Devastata l’isola di Sulawesi, un’onda di 6 metri si è abbattuta su un festival in spiaggia. Bilancio vittime destinato a salire; dall’ospedale: «Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile».

 

Strage in Indonesia: almeno 380 persone sono morte a causa del terremoto di magnitudo 7.5 e del successivo tsunami che ieri, venerdì 28 settembre, hanno devastato la città di Palu, sull’isola di Sulawesi. Il bilancio, purtroppo provvisorio, è stato comunicato dall’Agenzia nazionale indonesiana per la gestione dei disastri (BNPB), ed è probabile che salirà nelle prossime ore. Intere zone dell’isola ancora non sono state raggiunte dai soccorsi, comprese le città di Donggala e di Mamuju, e per le quali quindi non si conosce il numero dei morti. Moschee, centri commerciali e decine di altri edifici sono stati distrutti a Palu, città di 380mila abitanti costruita su una baia, che potrebbe avere amplificato l’intensità dello tsunami. A Donggala è crollato un importante ponte. Solo due mesi fa, a sud di Sulawesi, un’altra zona, l’isola di Lombok era stata colpita da due potenti scosse nel giro di una settimana, facendo oltre 500 morti.
Il terremoto, di magnitudo 7,5, si è verificato alle 18.14 ora locale (in Italia le 12.14 di mattina), con epicentro circa 78 chilometri a nord di Palu. Poi lo tsunami, con onde alte vari metri che si sono abbattute sulle coste dell’isola di Sulawesi, spazzando via molte case sulla riva delle cittadine di Palu e Donggala mentre la gente, nel panico, fuggiva. Il maremoto è seguito alla seconda scossa di terremoto, prima ce ne era stata un’altra, sempre forte ma di minore intensità, con una magnitudo di 6,1 che aveva già provocato un morto e almeno una decina di feriti. La scossa successiva, quella delle ore 18, a soli 10 chilometri di profondità, è stata in confronto devastante.
I soccorsi stanno incontrando molte difficoltà, centinaia i feriti ricoverati negli ospedali e molte persone mancano all’appello, riferisce il portavoce dell’agenzia per i disastri. Distrutto il centro commerciale della città, mentre le comunicazioni sono difficili in quanto l’elettricità è stata tagliata ostacolando gli sforzi di ricerca e di salvataggio. Danni anche alla torre e alla pista dell’aeroporto di Palu dove comunque i voli sono garantiti da AirNav che supervisiona il traffico aereo. A Palu, il primario dell’ospedale Undata Komang Adi Sujendra, ha lanciato un drammatico appello per assistenza: «Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile. Abbiamo bisogno di ospedali da campo, personale ospedaliero, medicine e coperte», ha affermato. Gli edifici dell’ospedale sono rimasti danneggiati dal sisma. «Ci sono notizie di numerosi edifici crollati per colpa del terremoto», ha detto il portavoce Sutopo Purwo Nugroho, ammettendo però che il buio e l’interruzione delle linee di telecomunicazione rendono impossibile stime più precise e rallentano i soccorsi.
I primi video amatoriali dei testimoni, rimbalzati in tutto il mondo, mostrano immagini di un’onda e di un muro d’acqua che si abbattono sulle coste, distruggendo ogni cosa sul cammino. Il momento dell’avvicinamento della massa d’acqua e dell’impatto è stato ripreso da un residente con un telefonino, mentre con altre persone era al riparo all’ultimo piano del centro commerciale Palu Grand Mall, sul litorale. Nel filmato si vede l’acqua spazzare una prima linea di abitazioni, per poi penetrare violentemente all’interno della città per centinaia di metri, avvolgendo palazzi e strutture, tra cui la moschea Baiturrahman, la principale della città, già danneggiate dal sisma. In un altro filmato, ripreso da una nave, si vedono decine di case di legno galleggiare sull’acqua. Immagini che riportano alla memoria la tragedia del 26 dicembre del 2004 quando un tremendo tsunami sconvolse l’intero sudest asiatico facendo almeno 230 mila vittime. Quella tragedia causò oltre 180mila morti nella sola Indonesia. L’Indonesia è uno dei Paesi più a rischio al mondo per i terremoti: l’arcipelago di oltre 17mila isole si sviluppa infatti lungo il cosiddetto Anello (o Cintura) di Fuoco, una catena di faglie sismiche che abbraccia l’Oceano Pacifico e lungo il quale si innalzano centinaia di vulcani.

L’allarme tsunami non ha funzionato
L’isola di Sulawesi, una popolare meta turistica, è stata raggiunta da onde alte fino a sei metri. Situata tra il Borneo e le isole Molucche, ha una superficie di 174mila chilometri quadrati, è l’undicesima isola mondiale per estensione e ha una forma particolare, perché è formata da quattro diverse penisole. Ci vivono almeno 16 milioni di persone e si stima che tra Palu e Donggala, che si trovano nel nord dell’isola, vivano almeno 600mila persone. Sull’isola, e in particolare sulla costa, c’erano più persone del solito perché nella notte tra venerdì e sabato sarebbe dovuta iniziare una festa per una celebrazione locale ma l’onda anomala ha travolto tutto. E questa tragedia non mancherà di scatenare polemiche visto che l’allarme tsunami, diramato dopo il sisma, era stato tolto dalle autorità mezz’ora dopo. L’ente di meteorologia e geofisica indonesiano (BMKG), aveva dato un’allerta tsunami poco dopo il terremoto, ma a quanto sembra quando lo tsunami era già arrivato sulle coste. Molte persone erano infatti sulle spiagge o nelle zone adiacenti della città, e sono state travolte dall’onda.

 

Emanuele Forlivesi