Parabola di Hillary Clinton nella realtà e nella finzione. L’America e l’attualità raccontata attraverso le serie Tv…

Roma- La serie “liberamente” ispirata a Hillary Clinton aveva già anticipato la parabola della candidata alla presidenza degli Stati Uniti. “The good wife” è stato il miglior legal-drama degli ultimi anni: sette stagioni pluripremiate, molto avvincenti, nel segno dell’eleganza.

 Ascesa e cadute – molte – di Alicia Florrick, moglie del procuratore capo di Chicago, travolto da uno scandalo sessuale e politico. Una storia simile a quella di tante donne, mogli umiliate pubblicamente dai difetti dei propri mariti che però, come nel caso dell’eroina tv, decidono di restare accanto al loro uomo. Per poi risorgere ad ogni puntata, più forte di prima, con gli spettatori a fare il tifo, dopo l’ennesima batosta, dopo l’ennesimo inciampo.

Splendidamente interpretata da Julianna Margulies, alla protagonista – sola, sbattuta in prima pagina su tutti i giornali – non resta che ricostruire la propria dignità, battersi per i propri figli. Ricomincia da zero, l’agguerrita avvocatessa che da dodici anni ha lasciato la carriera per badare alla sua famiglia, ormai devastata. Ed è nelle aule dei tribunali che Alicia Florrick si rimbocca le maniche, indossa i guantoni e si trasforma, stagione dopo stagione, in un simbolo quanto mai moderno di un nuovo femminismo. Quello al di là dei falsi moralismi, delle convinzioni dei benpensanti e del politically correct.

Cade e si rialza Alicia, si innamora e perde, fino alla sconfitta che ricorda molto quella della vita in parallelo della donna che ha, volente o meno, ispirato la serie. Come Hillary Rodham Clinton (anche lei avvocato penale, ben prima di diventare First Lady, senatrice e Segretario di Stato con Barack Obama), anche la protagonista tenta la candidatura contro tutto e tutti, quella alla poltrona a procuratore di stato. Non più spalla e ombra del marito, nel frattempo diventato Governatore. Risorge e vince anche, fino a quando non emerge uno scandalo – di cui lei è ignara – e il Partito Democratico la abbandona sull’altare degli interessi politici.

I colpi di scena sono il punto forte di una serie magistralmente scritta, corredata da personaggi strepitosi e originali. A partire da quelli femminili, mai banali: dalla socia di Alicia, Diane Lockhart, energica in tribunale quanto nelle sue convinzioni di “sinistra”, all’investigatrice dello studio legale, la conturbante e coraggiosa Kalinda Sharma, alla stravagante e spassosa Elsbeth Tascioni. Impossibile però non citare lo stratega politico Eli Gold, cinico e logorroico, furbo e tenero allo stesso tempo: irresistibile.

Senza dimenticare i casi giudiziari, coinvolgenti e terribilmente accattivanti, spesso estremi, ma raccontati con sceneggiature scoppiettanti e di alto livello.

Se Alicia ha insegnato qualcosa a Hillary (e in realtà a tutte le donne), è che sono incredibilmente forti, che nulla può fermarle. Che una caduta è solo l’inizio di qualcosa di nuovo.

Valeria Costantini