I due leader mondiali hanno discusso per due ore sui dossier più caldi, tra cui il Russiagate, la Crimea, la situazione siriana, l’Iran e il futuro delle relazioni tra Usa e Russia.

 

In leggero ritardo, ma il momento è arrivato. Donald Trump e Vladimir Putin ieri si sono chiusi alle spalle le porte della Sala Gotica del palazzo presidenziale di Helsinki e sono stati a colloquio faccia a faccia, accompagnati dai soli rispettivi traduttori per più di due ore, 40 minuti oltre il previsto. Il clima torrido di Helsinki (città scelta per aver ospitato nella storia altri grandi incontri tra presidenti di Usa e Russia), 30 gradi, come non si vedeva da quasi 20 anni, è servito al disgelo fra Vladimir Putin e Donald Trump. In un lungo faccia a faccia i due leader hanno svolto una rassegna di tutti i principali dossier, con la presa d’atto della necessità di migliorare le attuali relazioni fra Usa e Russia, fortemente condizionate dal Russiagate. Ma il vertice finlandese, alla fine della giornata, è servito più a rinsaldare il rapporto personale fra Trump e Putin, più che a comporre distanze ancora forti sui dossier internazionali più scottanti.
«Credo sia un buon inizio, un inizio molto buono», ha detto Trump dopo il faccia a faccia. Era la prima volta che i due leader si vedevano in via ufficiale da quando The Donald ha conquistato la Casa Bianca, diciotto mesi fa. Atmosfera molto cordiale fra i due capi di Stato, anche se emergono punti di distanza su molti fronti caldi, come Iran, Siria, Ucraina, energia. «Avremmo dovuto avere questo dialogo molto tempo fa, prima che entrassi alla Casa Bianca, siamo stati stupidi entrambi, Usa e Russia, entrambi abbiamo fatto errori» ha ammesso Trump, mentre Putin ha espresso l’auspicio che il clima da guerra fredda sia lasciato alle spalle. L’incontro è stato suggellato dal regalo di Putin a Trump del pallone dei Mondiali di calcio: «Questo è per mio figlio Barron» ha ringraziato The Donald.
«È stato un round di colloqui davvero proficuo» ha affermato Vladimir Putin nel corso della conferenza stampa, spiegando che «il momento complicato delle tensioni fra i nostri Paesi non ha una base solida: la guerra fredda è una cosa del passato. Il mondo è cambiato e oggi Usa e Russia si trovano ad affrontare una serie di cambiamenti e nuove sfide. Dobbiamo lasciarci dietro le spalle questo clima da guerra fredda, non c’è bisogno dello scontro, la situazione è cambiata, bisogna affrontare le sfide comuni, il terrorismo sempre in crescita e il crimine internazionale, per non parlare dei problemi economici e ambientali. Possiamo affrontare queste sfide solo unendo le forze e lavorando insieme». Ha continuato ancora Trump, confermando le parole del suo omologo russo: «Un dialogo produttivo». «Abbiamo parlato di questioni importanti, è stato aperto un dialogo produttivo e importante, tutto è andato molto bene. I disaccordi sono ben noti, risolveremo molti dei problemi, dovremo trovare dei modi per cooperare per difendere gli interessi dei nostri paesi» ha detto il presidente Usa, ribadendo un concetto già espresso in mattinata in un tweet: «Le nostre relazioni non sono mai state peggiori di adesso, ma questo è cambiato da quattro ore a questa parte, da quando ci siamo incontrati e c’è stato un dialogo così proficuo». Trump si è detto convinto che «il dialogo costruttivo tra la Russia e gli Usa può offrire la possibilità di aprire nuove strade per la pace». «Torneremo a parlarci » ha assicurato Trump.
Sul tavolo del confronto c’erano sei dossier.

Finita la Guerra Fredda
«I negoziati di oggi sono stati cruciali per frenare la proliferazione delle armi nucleari» ha affermato Putin, sicuro che i due Paesi continueranno la cooperazione nel campo del disarmo.

Sulla Crimea resta il disaccordo
Altro nodo affrontato, la questione della Crimea, ma qui il presidente russo è stato netto: «Per la Russia la questione della Crimea è chiusa perché l’annessione è avvenuta in seguito ad un referendum conforme alla legge». Trump, ha invece ribadito altrettanto deciso che per lui l’annessione è «illegale».

Energia
Sul fronte energetico, Trump ha detto che con la Russia «siamo concorrenti nella fornitura di energia quando parliamo di oleodotti; in questo momento gli Usa sono i fornitori più importanti nel campo energetico e credo che saremo concorrenti onesti e leali. Abbiamo parlato di tutto ciò nel nostro colloquio, anche con toni molto accesi, vedremo come andrà a finire, al momento ci sono molte fonti per l’approvvigionamento». Dal canto suo Putin ha spiegato che «la Russia può collaborare con una potenza energetica come gli Usa per regolarizzare il mercato dell’energia, nessuno ha interesse che ci sia un dumping dell’energia. Men che meno i consumatori, quindi c’è sicuramente spazio per la cooperazione», ha aggiunto. «La Russia è pronta a mantenere il transito del suo gas attraverso l’Ucraina, anche dopo la costruzione del gasdotto Nord Stream 2», ha spiegato il presidente russo, assicurando l’America che è pronta a estendere i contratti di transito del gas in Ucraina, in scadenza nel 2019.

Russiagate
Era forse il tema centrale del summit dei due capi di Stato ed è stato il cuore della conferenza stampa. Proprio due giorni fa il procuratore federale Mueller aveva incriminato 12 cittadini russi per azioni di hackeraggio nel corso della campagna che ha portato Trump alla presidenza. «Ripeto ciò che ho già detto in molte occasioni: la Russia non ha mai interferito né mai interferirà negli affari interni americani, incluse le elezioni», ha affermato Putin, aggiungendo che «qualsiasi materiale dovesse venire alla luce, lo potremmo analizzare insieme, attraverso i gruppi sulla sicurezza informatica». Sul punto il suo interlocutore gli ha fornito un assist formidabile, affermando che il Russiagate: «è una farsa senza prove ed è stato un disastro per i due paesi. La mia campagna è stata onesta, ho battuto con facilità Hillary Clinton e la batterei di nuovo. Il Russiagate ha messo in difficoltà le relazioni delle due più importanti potenze nucleari. È una vergogna che ci sia questa inchiesta, io non conoscevo Putin e non c’è stata nessuna collusione».
Ma se il capo del Cremlino gongola per aver negato insieme a Trump il Russiagate, una bufera ha investito il tycoon, con avversari e alleati che in patria lo accusano di aver ceduto a un avversario dell’America.  Infatti il possibile disgelo e la nuova collaborazione sullo scacchiere internazionale sono passati senz’altro in secondo piano rispetto al peccato originale: il Russiagate. La stampa americana, com’era prevedibile, ha azzannato la preda e non l’ha mollata più. Trump ha sollevato la questione con Putin, che per l’ennesima volta ha ribadito di non aver interferito nel voto americano. Il momento clou delle dichiarazioni in merito è stato quando un giornalista dell’Associated Press ha chiesto a Donald Trump a chi desse maggior credito, se alle agenzie di intelligence Usa che incolpano i russi di ingerenza o alla parola di Vladimir Putin. «Credo a Putin» ha detto Trump. E il russo ha nuovamente negato ingerenze in affari interni americani, si è detto anche pronto a collaborare con le indagini negli Usa, acconsentendo agli interrogatori degli 007, purché questo avvenga in un clima di reciprocità.
Trump ha ripetuto la teoria della “caccia alle streghe”, ha chiesto più volte dove sia finito il server  incriminato, perché non si trova, e come mai sono scomparse oltre 30mila mail di Hillary Clinton. «In Russia non sarebbero svanite tanto facilmente», ha ghignato. «Il presidente Putin dice che non è stata la Russia e non vedo nessuno ragione perché avrebbe dovuto farlo» ha ribadito. Parole che hanno suscitato un vespaio negli Stati Uniti, non solo da parte di stampa e democratici, che hanno denunciato una condotta “imbarazzante” e “vergognosa”. La censura è arrivata anche da molti repubblicani, a cominciare dallo speaker della Camera Paul Ryan: «Non c’è dubbio che la Russia abbia interferito nelle nostre elezioni. Il presidente deve riconoscere che Putin non è un nostro alleato, deve essere posto davanti alle sue responsabilità e mettere fine ai suoi vili attacchi alla democrazia». McCain ha liquidato il vertice come un tragico errore, mentre fonti americane direttamente coinvolte nel summit si sono lasciate scappare con la Cnn che “non era questo il piano…”. Putin probabilmente se lo aspettava e nel corso della conferenza stampa ha offerto una possibile soluzione: permettere al procuratore speciale Robert Mueller d’interrogare, anche di persona, i 12 agenti russi accusati di aver materialmente hackerato il quartier generale dei Democratici, in base al trattato sulla cooperazione delle indagini criminali firmato fra Usa e Russia nel 1999. Una proposta che Trump ha definito “pazzesca”. Peccato che ci sia una riserva-trappola: permettere lo stesso agli investigatori di Mosca, ad esempio nel caso Bill Browder, il finanziere ricercato in Russia per crimini fiscali, accusato di avere realizzato guadagni in Russia per 1,5 miliardi di dollari senza pagare tasse. Browder ha finanziato la campagna elettorale di Hillary Clinton con 400 milioni di dollari; «Forse è stato un contributo legale ma il guadagno è stato realizzato illegalmente» ha aggiunto Putin. La grande offerta in realtà è l’abbraccio della morte perché gli Usa non permetteranno mai agli investigatori russi di ficcare il naso negli Stati Uniti e dunque, per Putin, si chiude con un pari e patta.

Siria e cooperazione internazionale
Sulla Siria c’è stata la promessa di andare avanti con la cooperazione e Putin ha proposto di partire dalla risoluzione Onu 138 e dall’accordo del 1974 che prevede la distanza fra le truppe siriane e quelle israeliane sulle alture del Golan, proposta che Trump pare essere pronto a considerare. I due leader hanno poi annunciato la creazione di una serie di gruppi di lavoro su diversi temi, dalla non proliferazione nucleare e l’equilibrio strategico, con i vari trattati come INF e START da salvare, al terrorismo. Persino la “filosofia”, ovvero un «consiglio di esperti, come ex diplomatici, militari e scienziati per rendere la cooperazione fra Russia e Usa più positiva» ha assicurato Trump.
Questo, è d’altra parte solo l’inizio.

 

Emanuele Forlivesi