Storie dal Mondo

TRA CANI E PADRONI

Cina e Corea del nord, un rapporto ambiguo dai risvolti sempre e comunque interessanti

Particolare”. Difficilmente si potrebbe descrivere in maniera diversa il rapporto che intercorre tra le potenze nucleari di Cina e Corea del nord. Particolare perchè il filo che unisce queste due potenze non si capisce se sia solido e resistente o estremamente fragile. Gli ultimi accadimenti, in effetti, non aiutano molto a comprendere, bensì, alimentano l’aura di ambiguità che accerchia tale rapporto. Ciononostante, non mancano informazioni interessanti che aiutino ad immaginare quale potrà essere un plausibile prossimo futuro.

Da un lato, si assiste ad una Cina agguerrita, scomodata dall’atteggiamento irresponsabile di un Paese piccolo ma, per sua sfortuna, estremamente rilevante. Una Cina che è arrivata ad appoggiare pienamente la posizione assunta dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU relativamente al test nucleare portato avanti dalla Corea del nord. L’11 ottobre, infatti, il portavoce del ministero degli esteri cinese Geng Shuang, ha reso noto che la Cina seguirà proprio questa linea di condotta, anche se ha sottolineato che i provvedimenti relativi dovranno essere indirizzati solo alle attività nucleari.

 

 

Dall’altro lato, però, non si può non tener conto di alcuni “piccoli” accadimenti di questi ultimi tempi, come ad esempio la visita in Corea del nord del vice ministo agli affari esteri cinese Liu Zhenmin avvenuta a fine ottobre. “Entrambe le parti continueranno a favorire meccanismi di connessione reciproca, rafforzando la comunicazione e la coordinazione e mantenendo la pace e la stabilità lungo il confine”. Queste le parole del vice ministro, parole condite con precedenti aiuti umanitari inviati alla Corea del Nord in seguito alla distruzione portata da un’alluvione.
Non si può poi non tener conto delle rivelazioni che Wikileaks avrebbe fornito riguardo alla volontà delle candidata uscita sconfitta alle presidenziali USA, Hillary Clinton: “Circonderemo la Cina con le difese missilistiche, se non fermerà il programma nucleare della Corea del nord”, con riferimento al pericolo nucleare che arieggia in quelle zone dell’Asia, esplicitando come gli USA non accetteranno una politica del laissez faire cinese nei confronti della Corea del nord. Parole forti che potrebbero fungere da ulteriore incentivo per la Cina nel dimostrare un ancor maggior impegno nell’arginare gli uomori del despota Kim Jong-Un.

Come se non bastasse, ad infiammare ancora la situazione c’è la questione del Mare cinese meridionale e, in tal senso è bene prendere nuovamente le affermazioni della Clinton: “Quanto alle pretese di Pechino sul Mar cinese meridionale, non hanno alcun senso geografico e storico: secondo questa logica, potremmo rivendicare l’intero Oceano Pacifico. Noi l’abbiamo liberato, noi l’abbiamo difeso. Avremmo così tanti diritti. Potremmo chiamarlo Mare americano ed estenderlo dalla California alle Filippine”. Argomenti che quasi rimandano alle dispute di groziana memoria sul mare liberum. Se poi si guarda al candidato uscito vincitore alle presidenziali, Donal Trump, e alla sua idea di rapporto con la Cina, ben si intende come non proprio di pace e amore sia condito il legame tra Occidente e le due (rosse) potenze. Anche se le vere intenzioni del neo presidente restano perlopiù un mistero e c’è anche chi dice che tutto sommato alla Cina, Trump, non dispiaccia poi troppo

Resta però da chiedersi quanto sia solido il rapporto tra Cina e Corea del nord. Sicuramente molto, questo è indubbio, non è però detto che lo sia anche il legame tra Cina e Kim Jong-un. Si perché una cosa è il legame con un certo territorio e un certo popolo che, intrinsecamente, ha una notevole importanza strategica, un’altra è il legame con un dittatore che, per quanto utile in certi momenti (avere a disposizione un cane da guardia che sappia, anzi, che possa, abbaiare, fa sempre comodo), tende a creare più problemi di quanti non ne aiuti a risolvere.

Viste e considerate le recenti diserzioni che hanno interessato il regime del nevrotico dittatore (si pensi alla fuga in gran carriera dell’ambasciatore nordocreano Thae Yong-ho, primo caso di diserzione di un ufficiale di rilevo) e le problematicità che le scelte di tale dittatore portano in seno all’amministrazione cinese, non è da escludersi che a breve si assiterà ad un qualche cambiamento. Cambiamento che però potrebbe avvenire solo grazie ad una spinta proveniente dall’interno (con l’appoggio di personaggi chiave del regime) o attraverso la Cina. Nessun altro infatti, potrebbe intervenire in Corea del nord senza creare un disastro geopolitico di dimensioni bibliche. Non resta quindi che aspettare e vedere, da un lato, se il padrone saprà mettere a cuccia il mastino o se preferirà, in un modo o in un altro, liberarsene, dall’altro, se la Corea del nord troverà il modo di allontanare lo scomodo personaggio che al momento la rappresenta così drammaticamente.

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Federico Molfese

Laureato in Relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, ha approfondito i suoi studi seguendo un master in Mediazione interculturale e interreligiosa presso l’Accademia di Scienze Umane e Sociali di Roma. Appassionato di geopolitica e attento a temi quali diritti umani, dialogo nelle sue più svariate forme, fondamentalismi e metodi per la risoluzione dei conflitti, ha svolto diverse conferenze presso alcuni istituti scolastici di Roma. Attraverso un periodo di stage presso l’Onlus “InMigrazione”, nel campo dell’accoglienza dei migranti in territorio nazionale, ha potuto ulteriormente approfondire la sua conoscenza riguardo il rapporto che intercorre tra lo Stato italiano, l’Unione Europea ed il fenomeno migratorio. Per diletto si interessa allo studio delle religioni e della simbologia sacra, nonché all’insegnamento di diverse discipline marziali. Ama storie fantasy di autori come Tolkien, Michaele Ende, Jule Verne e Stevenson e nutre una grande passione per la scrittura.

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