È il 18 gennaio 2017, sono le ore 9.30 e l’Abruzzo è messo in ginocchio dalle forti nevicate. All’interno del Rigopiano – Gran Sasso Resort sta per accadere l’imprevedibile; una valaga investe l’intero stabilimento causando la più grave tragedia avvenuta in Italia.

Alle 7.00 della mattina la Provincia di Pesacara è consapevole che Rigopiano è isolata e che un semplice spazzaneve non avrebbe potuto spostare la neve. L’informazione arriva da chi la notte alle 3.00 era in strada a pulire.

Tra neve, allagamenti, mura di ghiaccio, migliaia di persone senza luce, treni fermi, viabilità bloccata, sono tante le richieste di emergenza arrivate alla Prefettura e alla Provincia, ma una in particolare viene sottovalutata. È quella che arriva da Rigopiano dopo le 14.00.

“Quello dell’albergo non deve rompere il c.. Deve stare calmo” queste la parole del dirigente del servizio viabilità in risposta alle richieste di intervento del direttore del Resort. Un’intercettazione shock, rivelata da Il Messaggero che mette in luce dei retroscena sconvolgenti che hanno influito sulle morti avvenute nella tragedia.

Sono infatti ben 29 le vittime e 11 i feriti. La slavina si stacca da una cresta sovrastante e si dirige prima a destra, poi a sinistra, arrivando ad investire violentemente l’albergo. Il Resort da luogo paradisiaco si trasforma in un inferno in cui le vite delle 29 persone rimarranno intrappolate per sempre.

La macchina dei soccorsi si attiva solo alle 19.30. Impossibilitati dalle condizioni in cui riversa la Regione, i soccorritori della Guardia di Finanza e del Corpo nazionale soccorso alpino, si dirigono verso l’hotel avanzando con gli sci. Dopo due ore di camminata il gruppo riesce a raggiungere Rigopiano. Solo verso le 12 vengono raggiunti dalla colonna motorizzata dei mezzi di soccorso. Inizia così un’operazione salvataggio durata 58 ore e l’operazione di ricerca terminerà solo il 26 gennaio.

Omicidio e lesioni colpose sono le imputazioni principali per i 23 indagati nella tragedia. Secondo i carabinieri forestali, infatti, i soccorsi si sono attivati troppo tardi, quando ormai gestire l’emergenza era impossibile.

Francesca Interlandi