Il killer, americano, di 64 anni ha sparato dal Mandala Bay Hotel e poi si è suicidato. Per l’Fbi non è terrorismo anche se l’Isis rivendica; Trump: «Attacco terribile».

 

Las Vegas – Più di cinquanta morti, oltre cinquecento feriti. Il bilancio è quello della peggiore strage da armi da fuoco della storia degli Stati Uniti. Las Vegas, la cattedrale del divertimento, la città icona nel mezzo del deserto del Nevada, è stata sconvolta nella notte quando un uomo ha aperto il fuoco contro il pubblico, 40 mila persone, che partecipava a un concerto del Route 91 Harvest Festival, rassegna di musica country. Le raffiche sono partite dalle finestre del 32esimo piano del Mandaly Bay Hotel, l’ottavo albergo più grande del mondo, con oltre tremila camere, 24 ascensori e un casinò di oltre 12 mila metri quadrati. A sparare, prima di rivolgere l’arma contro se stesso, è stato Stephen Paddock, un pensionato americano di 64 anni, «un investitore multimilionario che aveva fatto una fortuna nel settore immobiliare», come ha raccontato il fratello Eric.
Nella sua camera, usata da tre giorni, aveva 23 armi da fuoco, tra le quali due fucili sistemati su treppiedi alla finestra. Aveva anche centinaia di munizioni. Con una specie di martello ha rotto le finestre, poi ha sparato. Il bilancio ufficiale della polizia riferisce di 59 morti e 527 feriti. L’Isis ha rivendicato il gesto ma l’Fbi insiste nel ripetere che non esistono collegamenti fra il killer e il terrorismo. Perquisendo l’auto del killer, la polizia ha trovato nitrato d’ammonio, un composto chimico utilizzato per produrre esplosivo. In casa dell’attentatore, invece, sono state trovate altre 19 armi da fuoco, migliaia di munizioni ed esplosivi.
Si riapre fortemente la discussione pubblica e politica sulle armi in America.

La ricostruzione
L’assalitore ha iniziato a colpire la folla dopo aver ucciso una guardia di sicurezza. «Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche», ha raccontato un testimone. Nei video pubblicati online si sentono raffiche di mitra, tutt’intorno scene di panico, con centinaia di persone che hanno cercato riparo negli alberghi vicini. Testimoni hanno parlato di lunghe raffiche di spari, che hanno continuato anche dopo che la band dell’artista aveva cessato di suonare. Nei video circolati sulle reti social si vede la gente terrorizzata che fugge a piedi. La polizia ha poi rintracciato Paddock nella sua stanza e l’uomo ha sparato agli agenti attraverso la porta prima di suicidarsi.

Il killer
Paddock, nato il 9 aprile del 1953, era un tranquillo e benestante pensionato. Dal 2013 era proprietario di una casa in un complesso residenziale, alle porte di Las Vegas. In passato aveva vissuto in Texas e California. Il padre aveva avuto una vita burrascosa: era un rapinatore di banche: Benjamin Hoskins Paddock è stato per anni nella lista dei più ricercati dall’Fbi dopo essere fuggito da un carcere federale del Texas dove stava scontando una condanna a vent’anni. La diagnosi era: uno psicopatico con tendenze suicide. Ma il figlio Stephen aveva vissuto una vita tranquilla. Frequenti le visite a Las Vegas dove trascorreva giorni nei casinò degli alberghi. E per assistere a concerti. Amava volare, aveva un brevetto da pilota e possedeva due aerei. Aveva anche richiesto un licenza di caccia in Alaska. Possedeva delle armi, registrate. Ma il fratello Eric ha affermato: «non era assolutamente un fissato. Dove diavolo ha preso quei fucili automatici?». Stephen non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa e «non c’era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere. Era uno normale. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati», ha detto sempre il fratello. Paddock aveva una compagna, Mary Lou Danley, 62 anni, cittadina australiana di origini asiatiche; rintracciata dalla polizia, al momento della strage era fuori dal Paese. Il killer aveva usato un documento della donna per registrarsi.

La polemica sulle armi
Si è riaperta necessariamente la discussione sulla libera vendita di fucili e pistole (mentre i titoli dei produttori di armamenti hanno registrato un rialzo a Wall Street). Hillary Clinton è tornata a fare pressing contro la lobby americana delle armi, il fondatore di Facebook Zuckerberg ha chiesto maggiori controlli. Ma la Casa Bianca non dà seguito alle polemiche. «C’è un tempo e un luogo per il dibattito politico, ma non è ora», ha tagliato corto la portavoce Sarah Sanders, che ha aggiunto: «Il presidente è un convinto sostenitore del secondo emendamento (che garantisce ai cittadini di possedere armi) e adesso non ha altro da aggiungere».

Ipotesi di terrorismo
Con un comunicato diffuso attraverso i propri canali, l’Isis ha rivendicato la responsabilità della strage. Secondo quanto riporta l’agenzia di propaganda Amaq, «l’esecutore è un soldato dello Stato islamico che ha agito rispondendo alla richiesta di colpire i Paesi della coalizione». In un secondo comunicato l’Isis sostiene che l’assalitore si era «convertito all’Islam diversi mesi fa e aveva cambiato nome in Samir Al-Hajib o in “Abu Abd al-Bar al-Ameriki». Ma l’Fbi ha smentito tutto: nessun legame con il terrorismo. Anche Trump, nel discorso alla nazione, non ha fatto riferimento a legami terroristici soffermandosi soprattutto sulle vittime rivolgendosi ai familiari. «È stato un attacco terribile, un atto di pura malvagità», ha detto prima di ringraziare la polizia locale (che sarà affiancata dall’Fbi) per la tempestività dell’intervento «di una rapidità miracolosa servito a salvare altre vite umane».

Le reazioni
«Profondamente rattristato per questa tragedia insensata» si è detto Papa Francesco, che ha espresso il proprio cordoglio in un telegramma inviato a nome del Pontefice dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, a monsignor Joseph Anthony Pepe, vescovo di Las Vegas. «Michelle e io preghiamo per le vittime di Las Vegas. I nostri pensieri sono con le loro famiglie e con chiunque stia affrontando un’altra insensata tragedia», ha scritto su Twitter l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Mentre il governatore del Nevada, Brian Sandoval, ha definito la sparatoria «un atto di violenza tragico e atroce, un atto di codardia».

I precedenti
Il bilancio della strage Di Las Vegas è superiore rispetto a quelli delle altri stragi compiute negli Stati Uniti. I precedenti, in ordine di gravità:
– Il 2 giugno 2016 un americano di origini afgane, Omar Mateen, uccide 49 persone e ne ferisce una cinquantina in un locale gay di Orlando (Florida), perpetrando il peggior attentato negli Usa dopo quello dell’11 settembre. Dopo tre ore di trattative, le forze dell’ordine uccidono l’assalitore. L’Isis, al quale aveva giurato fedeltà, rivendica l’attacco.
– Il 16 aprile 2007 uno studente di 23 anni di origine coreana uccide 32 persone prima di togliersi la vita nel campus dell’Università di Virginia Tech a Blacksburg (Virginia).
– Il 14 dicembre 2012 un giovane uccide 26 persone, fra cui 20 bambini delle elementari nella scuola di Sandy Hook a Newtown (Connecticut), prima di suicidarsi.

 

Emanuele Forlivesi