Dal 6 Ottobre il noto servizio streaming on demand trasmetterà “Suburra – La serie”. Ma qual è la storia di questo quartiere di Roma, il cui nome è da sempre associato a crimine e delinquenza?
 
Violenza, spaccio, droga, prostituzione e criminalità: sono queste e tante altre le realtà nascoste di Roma che vedremo su Netflix, che dal 6 Ottobre trasmetterà sul suo portale “Suburra-La serie“. La serie si porrà come prequel dell’omonimo film del 2015, trasposizione cinematografica del romanzo “Suburra” del fortunato duo Bonini-De Cataldo. Sulla falsariga di serie televisive famose negli ultimi anni come “Romanzo Criminale” e “Gomorra“, “Suburra-La serie” mostrerà allo spettatore i meccanismi subdoli usati dalla criminalità organizzata per tenere sotto scacco Roma, con riferimenti non troppo velati (ma anzi enormemente palesi) agli scandali di Mafia Capitale. La serie, come il film e il romanzo, è ambientata nelle varie zone di Roma, dalle più malfamate alle più “chic”, con numerose riprese girate anche sul litorale romano. Eppure il titolo scelto dai due autori e dai registi è “Suburra”…
 
Ma cos’è Suburra?
Suburra è un quartiere romano, fondato in epoca regia. Il nome deriva da Sub Urbe (“sotto la città”) poiché era il quartiere più periferico dell’Urbe, situato alle pendici dei colli Quirinale e Viminale fino alle propaggini dell’Esquilino. Molto probabilmente fu re Romolo stesso a fondarla, ma quel che è certo è che, durante il regno di Numa Pompilio, Suburra era la zona sfruttata per le cerimonie religiose. A partire dal III secolo a.C., quando Roma, in virtù delle numerose conquiste, avviò un enorme processo di espansione urbanistica e un’intensa attività edilizia, Suburra divenne il quartiere in cui si accentrava il ceto basso della popolazione, costituito dal sottoproletariato urbano. Le condizioni igienico-sanitarie del quartiere erano infime, e le condizioni di vita erano pressoché miserabili: gli episodi di violenza erano all’ordine del giorno e il tasso di criminalità era così alto che nessun magistrato transitava per Suburra senza essere accompagnato dalla propria scorta. Nonostante i vari templi e fori che vi furono costruiti al suo interno, Suburra divenne tristemente famosa per essere il cuore dell’altra Roma, quella dei bordelli e delle bettole poco raccomandabili, ritrovo di marinai e di gladiatori, di prostitute e teatranti.
 
Riguardo a Suburra conosciamo, grazie a Svetonio, due aneddoti bizzarri: il primo riguarda Valeria Messalina moglie dell’imperatore Claudio che si travestiva da “lupa” (prostituta dell’epoca) per recarsi nel quartiere, dove concedeva le proprie grazie a numerosi clienti e sfogava la propria lussuria. Durante le sue uscite piccanti, la “First Lady” imperiale usava lo pseudonimo Lisisca (la “donna-cagna”) e si presentava nei bordelli con i capezzoli dorati e con il trucco pesante caratteristico delle prostitute, per poi offrirsi a marinai e gladiatori.
Nerone invece era solito vagare per Suburra travestito da mendicante per constatare con i suoi occhi gli umori del popolo sul suo governo e per accertarsi che non vi fossero congiure contro di lui.
 
Ma Suburra, nonostante queste caratteristiche che gli conferiscono ben poca fama, ebbe l’onore di aver dato i natali a un illustre personaggio: Gaio Giulio Cesare. Ma come è possibile che un condottiero così valoroso, un politico così arguto sia nato in un quartiere tanto malfamato? Cesare, come è noto, apparteneva alla Gens Iulia, la stirpe patrizia che verrà a lungo decantata nei versi di Virgilio. Eppure, nonostante le origini illustri, la famiglia di Cesare subì, per motivi non meglio noti, delle alterne economiche che costrinsero la Gens Iulia ad abitare nella zona più squallida di tutta Roma. Ma il dittatore e generale romano non si vergognò mai di aver trascorso la propria infanzia tra le vie strette, sporche e rumorose di Suburra, quel quartiere unanimemente biasimato dalle élite aristocratiche romane: anzi, ciò non impedì a Cesare di ricordare orgogliosamente le proprie nobili origini in molte occasioni pubbliche, quasi a voler legittimare anche moralmente il potere assoluto che avrebbe poi conquistato.
Altro personaggio nato e cresciuto tra i vicoli di Suburra è il poeta Marco Valerio Marziale, il quale è una delle fonti che meglio ci descrive lo squallore e la miseria che si respiravano nel quartiere romano. Molto probabilmente sono stati proprio gli anni trascorsi a Suburra che hanno ispirato in Marziale il desiderio di esprimere una poetica realistica e a scrivere “una pagina che sa di uomo“, ovvero una poetica che ignora la pomposità della poesia mitologica e il lirismo dell’epica.
 
Che ne rimane oggi di Suburra?
Conosciuta come zona malfamata anche nel Medioevo e nel Rinascimento, Suburra ha subito un drastico cambiamento degli ultimi decenni: grazie infatti ai fenomeni di gentrificazione successivi agli anni del boom economico, Suburra (oggi situata nel Rione Monti, non lontana dalla fermata della Metro B Cavour) si è trasformata in una zona alla moda, anche per la sua posizione centrale. Dell’antica Suburra ormai non resta che il valore nominale di “insieme dei quartieri più malfamati di qualsiasi grande città”.
Appare evidente dunque che il romanzo, a cui si sono ispirati il film e la neonata serie televisiva, prenda il nome di Suburra per esprimere al meglio quella parte buia e segreta della capitale italiana: quella che vedremo in “Suburra-La serie” non è la Roma dei papi, dei re e degli Imperatori, ma una Roma fatta di loschi giochi di potere, di delinquenza e di abusivismo.

                                                                                                                                                   Michele Porcaro