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“SULLY” E IL FATTORE UMANO NEL MIRACOLO SULL’HUDSON

Tom Hanks, diretto da Clint Eastwood, indossa l’uniforme del comandante Sully per rivivere quei 208 secondi in cui quel volo della US Airways 1549, sospeso sopra i grattacieli di New York, non ebbe altra via di salvezza se non quella di un ammaraggio di emergenza, per un film che indaga le conseguenze di quell’evento, incentrando la narrazione sulle personalità protagoniste.

Era una fredda giornata d’inverno come tante quando, all’aeroporto LaGuardia di New York, il volo nazionale della US Airways 1549 effettuò un ordinario decollo, con a bordo 155 passeggeri, inclusi i 5 membri dell’equipaggio. Quella fredda giornata d’inverno il volo US Airways 1549 non era destinato a raggiungere la sua meta, Charlotte, ma ad atterrare lì dove nessuno avrebbe mai osato, nel gelido fiume Hudson.

Quel 15 gennaio 2009, poco dopo il decollo, l’aereo si imbatté in uno stormo di uccelli, molti dei quali ne danneggiarono gravemente entrambi i motori a soli 2800 piedi d’altezza. Fu da quell’istante, dal momento dell’impatto, che partì il countdown di 208 secondi, tempo in cui la vita di quelle 155 anime in volo rimase aggrappata all’esperienza mista all’istinto di un piccolo grande uomo: il suo nome era Chesley Sullenberger, detto “Sully”.

E quella vicenda che lasciò il mondo intero a bocca aperta, con gli occhi incollati ai telegiornali, pronti a testimoniare l’evento noto a tutti come il “Miracolo sull’Hudson”, ora rivive grazie alla fedele riproduzione che ne attua Clint Eastwood, celebre regista americano il cui empatico e meticoloso lavoro compiuto sul set di “American Sniper” lo conduce a sviscerare un altro significativo biopic, questa volta incentrato sugli eventi dell’impresa eroica compiuta da Sully, portandone alla luce le poco conosciute conseguenze.

Mayday, mayday. Sully, dopo aver constatato il progressivo spegnimento di entrambi i motori, si affidò alle 20.000 ore di volo da pilota professionista, unite ad un profondo senso del dovere, dovere che gli imponeva di salvare quelle persone che avevano riposto in lui la loro vita. Dopo aver contattato la torre di controllo per cercare di vagliare il più velocemente possibile tutte le alternative a disposizione, Sully si rese conto che, vista la pessima condizione dei motori, non era possibile né un ritorno a LaGuardia, né un atterraggio di emergenza all’aeroporto di Teterboro, ragion per cui rimaneva una sola via di salvezza: effettuare un ammaraggio di emergenza sull’unico luogo abbastanza lungo, largo e piatto da fungere da pista di atterraggio, il vicino fiume Hudson. Con l’aiuto del fedele compagno di quel drammatico giorno, il primo ufficiale Skiles, conosciuto per la prima volta solo alcuni giorni prima del fatidico volo, Sully eseguì la manovra che avrebbe salvato la vita a tutto l’equipaggio, quell’ammaraggio che ebbe un inaspettato lieto fine. Ma se i 208 secondi in cabina di comando vengono mostrati, narrati e contemplati più di una volta nel corso del lungometraggio, analizzati da punti di vista paralleli, ma differenti, lasciando che a predominare sia sempre un costante grado di suspense, nonostante l’epilogo sia ben noto, Clint Eastwood intaglia il fatidico momento della decisione di Sully e del riuscito ammaraggio in una trama focalizzata sul dopo-evento: Sully, insieme a Skiles, verrà chiamato più volte a spiegare le sue azioni davanti al National Transportation Safety Board (NTSB), l’agenzia investigativa indipendente del Governo degli Stai Uniti che indaga e redige rapporti in merito agli incidenti che coinvolgono, tra gli altri, aeroplani e navi.

Sebbene non ci fu alcun decesso in quanto tutto andò nel migliore dei modi, l’agenzia era alla ricerca del possibile errore umano e i dati in loro possesso, le simulazioni offerte dai computer, sembravano fornir loro appigli in tal senso. Era possibile un ritorno a LaGuardia senza rischiare che quelle 155 persone morissero in un violento impatto con le gelide acque dell’Hudson? Questo il quesito a cui la NTSB cercava di dare una risposta, questo il dubbio che assaliva giorno e notte un tormentato Sully, che sapeva di aver fatto la scelta giusta, ma temeva che il fattore umano gli avesse fatto prendere un abbaglio proprio alla fine della sua carriera. Con una forza centripeta diretta proprio verso quel significativo fattore umano, Clint Eastwood propone un’opera antropocentrica, in cui l’uomo con le sue convinzioni e le sue paure è perno della trama, centro dell’azione, sia essa eseguita nel presente o ricordata attraverso vivi flashback. E quell’uomo, considerato eroe, ma in realtà persona comune in grado di rispondere prontamente ad una difficoltà estrema inaspettata, incarnato nel fisico e nell’animo dall’attore due volte premio Oscar Tom Hanks, alla sua prima collaborazione con Clint Eastwood, è in realtà uno dei tanti uomini che hanno contribuito al Miracolo sull’Hudson, perché «l’abbiamo fatto tutti insieme». Il primo ufficiale Skiles, gli operatori del controllo traffico, i mezzi di soccorso (tra cui il traghetto Thomas Jefferson, una delle prime imbarcazioni a giungere in aiuto dei passeggeri, disposti su ali e mezzi di emergenza dell’aereo, con il capitano Vincent Peter Lombardi al comando, nel film interpretante se stesso), tutti uniti in un’impresa titanica che ebbe un lieto fine grazie al fattore umano.

Il 15 gennaio del 2009 più di 1200 membri delle squadre di primo intervento e 7 traghetti che trasportavano 130 pendolari hanno tratto in salvo i passeggeri e l’equipaggio del volo 1549.
New York ha messo in campo il suo meglio. In soli 24 minuti.

 

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Silvia Ricciardi

Laureata con il massimo dei voti in “Arti e Scienze dello Spettacolo: Cinema” presso La Sapienza di Roma con una tesi su “Partner” di Bernardo Bertolucci, collabora con diverse testate cartacee e online, tra le quali il mensile Marie Claire ed il bimestrale Just Cinema. Desiderando approfondire le sue conoscenze in settore cinematografico, ha seguito corsi incentrati su critica, ma anche su sceneggiatura e scrittura creativa, realizzando diversi cortometraggi. Ha collaborato con un ufficio stampa di cinema e libri e ha lavorato anche come segretaria di edizione per diversi film.

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