Era il 2003 l’anno in cui la Corea del Nord di Kim Jong Il decise di non ratificare il Trattato di non Proliferazione Nucleare avviando nuovamente il suo programma nucleare militare. Passati tre anni, il governo nordcoreano annunciò di aver eseguito il suo primo test nucleare (fallito, secondo i dati raccolti). Le tensioni scaturite dalla volontà della Corea del Nord di portare avanti un programma nucleare militare sono ben note a tutti; tensioni che non sono mai mancate tanto sotto il governo di Kim Jong Il, quanto sotto quello di Kim Jong Un.

Botta e risposta

Oggi assistiamo ad una situazione complicata che, per alcuni, potrebbe portare ad un’escalation nucleare. Possibilità questa che, per quanto remota, rappresenta comunque un grave pericolo. “Non escludo che si arrivi ad un grande, grande conflitto con la Corea del Nord”, questa l’ultima dichiarazione del presidente USA Donald Trump; parole stranamente accompagnate da una stoccata alla Corea del Sud, che è stata invitata a pagare per l’installazione del sistema anti-missile Thaad. Non si è fatta attendere la replica del Ministero della difesa sudcoreano, che ha ricordato come, secondo le clausole del Trattato di sicurezza risalente ai primi anni ’50, tale spesa debba essere sostenuta dagli USA.

Kim Jong Un, dal canto suo, non sembra farsi intimorire dall’atteggiamento statunitense che, considerati i problemi che un conflitto con la Corea del Nord potrebbe portarsi dietro, in effetti sembra più un modo per rinnovare l’autorità statunitense piuttosto che una reale minaccia all’attuale stato di pace (per quanto precaria essa sia). Trasformare le terre di Stati Uniti e Corea del Sud in inferni ardenti attraverso un attacco preventivo: così Pyongyang ha risposto alla minaccia posta in essere dagli Usa nei suoi confronti.

E se ci fosse una guerra?

Non si può negare che la possibilità di una guerra sia estremamente improbabile, ciononostante se ciò dovesse accadere, il first strike da parte dell’una o delle altre potenze rappresenterebbe il punto cruciale di una simile eventualità. Sì perché da un lato si ha una Corea del Nord che dispone di una capacità d’offesa che, per quanto limitata, può, potenzialmente, creare danni inimmaginabili alla Corea del Sud. Disponendo di circa un migliaio di missili balistici di vario tipo (prevalentemente a corto raggio) e di parecchie centinaia di tonnellate di armi chimiche (dati, questi, non confermati né confermabili ma comunque da tenere in considerazione), la Corea del Nord potrebbe effettivamente realizzare un attacco preventivo nei confronti della Corea del Sud; responsabilità che, di certo, nessun presidente statunitense vorrebbe addebitarsi. Certo, considerate le basse probabilità che la Cina si schieri a favore di un simile atteggiamento, nell’eventualità che ciò accadesse, si assisterebbe con ogni probabilità alla definitiva estinzione dei Kim. Ma, provando a considerare tale eventualità, la minaccia statunitense di qualche giorno fa di un  attacco preventivo con armi convenzionali risulta quantomeno inverosimile. Questo perché l’unico modo per evitare una rappresaglia massiccia contro la parte sud della penisola coreana non può che consistere in un fulmineo annientamento della stragrande maggioranza della potenza offensiva nordcoreana. Possibilità, quest’ultima, permessa soprattutto da armi atomiche (per quanto la “madre di tutte le bombe”, la Moab, lanciata recentemente può aver lasciato intendere che le armi convenzionali siano tutt’altro che inoffensive). Insomma, un first strike atomico che non lasci alcuna possibilità ad un eventuale second strike, sembrerebbe l’unico vero modo per poter evitare la devastazione che Pyongyang ha promesso a Seul che,però, sarebbe ugualmente colpita dal fallout nucleare.

Una mossa poco astuta

Un’altra questione che fa presumere che una guerra sia del tutto improbabile  riguarda il momento dell’eventuale post-guerra. Cosa dovrebbe accadere una volta eliminata la minaccia nordcoreana? Anche se venissero usate armi convenzionali e non armi atomiche, chi dovrebbe decidere del destino del territorio nordcoreano una volta sconfitto Kim? Quale dovrebbe essere il comportamento della Cina se Seul o gli Stati Uniti dovessero presentare una qualche rivendicazione sul territorio liberato? Quanto potrebbero far bene all’immagine di Trump l’immensa quantità di cadaveri che una simile guerra potrebbe comportare? Come reagirebbe la già stressata opinione pubblica statunitense se per qualche motivo le perdite USA superassero le aspettative? Bastano in effetti queste poche domande per lasciar intendere quanto scatenare ora una guerra contro la Corea del Nord, più che improbabile, sarebbe più che altro una mossa decisamente poco astuta.