Si è tenuto ieri a Roma, presso la biblioteca del Rugantino, il primo incontro del corso di scrittura creativa organizzato dalla critica letteraria Livia De Pietro ed inaugurato dall’intervento di Giulio Perrone, editore ed autore del vasto panorama editoriale italiano.

Il primo incontro ha portato l’attenzione ai vari generi di scrittura e modalità di lettura, mettendo a sistema la comunicazione con ciò che oggi l’attività di scrittura rappresenta per tutti. Dalla poesia ai post sui social, non si può fare a meno di comunicare e leggere, ma come lo facciamo?

 

Si è parlato di cartelle editoriali ed editoria; territorio ampio ed inesplorato che, chi si accinge a scrivere, deve sondare tenendo bene a mente che, come specificato da Perrone: per un autore la ricetta del successo non esiste, se guardiamo ai casi letterari degli ultimi quindici anni ci rendiamo conto che sono inspiegabili e tanti sfuggono anche alla logica editoriale. Alcuni autori oggi molto conosciuti, inizialmente erano stati lanciati da piccole case editrici ma in Italia non avevano riscosso nessun tipo di successo, questo vuol dire che a volte anche lo stesso autore, preso in un contesto diverso ed arrivando ad un tessuto sociale e momento storico differente può riscuotere più o meno consensi.

 

 

Parlando di autori emergenti e proposte editoriali che le case editrici si trovano a valutare, Perrone ci ha spinti ad una riflessione che, per chi scrive e nutre il sogno di diventare scrittore può risultare cinica, ma che è un’assioma a cui ci si dovrebbe abituare, soprattutto nel vasto e confuso panorama editoriale italiano:

bisogna accettare una cosa che un tempo era normale ma che ora non lo è più e cioè che chi scrive potrebbe non pubblicare mai. Oggi il concetto che passa è che  la pubblicazione sia un diritto quando invece non lo è. L’unico vero ruolo che un editore esercita, è il rifiuto; Giulio Einaudi affermava che l’editoria si fa con i no e non con i si, è più importante ciò che si rifiuta da ciò che si pubblica.

 

 

L’attuale panorama editoriale si è discostato dalla tradizione dando vita e numerose forme di pubblicazione che, soprattutto per l’autore, non rappresentano mai una vera svolta culturale e professionale ma un investimento che non porterà a nessun tipo di risultato. A mio avviso e per la mia personale esperienza, ne è un esempio la tanto chiacchierata editoria a pagamento in cui la casa editrice (se di case editrici si può parlare) richiede soldi in cambio della pubblicazione, mascherandola come partecipazione attiva dell’autore per l’acquisto di un certo numero di copie del suo stesso libro. Questo, sempre a mio avviso, porta la casa editrice a sgravarsi da ogni forma di investimento, progetto e promozione inerente il libro. 

 

 

Ne fanno le spese gli amanti della scrittura che credono di poter realizzare un sogno affidandosi a questo genere di investimento e pensando che, tutto sommato, investire su se stessi non sia proprio una cattiva idea, senza sapere che, da quel momento in poi, più che un investimento sulla propria attività letteraria, ci si sta macchiando l’etica di collaborazioni che, oltre a non portare a nulla, rischiano di compromettere future e più proficue collaborazioni con altre case editrici serie.

In questo marasma di pubblicazioni, editoria e promozione, ho chiesto il parere dell’esperto:

sono un profondo oppositore del self publishing e dell’editoria a pagamento; quella non è editoria. Chi vi chiede soldi non ha interesse ad investire in un progetto e su di voi. Idem per il crowdfunding. Un editore serio stampa a monte, corre il rischio di pubblicarvi e non vendere una copia o di pubblicare un libro che verrà attaccato e sottoposto a recensioni negative.

Se l’editoria si fa con i no, è chiaro che in Italia c’è qualcosa che sfugge. Perrone ha portato l’attenzione della sua linea editoriale al libro come ‘oggetto’ che richiede cura in tutti i suoi aspetti; interni in primis ma anche e soprattutto esterni, perché chi acquista un libro porta a casa un oggetto che merita attenzione e dettagli.

E proprio parlando di libri che acquistiamo, oggigiorno anche in rete dai colossi della distribuzione, abbiamo affrontato con Perrone la questione sconti e concorrenza. Forte il divario tra le libreria dietro casa dove tutti da ragazzini acquistavamo i fumetti e i colossi moderni che ci consegnano gratis e in meno di 24 ore il libro direttamente a casa e anche scontato:

…si sta lavorando ad una legge che imponga lo sconto massimo del 5%. La leva sconto utilizzata fino ad oggi non aumenta i lettori ed uccide la libera concorrenza, sia librai che editori. Il concetto è quello di mettere tutti nella condizione di poter offrire il sevizio al lettore e dall’altro lato impedire che i grandi colossi uccidano l’editoria di progetto. Questa corsa allo sconto non ha aumentato di nulla la base di lettori ma solo determinato la chiusura delle librerie. Le grandi strutture agiscono andando in perdita per eliminare la concorrenza per poi, in futuro, prendere totalmente le redini di quella fetta di mercato…

Questione controversa quella delle piccole librerie e dei grandi colossi. Se è vero che da un lato la corsa allo sconto non ha aumentato il numero di lettori, è anche vero che ha permesso a chi legge tanti libri di potersi concedere più acquisti.

Personalmente sono convinta che nulla potrà mai sostituire il rapporto col libraio dietro l’angolo, motivo per cui faccio (e spero facciate anche voi) tesoro dei consigli di Giulio Perrone.