L’intervista a Gianluca Veggia, microscultore che incide mine e grafite realizzando meravigliosi diorami ispirati alla cultura pop.

Roma – La matita è lo strumento di lavoro più diffuso tra gli artisti, ma Gianluca Veggia la utilizza in un modo personalissimo. Grazie a molta pazienza e altrettanta attenzione al dettaglio, scolpisce microsculture sulle mine delle matite. Dalla cultura pop all’architettura passando per il mondo fantasy, per arrivare alle richieste dei suoi fan, tutto può essere impresso sulla punta di un lapis. Si tratta di prodotti di nicchia, pezzi unici numerati ed elaborati con cura dall’ideazione fino al confezionamento in scatole di legno pirografate a mano.

Il tuo è un lavoro di precisione che richiede infinita pazienza e uno sguardo accorto ai dettagli più minuti. Quando hai iniziato a lavorare con le miniature e cosa ti ha spinto verso questa scelta?

Ho iniziato a lavorare con le miniature di piombo della Games Workshop, piuttosto nota nel mondo fantasy. Avevo più o meno 12 o 13 anni. Non ho alcun tipo di background artistico eccetto che dal punto di vista familiare. È qualcosa di iscritto nel DNA, in un certo senso. Mia madre è sempre stata molto brava nel disegno artistico. Mio padre e mio zio avevano una bottega, erano falegnami. Insomma, nell’arte ci sono cresciuto.

Da dove trai ispirazione per le tue opere?

Fin da bambino i cartoni animati mi hanno appassionato tantissimo, quelli giapponesi hanno illustrazioni magnifiche che mi hanno incantato fin dalla prima infanzia. Con il tempo ho conosciuto meglio questo mondo. Il mio immaginario di riferimento è sempre stato quello del fantastico. La sua varietà di colori mi ha spinto a prendere il pennello e colori per dar vita a nuove immagini.

Tra le tue opere più di successo ci sono soprattutto i lavori sulle mine di matite. Come è nata l’idea?

Ho semplicemente visto in rete quattro cinque anni fa alcuni video. Ne sono rimasto affascinato e ho deciso di sperimentare, prima con lo sguardo volto ai grandi maestri e poi cominciando a creare dei temi molto più personali.

Puoi descriverci come avviene il processo artistico dal punto di vista pratico?

Ci vuole molta pazienza e molta precisione. Non uso le lenti per ingrandire i punti in cui devo incidere. Utilizzo principalmente due tipi di tecnica. Quando creo un diorama utilizzo la matita internamente, la scavo fino a tirar fuori la mina e ne utilizzo ogni singola parte. In alternativa tempero la matita, ne scalfisco la punta con un taglierino per poi cominciare ad incidere la mina con trapanini e tagli a balza. Quando ho terminato il lavoro, creo un box in cui viene confezionata la mina. Anche i box sono lavorati e pirografati a mano. Sono confezioni di nicchia, numerati e personalizzati.

Grazie alla tua passione hai potuto incontrare molti dei tuoi idoli…

Uno tra i tanti è Brian Moore, l’ho conosciuto a maggio e omaggiato con una mina su cui ho riprodotto il casco di Darth Vader, di cui è disegnatore e scultore. È rimasto molto entusiasta e mi ha fatto molti complimenti, siamo diventati amici. Sognavo di incontrare Stan Lee, l’avrei omaggiato sicuramente con una mina rappresentante la classica immagine di Spider Man sul palo della luce. Probabilmente in un futuro la realizzerò, in suo onore.