vassoio delle pastarelle ( tradizione ormai smarrita nel tempo) mentre magari quegli stessi occhi guardavano per l’ultima domenica Ayrton Senna correre un gran premio di Formula Uno. Oppure gioivo vedendo il mito di Dino Zoff alzare la coppa al cielo di Madrid all’età di 41 anni.

La schedina del Totocalcio, e nonno li seduto con la penna a capire se magari aveva vinto o come diceva lui «vinciuto», mentre la radio trasmetteva «Tutto il calcio Minuto x Minuto» e nelle orecchie risuonano ancora le voci di altri “miti”: Ciotti, Carino, Ameri, che elencavano risultati e segni strani 1, X, 2.

Gli urli alle vittorie di Pietro Mennea e Sara Simeoni alle olimpiadi. Amarcord e altri racconti da «Estate Addosso» come canta, invece, Jovanotti. La spiaggia, l’aria di libertà, le comitive ed il cornetto Algida. «Gli amici di una vita, la maglia dei mondiali scolorita», mentre magari Yuri Checchi vince la medaglia d’oro sugli anelli oppure Schumy sfreccia sulla sua rossa che ora è un po’ sbiadita e triste,  sapendolo costretto quasi ad un vegetale dopo l’incidente sugli sci. Lui che toccava i 300 chilometri l’ora, una velocità che noi possiamo aver provato solo nell’attimo del primo bacio alla fidanzatina ad agosto.

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E poi Sanremo e la Lotteria Italia cose nostrane, un po’ kitsch e forse pacchiane, che credo non moriranno mai. Come non tramonterà mai il mito di quel ragazzone tutto riccioluto di Super Sic che avrebbe potuto battagliare ora con Lorenzo e Marquez per aiutare il suo amico Valentino, ma che non ha potuto perchè ci ha salutati in un Gran Premio triste e sfortunato.

E allora le lacrime escono per questa vita giovane spezzata. Ed è qui che capisci che è tutto racchiuso in un abbraccio.

Da lontano ti sembra di sentire il Signor Umberto gridare ancora «biglietti, chi vuole l’ultimo» e forse penserai di sognare mentre percorri quel viaggio che ti porta a timbrare il biglietto dei ricordi, mentre sei tutto sporco di cioccolata per quel bignè dello zio o di sugo per quella pasta al forno di nonna.

Ti rivedi bambino ma sei già uomo.

Michele Belsito