Il neoministro dei Beni culturali Bonisoli spiega il cambiamento: «i direttori dei musei sceglieranno se e come farle». Ma l’opposizione insorge; è una svolta corretta? Quali vantaggi e svantaggi?

 

Fino all’estate, poi si cambia: la prima domenica del mese non sarà più gratuita nei musei pubblici. Ad annunciarlo è stato ieri il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. A margine della presentazione delle epistole leopardiane acquisite per la Biblioteca nazionale di Napoli, ha spiegato: «le domeniche gratis andavano bene come lancio pubblicitario. Sono stati gli stessi direttori a chiedermene il superamento. Lascerò loro più libertà: se vogliono fare una domenica gratuita niente di male, ma l’obbligo no. Magari le gratuità aumenteranno, però in modo intelligente». Perché, è la critica del ministro, «le domeniche gratuite non tengono conto né della stagionalità, né dell’afflusso nelle diverse aree geografiche».
Circa 13,5 milioni di persone hanno usufruito dell’ingresso gratuito nei musei statali la prima domenica del mese, fino al luglio di quest’anno, secondo i dati resi noti dallo staff di Franceschini. La media è stata di 350 mila visitatori ogni domenica, con gli incassi della passata gestione del dicastero aumentati del 50%, a dimostrazione che gli ingressi gratuiti non hanno inciso negativamente sulle entrate.
Bonisoli riconosce che l’iniziativa ha avuto un valore positivo all’inizio, e assicura che le gratuità non cesseranno: «resta l’impegno del ministero per favorire l’accesso più ampio possibile ai musei, indipendentemente dalle condizioni economiche dei visitatori. Ma l’obbligo della gratuità non funziona. Magari a Pompei a novembre va bene, ma la prima domenica di agosto? Migliaia di turisti che arrivano e pensano “ma gli italiani sono così pazzi da farmi entrare gratis?”. Non avete idea dei commenti che arrivano: così non apprezziamo i beni culturali ma li svalutiamo». Per questa estate comunque il sistema non cambierà, e gli eventuali cambiamenti saranno decisi dopo. Poi la gratuità di musei, siti archeologi e luoghi della cultura introdotta dal suo predecessore ogni prima domenica del mese verrà eliminata.
Così si sono scatenate le polemiche verso questo provvedimento, ma il ministro, in un video postato sul suo profilo Facebook, ha dichiarato di essere rimasto sorpreso dalle reazioni di alcuni eminenti esponenti politici: «sono molto stupito dal livello di distrazione dei tanti deputati e senatori che hanno potuto ascoltare l’intenzione di cambiare le politiche di accesso gratuito nei musei dalla mia viva voce, quando ho illustrato alle commissioni cultura le linee programmatiche del mio mandato. Forse si tratta di un segno dei tempi: nessuna reazione allora quando ci siamo confrontati di persona, un profluvio di voci critiche oggi di fronte a un semplice annuncio. Io sono abituato a sentire le diverse opinioni e poi a dire quello che penso».
Bonisoli aggiunge: «ora ci sono delle opportunità per fare di più e meglio, per fare qualcosa di nuovo. Per esempio si potrebbe differenziare per giorni della settimana, per stagioni, per tipologia, per fasce orarie (ma non per nazionalità: per legge, non si possono applicare tariffe differenziate a seconda della provenienza dei visitatori), e soprattutto si potrebbero adattare le regole alle singole specificità, perché Milano non è Pompei. La gratuità, che è importante, quindi resterà e sarà aumentata in modo intelligente per rendere più fruibile il nostro immenso patrimonio culturale a un grande numero di cittadini, indipendentemente dalle condizioni economiche». «Questo è il nostro impegno e continuerà in futuro» ha infine concluso. 

Le critiche
Sono arrivate da più parti. Non la pensa ovviamente così il predecessore di Bonisoli, Dario Franceschini, che da ministro nel 2014 inventò gli ingressi gratuiti nelle prime domeniche del mese, accolti subito dal favore dei visitatori con incrementi di presenze fino al 300 per cento nel giorno del debutto. Su Facebook ha invitato l’attuale titolare del ministero di Via del Collegio Romano a ripensarci: «Perché smettere, ministro Bonisoli? Ci ripensi. Le cose giuste e che funzionano non hanno colore politico. Non faccia pagare un desiderio di discontinuità politica alla cultura e agli italiani. In questi mesi ho scelto di non parlare del ministero che ho guidato per 4 anni e di non commentare le scelte e i programmi del mio successore. Mi è sembrato giusto per correttezza nei confronti di chi inizia una esperienza., ma questa volta non posso tacere perché le domeniche gratuite non sono una cosa che riguarda me ma un fatto culturale e sociale che ha coinvolto circa 10 milioni di persone dall’estate del 2014 ad oggi». «Le domeniche gratuite nei musei non solo hanno avvicinato i cittadini italiani alla cultura, ma hanno anche contribuito ad aumentare gli incassi dei musei stessi» spiega ancora Franceschini. «La prima domenica gratuita nei musei ha fatto registrare le visite di più di 10 milioni di italiani, perché ai musei statali si sono poi aggiunti anche quelli privati e si tratta di centinaia e centinaia di visitatori che hanno trasformato l’iniziativa in una vera festa di popolo». Una iniziativa, rivendica ancora l’ex ministro, che: «ha riavvicinato, e in molti casi avvicinato per la prima volta, i cittadini al loro patrimonio culturale». Non solo, le domeniche gratuite sono state anche un volano per gli incassi dei musei: fino a febbraio 2018 l’incasso si aggira intorno ai 12 milioni e 300 mila euro, per arrivare a toccare quota circa 14 milioni ad oggi. Insomma: «abolire le domeniche gratis è un grave errore, perché così molte famiglie, ad esempio composte da 4 persone, economicamente non potranno più andare al museo. E molti visitatori, una volta scoperto il patrimonio culturale, sceglievano di tornarci e di visitare altri siti, incrementando gli incassi dei musei» ha continuato. Per Franceschini  «una sola domenica gratis al mese nei musei ha un valore culturale, educativo ma anche pedagogico. con un risvolto economico».
Il Pd è insorto sulla scia di Franceschini, dal segretario Martina a Renzi («Dal governo una ruspa sulla cultura»), mentre i parlamentari M5S delle commissioni Cultura di Camera e Senato hanno difeso il neoministro: «Le domeniche gratuite, concentrando un’enorme affluenza di pubblico in poche ore, hanno posto pesanti criticità fin dal principio. Il superamento dell’iniziativa, annunciato dal ministro Bonisoli già in sede di audizione in Commissione, significa individuare soluzioni più razionali concordate insieme ai direttori delle strutture».

A favore dell’iniziativa
La scelta di Bonisoli può avere benefici, la proposta è intelligente. Perché è chiaro che le esigenze, le possibilità e i flussi di accesso dei migliaia di siti museali italiani siano tutte diverse e che, quindi, siano anche diverse le convenienze specifiche che magari spingeranno i musei di Milano ad aprire gratis durante le serate infrasettimanali, mentre a Pompei spingeranno per aprire gratuitamente in momenti di bassissima stagione, quando da quelle parti di turisti non ce ne sono migliaia.
Ma c’è motivo più importante per il quale la direzione impostata dal ministro è interessante. È un motivo che sta alla base della sopravvivenza dell’arte e della cultura in generale: l’arte e la cultura, per avere un valore, devono avere anche un prezzo. È un discorso complesso, che quindi ha bisogno di specifiche, che non si può sventolare come una bandiera, né trasformare in coro allo stadio politico dell’odio in cui purtroppo ci muoviamo adesso. Le specifiche sono tante: si va dal fatto che diffondere l’abitudine di andare gratis al cinema o nei musei spinga il pubblico a farsi bastare quello o, ancor peggio, lo spinga a credere che l’arte non valga i soldi di un biglietto, che l’arte non valga nulla, e si arriva fino al fatto che probabilmente la politica degli sconti che non concepisce l’esistenza di precari e genitori single, ad esempio, è una concezione medioevale per i nostri tempi.
Per cui ben venga ancor di più la possibilità di ripensare l’accesso ai musei in modo da valorizzare l’arte senza regalarla, magari smettendo di far entrare chiunque gratis un giorno solo a settimana e iniziando a far entrare gratis sempre coloro che, per colpe che non sono né loro né dell’arte e che bisognerà affrontare in separata sede, non possono permettersi di scambiare un’ora del proprio lavoro con esperienze artistiche che ci arricchiscono per tutta la vita.
Poi sì, è vero, quelle prime domeniche del mese gratis hanno avvicinato i cittadini ai musei delle loro città, ma sono state a dire il vero anche altro: sono state fonte di preoccupazione per i direttori di moltissimi luoghi della cultura; una preoccupazione per l’incolumità di materiali esposti in musei e antiquarium, ma anche delle strutture più sensibili conservate in tanti siti archeologici. Quelle aperture, se hanno avuto il merito di aprire le porte del nostro patrimonio musealizzato, hanno anche insensatamente eliminato ogni necessaria regolamentazione dei flussi turistici. Perché è innegabile che il patrimonio culturale italiano debba essere fruibile a tutti, ed è ugualmente necessario che i beni che il Mibac ha il compito di tutelare e valorizzare siano accessibili, liberamente. Ma non può negarsi che la loro fruizione non possa trasformarsi in consumo indiscriminato. Quindi Bonisoli può far bene a intervenire in questo corto circuito culturale, disinnescando una contraddizione non risolta dal suo predecessore. Il ministro ha ragione a volere interrompere il sovraffollamento preordinato, tanto più che sembra che la fine delle prime domeniche gratuite decise dal Mibac coincida con aperture gratuite scelte, autonomamente, dai singoli direttori. Circostanza questa che dovrebbe premiare realtà finora non adeguatamente valorizzate.
Magari sarebbe auspicabile che il ministro, contestualmente a questo cambiamento, decidesse di reintrodurre la gratuità per gli over 65, eliminata da Franceschini, e di inserire nuovi sconti per le diverse e più bisognose fasce di utenti. In questo modo verrebbe realmente ristabilito un criterio ispirato alla democrazia, che permetterebbe a tutti davvero di entrare in un sito archeologico oppure un museo. A tutti, ma in giorni differenti.
Tuttavia si deve produrre una riflessione onesta e complessa sulla gestione del patrimonio artistico-culturale italiano, che rappresenta il 50% del patrimonio dell’umanità Unesco; e la politica deve collaborare con la cittadinanza e i suoi interessi per superare queste sfide che, se affrontate e vinte, possono davvero costruire un paese sulla sua ricchezza culturale. Non è la gratuità oppure il pagamento e neppure l’ultima che si trasforma nella prima ad accrescere l’appeal di una sala di un museo, né tanto meno di una parete affrescata di una domus. La qualità, come l’unicità sono gli aspetti che contraddistinguono un’opera d’arte, i caratteri che spingono il turista alla visita. Incrementare l’interesse nei confronti dei luoghi della cultura allora, si può fare anche senza trasformare le sale di molti musei oppure diverse aree archeologiche in ammassi disumani di persone che non riescono ad orientarsi nella confusione. Riuscire nell’impresa di attrarre nuovi visitatori lo si può fare anche diversificando, cioè rispettando un po’ di più i luoghi e le persone che li visitano. Questa si chiama valorizzazione.
Sulle domenica gratuite ci si può ancora ragionare, a quanto pare, anche i direttori dei principali musei e parchi archeologici (un po’ troppo spesso diventati bivacchi domenicali, come a Ostia) sembrerebbero d’accordo con Bonisoli. Ha spiegato per esempio Eike Schmidt, direttore degli Uffizi: «Credo che questa iniziativa della gratuità abbia perso, gradualmente, di senso. Nel primo biennio è servita effettivamente a riportare nei musei persone, cittadini specialmente, che non li frequentavano da anni. Ma se uno pensa di pagare una cosa e improvvisamente diventa gratis sembra un po’ una fregatura: portare avanti questo progetto ben oltre il periodo per cui era stato pensato non andava bene».

Contro l’iniziativa
Prima di tutto, l’idea che la cultura gratis sia un po’ una fregatura è una concezione dell’arte da mercanti e non da responsabili di un’istituzione che, come missione fondamentale, dovrebbe puntare alla massima diffusione e sensibilizzazione delle discipline artistiche e creative fra i cittadini, italiani o stranieri che siano (l’arte è di tutti e nei nostri musei, come quelli del mondo, ci sono autori da ogni angolo del globo: il sovranismo non passa, nella creatività). Bisogna trovare però, ovviamente, un equilibrio di bilancio, ed è forse quella la ferita più profonda delle nostre strutture: devono per forza fare cassa e non godono di stanziamenti e personale sufficiente già con la bigliettazione, figuriamoci se spalancassero le porte a tutti.
Tuttavia il punto più discutibile è la convinzione che, se si propone la cultura gratuitamente, si debba per forza essere dei matti. Che si tratti, cioè, di un modello strampalato, non è così. Prova ne siano le numerose istituzioni internazionali che prevedono l’ingresso gratuito non una volta al mese ma tutti i giorni o, addirittura, non prevedono proprio un costo ma magari una donazione libera. Sono molte e prestigiosissime: dal trio delle meraviglie di Madrid (Reina Sofia, Prado e Thyssen-Bornemisza) dove l’accesso è gratuito per due ore al giorno, fino ai musei londinesi (dal British Museum alla National Gallery fino alla Tate Modern e al Victoria and Albert Museum) passando per il museo forse più famoso e ricco del mondo, il Louvre di Parigi, che è gratuito la prima domenica del mese da ottobre a marzo e il 14 luglio. E inoltre se ne potrebbero elencare centinaia, dagli Stati Uniti (basti pensare al Getty Museum di L.A.) allo Statens Museum for Kunst di Copenaghen. Tutti matti nella loro gratuità aperta? Assolutamente no. Hanno solo un’idea diversa di cultura che passa anche e soprattutto dalla valorizzazione di ciò che ruota intorno alle collezioni permanenti: dalle mostre temporanee (per cui si paga un’integrazione) alla ristorazione fino ai negozi e alle iniziative speciali. Fuori dall’Italia i musei sono organi pulsanti e guadagnano su fronti diversi, non solo (e spesso mai) sul biglietto d’ingresso. Sapevate che solo il 7% dei musei italiani vende i ticket online? Tanto per dire.
Dopodiché, se l’obiettivo è davvero assegnare maggiore libertà e autonomia ai singoli direttori, affinché siano in grado di rimodulare le gratuità in base a flussi e dinamiche delle singole strutture, nessuno ha nulla in contrario. Chissà, e questa è una domanda cruciale, se accadrà davvero e in che tempi. Non tutti, c’è da scommetterlo, predisporranno un piano soddisfacente di ingressi gratuiti. Difficilmente si pareggerà la potenza di fuoco che l’iniziativa voluta dall’ex ministro Franceschini ha sfoderato dal 2014: 10 milioni di ingressi in quattro anni, 3,5 nel solo 2017. Comunque la si pensi, anche volendo rimodulare per esempio bimestralmente, avremo un’occasione in meno per vivere la cultura in modo democratico.

Il parere dei direttori museali
Ecco cosa ne pensano i diretti interessati. La direttrice del Palazzo Reale di Genova, Serena Bertolucci, rilancia con una proposta particolarmente innovativa: quella di aprire gratuitamente un’ora al giorno.  «Visto che il ministro ci incontrerà a metà settembre, vorrei rilanciare proprio con l’idea dell’ora gratuita ogni giorno, magari l’ultima, per venire incontro a chi esce dagli uffici consentendoci così di fidelizzare sempre di più i cittadini» ha spiegato. L’idea delle domeniche, secondo Bertolucci, era stata «geniale perché aveva posto l’attenzione sui musei da parte dei cittadini. Adesso si potrebbe pensare a questa nuova opzione per dare la possibilità a tutti di tornare, tutte le volte che vogliono, al museo». La discrezionalità della scelta, in ogni caso «sarà una cosa positiva, soprattutto per il territorio, visto che i direttori potrebbero scegliere giornate particolari per l’apertura» ha concluso Bertolucci.
L’assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna Andrea Corsini si esprime contro il provvedimento:  «Abolire gli ingressi gratuiti la prima domenica del mese è un danno notevole per il turismo nelle città d’arte. Invito il ministro a ripensarci». «Gli ingressi gratuiti la prima domenica del mese sono stati un’esperienza positiva che ha contribuito alla conoscenza del nostro immenso patrimonio culturale; è servita anche a rilanciare i flussi turistici verso le grandi, medie e piccole città d’arte» ha aggiunto, chiudendo con la richiesta di rivedere l’ipotesi di abolirli: «specialmente ora, a ridosso del mese di settembre e della stagione dell’anno in cui tradizionalmente riparte il turismo nelle città d’arte, sarebbe un danno notevole». 
Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt si sta già attivando per nuove iniziative a sostituire le domeniche gratis al museo: «penso a giornate di ingresso gratuito in occasione di anniversari importanti per la storia della città e degli Uffizi come quello di Anna Maria Luisa de’ Medici, l’Elettrice Palatina, alla quale si deve, grazie al Patto di famiglia, il mantenimento a Firenze del patrimonio mediceo. O di Vittoria Della Rovere, che con la sua eredità permise di raddoppiare le collezioni del museo. Ma ci sono tante altre personalità nella storia della città che potremmo celebrare in questo modo». E continua: «queste occasioni, se ben pubblicizzate e accompagnate da eventi a tema come concerti o conferenze, potranno essere appetibili soprattutto per il pubblico locale, tanto più se in bassa stagione. L’ingresso potrebbe non essere necessariamente gratuito: ci siamo resi conto che un biglietto fortemente scontato, per esempio a 1 euro, a livello promozionale funziona ancora meglio».

 

Emanuele Forlivesi