IL CAMPIDOGLIO ANNUNCIA LA PUBBLICAZIONE DEI PRIMI BANDI PER L’AFFIDAMENTO DELLA CHIUSURA DELLE AREE LA BARBUTA E MONACHINA. CHI È IN REGOLA ENTRA IN UN PROGETTO CON FINANZIAMENTI UE MA DEVE FORMARSI PER LAVORARE

Roma – Campi nomadi, si chiude. Quante volte, per decenni, abbiamo sentito e letto questa frase; oggetto persino di campagne elettorali come peraltro accade in questi mesi che precedono le elezioni nazionali del 2018. Chiudere gli spazi che accolgono Rom, caminanti e le altre etnie nomadi vuol dire eliminare situazioni a dir poco incandescenti, dal punto di vista igiene pubblica, degrado e mancanza di inclusione sociale. A proposito di integrazione, il problema era stato messo a fuoco dalla prima giunta Rutelli, in un momento in cui a Roma, a Tor di Valle, c’era l’insediamento più grande d’Europa. Proveniente da Ostia l’allora sindaco notò nel campo della via del Mare, una Ferrari (qualcosa non quadrava) e dall’auto su cui viaggiava chiamò il prefetto. Risultato: controlli e chiusura dello spazio. Urgeva un progetto specifico per contrastare quello che in quel periodo era un fenomeno alla nascita e Rutelli propose per prima cosa un censimento delle persone residenti nei vari campi della Capitale che intanto aumentavano a vista d’occhio. Ma a questa proposta si gridò allo scandalo, fu definita una forma di schedatura, contro il sindaco anche buona parte di associazioni anche religiose e tutto fu rimandato. Si fece comunque in modo di far frequentare le scuole ai più piccoli e di far arrivare acqua e luce a chi non l’aveva. In attesa di un progetto più ampio che non è mai arrivato.

Di certo, ed è bene saperlo e ricordarlo a chi della questione Rom e company, fa bandiera in campagna elettorale al grido “chiudiamo i campi con le ruspe” e cose simili, che alla chiusura deve corrispondere una inclusione sociale, che i nomadi non posso essere espulsi anche perché molti sono italiani e persino di due generazioni. Lo dice il buon senso e lo dice una normativa europea con tanto di strategia mirata e approvata e con la quale è prevista l’integrazione Rom fino al 2020. Integrazione con accesso all’istruzione, all’occupazione, all’assistenza sanitaria e all’alloggio.

Il tutto, con finanziamenti europei.                     

I BANDI PER LA CHIUSURA

Ed è in proposito che il Campidoglio si sta muovendo intanto con la pubblicazione del bando di affidamento per le procedure di chiusura dei campi La Barbuta e Monachina. Oggetto dell’appalto, diviso in due lotti, è nella progettazione e nella realizzazione di percorsi di autonomia per il superamento dei due insediamenti. “Verranno quindi previste misure volte al raggiungimento della progressiva inclusione sociale, economica ed abitativa degli abitanti sulla base delle direttive europee in materia, della Strategia Nazionale e del Piano di indirizzo di Roma Capitale per l’inclusione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti approvato dalla giunta capitolina lo scorso 26 maggio”, come si legge in un comunicato stampa capitolina.

PATTO DI RESPONSABILITÀ

E c’è anche un piano di spesa che ammonta a 2,268 milioni di euro: 1,570 milioni di euro per La Barbuta e 698mila euro per Monachina. Ulteriori 1,530 milioni verranno utilizzati dal dipartimento politiche sociali, sussidiarietà e salute per favorire progetti di inclusione abitativa e lavorativa destinati esclusivamente a nuclei familiari in condizioni di fragilità, per un periodo non superiore a due anni. Per usufruire delle misure di sostegno all’inclusione i nuclei familiari dovranno sottoscrivere il Patto di Responsabilità, basato sull’adempimento di precisi obblighi. Con la collaborazione con la Guardia di Finanza verranno effettuate verifiche reddituali e patrimoniali su tutte le famiglie, che consentiranno di supportare esclusivamente le reali situazioni di bisogno. Nessun beneficio per chi risulta titolare di diritti di proprietà, superficie, usufrutto di beni immobili in Italia o all’estero, riferiti a tutte le tabelle delle categorie catastali;

 – risultino assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati all’assistenza abitativa

-abbiano la titolarità e/o il possesso di beni mobili di lusso;

-abbiano la titolarità di conti correnti, depositi bancari, titoli ed altri componenti del patrimonio mobiliare per un valore pari o superiore a 10mila euro

-abbiano sottoscritto il Patto di Responsabilità con Roma Capitale e, successivamente, ne abbiano violato gli obblighi;

-abbiano sottoscritto il Patto fornendo dichiarazioni mendaci.

Nel complesso vengono quindi messi a disposizione, per il superamento di La Barbuta e Monachina, 3,8 milioni di euro. Si tratta di risorse finanziarie utilizzate tramite i Pon Metro 2014-2020 ed erogate dall’Unione Europea.

E a proposito di cifre, con un’altra nota del Campidoglio, viene precisato che “la quota massima prevista per l’inclusione lavorativa e abitativa di un nucleo familiare è di 800 euro al mese. Una somma che verrà erogata soltanto alle famiglie più numerose e in condizioni di estrema fragilità. Tutto ciò avverrà al termine del percorso definito”.  Secondo il Campidoglio “la chiusura dei campi garantirà enormi risparmi, che saranno utilizzati per migliorare i servizi della città. Per esempio non ci saranno più allacci abusivi alle utenze, non verrà più speso un euro per mantenere i campi e per domare i roghi prodotti in quelle aree. Perché, nel frattempo, procederanno le operazioni per chiudere anche gli altri 7 campi censiti. Le circa 4.500 persone che abitano in questi insediamenti (cifra che è il risultato del censimento effettuato dalla polizia locale) usciranno dall’illegalità, pagheranno le tasse, dovranno trovarsi un lavoro, i bambini saranno obbligati ad andare a scuola”.

 Quattro gli elementi chiave del progetto: scolarizzazione (obbligo frequenza e percorsi formazione), occupazione (formazione finalizzata al lavoro), salute (medicina preventiva e educazione alla salute), abitazione (con attivazione di protocolli di collaborazione con la Guardia di finanza, con l’agenzia delle Entrate e con l’Inps consentirà di riscontrare la presenza nei campi di persone economicamente autosufficienti e non hanno diritto di essere destinatarie di misure di sostegno pubblico. Diversamente, per chi non è autosufficiente, saranno attivati interventi di supporto finanziati dall’Unione Europea.

Si fa presto a dire “chiudono i campi Rom”.