Roma- Ai tempi del dibattito sull’etica del giornalismo e dell’aspra battaglia sul ruolo della stampa libera, c’è una serie tv che andrebbe inserita come corso di formazione obbligatorio per i futuri – e odierni– cronisti.

“The Newsroom”, la stanza delle notizie è quella in cui i produttori americani decidono cosa andrà in onda. Le tre stagioni del serial narrano appunto il dietro le quinte di un noto telegiornale statunitense e il punto di forza è proprio nel “come” si costruisce e si sceglie la notizia.

“Come si fa la migliore informazione possibile?” Se lo chiede all’inizio la protagonista, la produttrice Mackenzie McHale: semplicemente decidendo di fare un giornalismo “donchisciottesco”, un giornalismo al servizio della verità e del cittadino, costruito su regole e fonti certificate, un giornalismo che esclude il gossip e predilige l’informazione che sarà utile all’elettore al momento del voto. Una sfida che i personaggi porteranno avanti contro tutto e tutti (i mulini a vento citati), contro i capi, la concorrenza, gli ascolti, le perdite personali e l’intero establishment mediatico. Forse a tratti retorica, se per retorica significa essere convinti di fare la cosa più giusta.

La serie è strabordante di parole: non a caso è scritta in modo eccelso dal premio Oscar Aaron Sorkin (The social network) e la sua impronta nei dialoghi – strepitosi, intelligenti, divertenti  – si sente tutta. Sceneggiatura di alto profilo anche nella rifinitura dei personaggi, logorroici e adorabili (l’altro elemento di interesse dello show), come di livello sono i loro interpreti. Un sorprendente Jeff Daniels è l’anchorman di punta Will McAvoy: un presentatore eccezionale che però ha dimenticato il suo ruolo di informatore, fino a quando arriva la nuova produttrice Mackenzie che porterà la ventata di rivoluzionaria “missione civilizzatrice” nell’immaginario canale notiziario “ACN”.

C’è anche molta contemporaneità nella serie che accompagna fatti realmente accaduti: dall’emozionante puntata dedicata alla cattura di Bin Laden, alla rielezione del presidente Obama fino all’attentato alla maratona di Boston. The Newsroom racconta con i toni della comedy il giornalismo come mai era stato fatto prima in tv, racconta anche dei suoi fallimenti, delle sue cadute, delle scelte difficili che ogni giorno un cronista ha di fronte. Negli States la serie è stata anche criticata da alcuni perché percepita come presuntuosa: i principi a cui fa riferimento però – verità, equilibrio, correttezza dell’informazione – appaiono più come valori a cui tendere e difficilmente contestabili. I protagonisti sono umani e fallibili: per questo ancora più amabili. Certo, in un mondo ideale come quello televisivo ritratto, in cui l’editore o il direttore (straordinari Jane Fonda e Sam Waterston) sono dalla parte dei giornalisti, tutto potrebbe apparire più semplice. Ma quando è l’intero mondo giornalistico a piegarsi al sensazionalismo, alla veridicità sacrificata nella rincorsa della notizia e al copiaeincolla, c’è qualcosa di romantico e – appunto – donchisciottesco in un gruppo di personaggi seppur inventati, in cui ogni giornalista può rintracciare un pezzetto della propria solitaria battaglia alla ricerca della verità.

Valeria Costantini