Cronache di Roma

TANGENTOPOLI E LA RIVOLUZIONE MANCATA DEL 1992

Quando scoppiò la “bomba” di mani pulite gli italiani credettero, ingenuamente, che 20 anni di classe politica corrotta sarebbero stati cancellati in un attimo. Invece, dopo oltre due decenni il virus della corruzione è ancora lì

 

Roma – Bettino Craxi usciva, scortato, dall’hotel Raphel di Roma. Ad attenderlo, centinaia di persone inferocite da un sistema partitico che li aveva derubati senza vergogna. Il grido di rabbia si alzava alto, surclassando quello delle sirene delle auto della polizia. “Vuoi pure queste” urlava la folla, sventolando al cielo banconote con fare provocatorio.

 

Oggi, a più di vent’anni da quella storica giornata, che sancì la fine della prima repubblica e l’inizio della seconda, tutto sembra essere rimasto immutato. Bloccato come in un’istantanea.  Diverse generazioni, tutte ugualmente interessate, però, nel capire cosa sta succedendo al nostro paese. Un paese dove, nonostante i continui scandali, non sono sufficienti 750 giorni per fare una legge anti-corruzione, sintomo evidente che ha mancare sia proprio la volontà politica più che i numeri parlamentari.

 

Pensare, però, che in quei giorni di fervore sociale qualcosa sembrava poter realmente cambiare. Le premesse c’erano tutte. L’entusiasmo e la speranza era così palpabili da potersi tagliare con un coltello. Un’intera classe politica stava, infatti, per essere “distrutta” dagli avvisi di garanzia che fioccavano neanche fossimo a natale. Tutto si è fermato lì, però. Le bustarelle hanno lasciato il posto all’escamotage dei rimborsi, come quei 6 mld per il MOSE di Venezia inseriti nella legge obiettivo voluta dal Governo Berlusconi.

 

Così, da “Repubblica delle banane” ci siamo trasformati nel “paese dei rimorsi”. Il sistema di male affare che avvolge il panorama politico italiano, infatti, adesso si è rigenerato ed evoluto. Un apparato, dove il controllato sceglie il controllore e dove la politica non sente più neanche l’obbligo morale di farsi da parte. Infatti, prendendo in prestito le parole del Dott. Davigo, la politica non ha mai smesso di “rubare” ha solo smesso di vergognarsi di farlo.

 

In tutto questo, però, qualcosa sembra sia successo, ma non deve farci sospirare di sollievo. Si, perché mentre all’epoca di tangentopoli si “rubava” per una contorta disciplina d(e)i partito(i). Oggi, invece, dietro a tutto questo non ci sono più le grandi personalità politiche, deus ex machina, che un tempo avevano sempre e comunque l’ultima parole. Adesso, le cronache giudiziarie sono piene di personaggi politici di basso rango che si macchiano di questo vile crimine politico, prima ancora che giuridico, per puro interesse personale.

 

La domanda, allora, nasce spontanea: cosa ha finito per rendere nullo, o quasi, l’immane lavoro portato avanti dal pool di mani pulite? Secondo Alessandro Fabbri, creatore della fortunatissima serie televisiva 1992, la causa va ricercata nella stessa classe politica. Per capirlo, dobbiamo pensare le indagini di Antonio di Pietro & C. come ad una operazione chirurgica, dove la magistratura si era occupata di togliere il male “incurabile” che affliggeva il paese. Sarebbe spettato, poi, alla politica aggiungere quello che mancava per cambiarne il destino.

 

Tutto questo, però, non è mai accaduto. Considerazione che rende quel: “alzi la mano chi tra di voi pensa di avere la coscienza pulita”, pronunciate da Craxi in Parlamento, quanto mai attuali. Ma a preoccupare ancora di più è la rassegnazione che ha finito per invadere gli animi e le menti degli italiani. Un’impotenza che ha reso vano qualsiasi cambio di rotta. Impotenza, che a tratti si è fatta preoccupazione. Un angustia che era già emersa sul finire dell’epopea di mani pulite, quando l’entusiasmo andava scemando di pari passo con la paura che quei “magistrati rompi scatole” non si sarebbero fermati solo ai politici. Così, coloro che per anni hanno sostenuto a spada tratta le ragioni della magistratura, all’improvviso, come per magia, si sono trasformati nei principali destinatari di favori e raccomandazioni. Per questo, con tutta probabilità, la rivoluzione tanto annunciata rimarrà solo un miraggio se cambiata l’Italia non si cambieranno gli italiani.

 

Il 1992 è stato anche l’anno della discesa in campo di Silvio Berlusconi, ma questa è tutta un’altra storia…

 

 

Mattia Bagnato

Tags

Mattia Bagnato

E’ laureato in Relazioni Internazionali con una specializzazione in Diplomazia multilaterale e sicurezza collettiva presso l’Università degli Studi di Perugia. Attento alle questioni internazionali come la sensibilizzazione e la tutela dei diritti umani e i metodi di risoluzione dei conflitti internazionali. Ha un diploma in Diritto Internazionale Umanitario e un Diploma in risoluzione di conflitti internazionali presso l’Universidad Complutense de Madrid. Ha collaborato con diverse ONG italiane quali Oxfam Italia e la Tavola della pace di Perugia. Esperienze professionali alle quali si aggiunge un periodo di stage presso l’Ufficio relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo dell’Università di Granada. Attualmente, sta collaborando con il giornale on-line Ghighliottina.it per il quale si occupa di scrivere articoli di politica nazionale ed economia.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close