POCHI GIORNI AI PRIMI APPUNTAMENTI DEL DOPO ELEZIONI. SI SUSSEGUONO I COLLOQUI, SI CERCANO ALLEANZE E, INEVITABILMENTE, CON I PROBLEMI ITALIANI SI DOVRANNO AFFRONTARE ANCHE QUELLI CHE RIGUARDANO LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Elezioni alle spalle adesso è tempo di quagliare e di provare a governare. In campagna elettorale si è parlato poco di politica estera se non per la questione immigrazione. I fronti aperti sono molti e lo vediamo in queste ore tra Russia e Gran Bretagna. Ma ci sono fronti spalancati da molti anni. Prima l’Isis poi i curdi. Fatto sta che in Siria non c’è pace da almeno sette anni. Sette lunghi anni, i primi dei quali, passati in secondo piano e soltanto gli ultimi tre, sulle prime pagine dei media.

È di queste ore la notizia che le forze siriane vicine alla Turchia, avrebbero preso il controllo del centro di Afrin e che avrebbero cacciato i curdi. Una notizia che da qualche parte si afferma non del tutto vera. Ma non è su questo punto che vogliamo soffermarci. Piuttosto sulla realtà siriana e sul popolo siriano che ha vissuto e sta vivendo una tragedia epocale. Le bombe che hanno praticamente cancellato Aleppo ed altre città siriane hanno radici molto profonde e legami internazionali insospettabili. Che ci siano evidenti interessi attorno al conflitto non lo si scopre adesso. Che ci sia qui, come altrove, un largo traffico di esseri umani è altrettanto noto così come è noto l’interesse economico e il risultato dell’equazione è scontato. Sconfitto l’Isis (ma è proprio così?) non è ancora stata sconfitta la crudeltà di una guerra assurda che pesa sui più deboli, come al solito.

E tra i deboli, ci sono ovviamente i bambini le cui immagini fanno il giro del mondo. È stato così con il piccolo Omran scampato al crollo della sua casa di Aleppo, coperto di sangue e polvere. Lo stesso per Aylan, questa volta non scampato alla violenza delle onde che lo ha prima inghiottito e poi restituito ad una spiaggia di Bodrum. Oggi il volto della guerra è rappresentato da un altro bimbo, riccioli biondi, di poco più di un anno di età. Suo padre scappa dalle bombe e lo custodisce amorosamente dentro una valigia che porta con sé, lasciando scoperto soltanto il suo viso. Dorme il bimbo e, ancora una volta, l’immagine commuove, resta impressa nella memoria, è condivisa sul web. In attesa, è inevitabile purtroppo, di un’altra immagine che ci tocchi il cuore, che ci distragga per qualche istante dalle diatribe politiche nostrane e che sostituisca quella del bambino in valigia.

Si dirà: e i problemi di casa nostra? Già casa nostra. Sbaglia chi pensa di chiudere la porta e star fuori da tutto il resto. La nostra è una dimora senza porte ma con tante finestre spalancate sul resto del mondo e chi fa finta di non vedere è colpevole tanto quanto lo è chi lancia bombe e costringe popolazioni innocenti a fuggire. Chiunque sarà chiamato a governare l’Italia nei prossimi giorni, chiunque si allei con l’altro, DEVE risolvere non pochi problemi. Di certo sarà comunque costretto a guardare da quelle finestre perché politica nostrana e politica estera vanno a braccetto e non hanno certo bisogno di slogan scontati frutto di rabbia. Piuttosto di decisioni condivise e strategie comuni.