Cronache di Roma

TERRORE ALLO STADIO

Per un caso forse oggi il bilancio delle vittime di Parigi è circoscritto. Le esplosioni durante l’incontro Francia-Germania portano a fare alcune considerazioni che riguardano la sicurezza e i provvedimenti presi ad esempio a Roma

Roma- A poche ore dalle stragi di Parigi, nel momento in cui si fanno considerazioni a mente fredda, quando il cuore e la mente sono ancora sconquassati dalle immagini, dalle decine e decine di storie che si susseguono e si intrecciano, ecco un pensiero: lo stadio.

È lì che erano concentrate il maggior numero di persone. È lì (scegliendo Francia-Germania, non un incontro qualunque e alla presenza de le president de la Repubblique Holland) che i terroristi potevano oggi vantarsi di aver battuto il record di vittime in una volta sola. Per fortuna non è stato così.

È stato un caso? Qualcosa, nel percorso di sangue degli attentatori, non ha funzionato? Sappiamo che uno di loro aveva il biglietto, sappiamo che le esplosioni che hanno interrotto la partita, lasciato sgomenti calciatori e pubblico, non sono avvenute all’interno. La domanda è: e se un kamikaze si fosse fatto esplodere sugli spalti?

A Roma, in questi mesi, è in atto, non sappiamo se definirla una forma di protesta, lo “sciopero dei tifosi”. Per meglio dire, di una parte di loro, quella ritenuta più calda, quella del cuore delle curve. Di entrambe le curve, di fede romanista e di fede laziale. Perché è presto detto. Il prefetto Gabrielli, lo stesso chiamato a guidare la Capitale non solo per il Giubileo, ha pensato di dividere in tre parti le curve per motivi di sicurezza. “La curva non si divide” dicono i tifosi che hanno deciso di disertare gli spalti facendo mancare il loro supporto alla squadra che, nel caso della Roma, è noto, su quel tifo ha sempre contato, tanto che i tifosi della Magica erano il dodicesimo giocatore in campo.

Non ci soffermiamo, in questa occasione, sul tema specifico ma, a proposito dei fatti di Parigi, sulla sicurezza. Perché in concomitanza con la divisione delle curve romane, è stato predisposto proprio in quei settori, un servizio di controllo che, scusi Gabrielli, non serve a nulla.

Chi frequenta le curve ed i distinti sud ad esempio (dove peraltro è stato predisposto il settore famiglia con tanto di bimbi al seguito) vengono effettuati controlli che prevedono anche di far togliere le scarpe ai tifosi! Non a tutti ovvio. Ma chi sceglie chi? Ed inoltre, coltelli, botti e quant’altro, non è detto che si debbano nascondere nelle scarpe o nei giacconi. È infatti emerso che ottimi nascondigli sono i panini e persino gli assorbenti femminili.

A dimostrazione che il problema è molto più complicato che risollevare la Concordia adagiata su un fianco all’isola del Giglio. Cosa fare? Controllare minuziosamente, come in aeroporto, tutti i tifosi bambini inclusi? Non basterebbe un esercito a fronte di 20, 30, 50mila persone. E i controlli dovrebbero iniziare tre giorni prima.

Questo per dire quanto sia complicato predisporre un servizio d’ordine in un ambito così esposto quale è lo stadio, o una piazza o ancora, una città come Roma anzi, qualsiasi città medio-grande. Senza parlare poi degli imminenti Europei che si terranno proprio in Francia!

Dobbiamo arrenderci? Come se ne esce da tutto questo? Non sta a noi dirlo. Ci sono le autorità, le diplomazie, gli Stati, i servizi segreti e tutte le forze che “governano il pianeta”. Noi possiamo soltanto raccontare fatti, fare considerazioni e, come tutti, cercare di vivere nelle regole, quelle stesse che spesso sono proprio i “potenti della terra” a non rispettare e a non far rispettare.

In queste ore ci si interroga se sia il caso o meno di annullare il Giubileo. Certo, è un lungo periodo a rischio ma perché a Parigi, a Beirut pochi giorni fa, c’era forse l’Anno Santo? Suvvia, i terroristi, anche quelli che hanno insanguinato l’Italia alla fine degli anni ’70, colpivano come e quando volevano. Ci siamo dimenticati piazza della Loggia a Brescia, l’Italicus o la stazione di Bologna, per non parlare del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro?

La PACE si costruisce giorno dopo giorno e, certo, non commerciando armi, non seminando odio con un titolo di giornale, non facendo la guerra preventiva. E non è demagogia o buonismo pensare a quel giovane “pianoforte in spalla”, come canta Venditti, che davanti al teatro Bataclan ha iniziato a suonare Imagine.

Emanuela Sirchia

Emanuela Sirchia

Nel 1983 si iscrive all'Università di giornalismo di Camerino. Nell'ottobre del 1988 approda al neo nato "Il Giornale di Ostia", dove rimarrà per 25 anni. Dal marzo 1991 è iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio. Già collaboratrice per Paese Sera, ha scritto per il giornale aziendale dell'Acea e per il settimanale Free Magazine. Dal 2008 al 2013, è nell'ufficio stampa e pubbliche relazioni del Municipio X e dal 2006 a tutt'oggi ricopre l’incarico di addetto stampa del teatro Nino Manfredi. Ha scritto di cronaca nera, bianca, sport, spettacolo, arte e cultura. Tra i personaggi da lei intervistati: Tito Stagno, l’uomo della luna, Giorgio Albertazzi, Franca Valeri, Paola Gassman, Valeria Valeri, Gianrico Tedeschi e vari campioni sportivi come Bruno Conti, Rudi Voeller e Beppe Giannini. Per la giudiziaria, ha seguito la vicenda dei fratellini Brigida, il caso Marta Russo e l’omicidio di via Poma. E’ stata inviata per il Giubileo del 2000 e dal 1994 è accreditata in Campidoglio. Dice di sé: “ogni volto, ogni storia, ogni mostra visitata, ha lasciato un segno indelebile, esperienze di vita che non hanno eguali”.

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