Il vice presidente degli Stati Uniti Mike Pence ha annunciato ieri la creazione della Space Force, che sarà la sesta forza armata degli Stati Uniti. Per dominare lo spazio nella sfida contro Russia e Cina.

 

Donald Trump si prepara alle guerre stellari. Il presidente americano vuole il predominio Usa nello spazio, in quello che è considerato il campo di battaglia del futuro. E ieri in un discorso tenuto al Pentagono, il vice di Trump ha dichiarato che la Space Force sarà la sesta forza armata degli Stati Uniti dopo i corpi di terra (Army), d’aria (Air Force), di mare (Navy), dei Marines e della Guardia costiera, tutta rivolta verso futuribili conflitti nello Spazio, con un piano ambizioso che dovrebbe vedere luce entro il 2020.
Pence ha illustrato come i primi passi per arrivare alla Space Force saranno compiuti già quest’anno, con la creazione entro la fine del 2018 di uno Space Command che avrà risorse dedicate e sarà guidato da un generale a quattro stelle che dovrà rispondere al Pentagono, vigilando sulla difesa dello spazio come il Pacific Command vigilia sulla sicurezza dell’Oceano. Sarà istituita anche la figura del sottosegretario alla Difesa per lo spazio che dipenderà direttamente dal capo del Pentagono. Tutto questo anche in attesa di riprendere la corsa alla conquista dello spazio ferma dai tempi del programma dello Shuttle della Nasa.
Ma a cosa servirebbe questa Forza Militare Spaziale? Le parole di Pence, che dirige la politica spaziale nazionale attraverso il National Space Council (Nsc) che Trump ha voluto re-istituire, sono chiare e al contempo agghiaccianti: «Una Space Force si rende necessaria perché competitor e avversari potenziali come Cina e Russia hanno già reso lo spazio un dominio di combattimento e gli Stati Uniti non si tireranno indietro di fronte a questa sfida». A giugno Trump aveva già incaricato il Dipartimento della Difesa di avviare immediatamente il processo necessario per stabilire una forza spaziale come sesto ramo delle forze armate, e il Presidente si «è impegnato a preparare gli Stati Uniti al prossimo campo di battaglia; è giunto il tempo di scrivere il prossimo grande capitolo nella storia delle forze armate, dove i migliori e i più coraggiosi saranno chiamati a impedire e sconfiggere una nuova generazione di minacce al nostro popolo e alla nostra nazione», ha detto Pence che poi ha aggiunto: «Lo spazio è un terreno di battaglia, proprio come la terra, l’aria e il mare. Le amministrazioni precedenti hanno trascurato le crescenti minacce alla sicurezza che emergono nello spazio».
Congresso permettendo, perché per creare la prima nuova forza armata indipendente dal 1947 serve l’approvazione delle due camere parlamentari. E sono molti gli scettici e i critici del progetto, anche all’interno dell’amministrazione. Tra questi, non è un segreto, lo stesso segretario alla difesa James Mattis, si era opposto in passato all’idea del presidente, ma qualche giorno fa ha dichiarato: «Il presidente e io siamo totalmente d’accordo e stiamo lavorando a tutto questo, con il suo ufficio e i sostenitori a Capitol Hill». Ma la strada è in salita: la realizzazione di una nuova branca delle forze armate Usa comporterebbe uno sconvolgimento nell’organizzazione del Pentagono, dove soprattutto i vertici della Air Force sono sul piede di guerra per il timore di perdere parte delle proprie prerogative chiave e quindi una consistente fetta di risorse nonché di uomini. I costi dell’operazione Space Force sono poi considerati da molti esorbitanti ed eccessivi rispetto ad altre priorità: secondo i calcoli del Pentagono la cifra da spendere ammonterebbe ad almeno 8 miliardi di dollari in cinque anni. Ma Trump non ne vuole sapere e ha ordinato di andare avanti, vuole i suoi cavalieri dello spazio, i suoi power rangers, con una loro uniforme, un loro quartier generale, dei loro specifici armamenti e guidati da una catena di comando indipendente. Il piano prevede poi anche l’acquisto di nuovi satelliti di ultima generazione e lo sviluppo di nuove tecnologie per prepararsi a future guerre nello spazio, tutti ambiti in cui Mosca e Pechino negli ultimi anni avrebbero compiuto grandi progressi; Russia e Cina infatti, potrebbero sviluppare armi per bloccare, accecare o distruggere i satelliti che sono cruciali per i sistemi di comunicazione. Nel 2007, la Cina ha distrutto uno dei suoi satelliti, in una prova di un’arma che potrebbe essere utilizzata per bersagliare gli altri; la Russia ha testato un missile che potrebbe essere usato per tracciare e distruggere i satelliti. Per il tycoon che l’America resti indietro su questo terreno è inaccettabile. E rafforzare l’organizzazione esistente non basta, anche quando all’interno dell’aeronautica esiste un comando spaziale di considerevoli dimensioni: creato nel 1982, ha sede nella base aerea di Peterson in Colorado e sovrintende 30.000 persone, comprende il Centro Sistemi spaziali e missilistici, supervisiona i satelliti del Dipartimento della Difesa e utilizza il radar per monitorare i lanci di missili balistici per proteggersi da un attacco a sorpresa sugli Stati Uniti.

Trump, realtà o tattica?
Trump ha subito commentato l’annuncio del suo vice con un tweet:  «Space Force all the way!» Space Force tutta la vita! Incagliato in una polemica mai risolta sui suoi rapporti e le sue reali volontà politiche nei confronti della Russia, insospettito dalle mosse incerte della Corea del Nord sulla denuclearizzazione concordata a Singapore, il presidente prova così a uscire dall’angolo, stupendo la sua base orgogliosamente americana con un nuovo progetto visionario di politica estera. Un’idea da film, così evidentemente che molti osservatori nutrono perplessità sul fatto che possa essere davvero realizzata. Come dire, visto che nel Pianeta Terra più dei dazi e della politica protezionista non riusciamo a fare, proviamo a fare nuovamente grande l’America nello spazio. Attraverso una vera e propria chiamata alle armi del futuro che evoca toni da Guerra Fredda, nei giorni in cui è tornata a salire la temperatura nei rapporti con Mosca, oltre che a indurirsi  per il momento sul fronte commerciale  lo scontro con la Cina di Xi Jinping. Il progetto cui lavorerà il Pentagono, dovrà essere pronto entro il 2020, non stranamente proprio l’anno in cui cadranno le prossime elezioni presidenziali, cui Trump ha già iniziato a rivolgere il pensiero. E a confermare il gusto elettorale della proposta è spuntato sui canali della campagna Trump 2020 un sondaggio aperto tra i sostenitori sul futuro logo da attribuire alla Space Force.
Quindi la Space Force è solo una tattica della campagna Trump? Qualche ora dopo l’annuncio di giovedì, il manager della campagna elettorale per la rielezione del 2020 di Trump Brad Parscale, in una e-mail ai sostenitori repubblicani, ha dichiarato che la campagna «venderà una nuova linea di attrezzi con insegne Space Force» e ha chiesto ai destinatari di votare sei possibili loghi. «Il presidente Trump vuole uno Space Force, uno sforzo rivoluzionario per il futuro dell’America e l’ultima frontiera», ha scritto.
Quest’ultima mossa di Trump non poteva perciò non avere una sua declinazione pop legata a un’operazione strettamente commerciale e di merchandising: ed ecco il tweet di Parscale con una serie di possibili loghi che le persone potranno votare nei prossimi mesi per decidere l’immagine coordinata da abbinare a questa nuova Forza Militare dello Spazio. Tutto questo a ricordare il film di fantascienza bellica del 1997 Starship Troopers diretto da Paul Verhoeven, liberamente tratto dal romanzo Fanteria dello spazio del 1959 di Robert A. Heinlein. Il film, che raccontava le gesta di un plotone di Fanteria Mobile che aveva l’obiettivo di distruggere una specie aliena insettoide, era una forte critica alla società americana e alla politica degli Stati Uniti, che secondo il regista avevano la tendenza a usare il potere e la violenza contro tutti gli obiettori. Non per niente molti riferimenti estetici del film si rifacevano ai film degli anni 30 di Leni Riefenstahl, la regista del regime nazista. Ecco, anche l’estetica dei loghi scelti da Trump & soci, piuttosto banale e antiquata, molto videogame arcade anni 80-90, si rifà a quell’immaginario e non è certo un caso che la rete si stia rapidamente riempendo di mille meme che associano questi due mondi.

Le reazioni critiche
Sull’effettiva fattibilità del piano sono in molti tuttavia a nutrire dubbi. Sul piano politico, poi, i Democratici non hanno esitato a mettere in ridicolo la sparata del duo Trump-Pence. «Forse, ma proprio forse, dovremmo prima assicurarci che le persone non muoiano per la mancanza di un’assicurazione sanitaria prima di iniziare a spendere miliardi per militarizzare lo Spazio», ha twittato l’ex candidato alla Casa Bianca Bernie Sanders. Qualche dubbio sull’apertura di un cantiere tanto oneroso sembra serpeggiare anche tra i Repubblicani, ma soltanto “off the records”. Così ha attaccato il senatore democratico Brian Schatz: «Nessun Repubblicano può dire a Trump quanto sia un’idea stupida e questo ci fa capire quanto sia pericoloso avere un leader che non può essere contraddetto nelle sue follie».
Infine gli stessi astronauti della Nasa si sono schierati su posizioni del tutto critiche. Scott Kelly, veterano delle missioni spaziali della Nasa e inoltre ex pilota top gun della marina militare Usa, ha detto alla rete tv americana Msnbc: «Per me la domanda numero uno è: stiamo parlando di nuove capacità offensive nello spazio nelle armi spaziali? Alcune di queste cose sono limitate da trattati internazionali sottoscritti dagli Stati Uniti sin dagli anni ’60. Quindi non mi è chiaro quale sia lo scopo di questo nuovo ramo dell’esercito che sarà incredibilmente costoso e che aggiungerà burocrazia a un comparto già molto burocratizzato. E la mia grande preoccupazione è che lo spazio è stato finora un ambiente dove possiamo lavorare in modo pacifico con tutte le nazioni del mondo, e cambiarlo senza una ragione chiara a questo punto, come ho detto, è piuttosto difficile da capire». L’esempio più immediato è la stazione spaziale internazionale, Iss, in nome della quale non è mai mancata la collaborazione fra grandi potenze anche quando sulla Terra la tensione raggiungeva livelli preoccupanti. Inoltre i costi delle imprese spaziali oggi sono elevatissimi e richiedono l’alleanza fra nazioni: sono in molti a credere che l’uomo sbarcherà su Marte per colonizzarlo solo quando la missione sarà effettivamente mondiale e non di questo o quello stato.

 

Emanuele Forlivesi