SICCITÀ E INCENDI CARATTERIZZANO L’ESTATE 2017. ROMA VIVE UNA SITUAZIONE PARTICOLARE ANCHE A CAUSA DEGLI INCENDI SUL LITORALE ROMANO. SCONGIURATO LO SPAURACCHIO DEL RAZIONAMENTO IDRICO

 

Roma – Con gesti meccanici girò il rubinetto, si dice d’oro, del bagno della sua abitazione di New York al numero 725 della Fifth Avenue all’angolo con la 56a street ma con sorpresa, dell’acqua, nemmeno l’ombra. Sgomento. Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti, per qualche giorno fuori dalla Casa Bianca, pensò subito alla situazione di Roma, alle notizie che giungevano dalla Citta Eterna che nella torrida estate 2017 si è trovata a fare i conti, come il resto del Bel Paese, con la siccità. La mente di Trump andò alla dichiarazione di qualche mese prima sugli accordi di Parigi del 2015 sul clima, dai quali aveva deciso di ritirare gli Usa. Alle emissioni di CO2 e all’effetto serra.

Immaginario certo questo preambolo. Forse un tantino ironico ma necessario per raccontare una situazione estrema come quella che stiamo vivendo e che interessa tutti, dal più povero al più ricco essere sulla terra. Laghi e fiumi, tra i tesori non solo del Lazio ma dell’intera Penisola, asciutti come non si era mai visto. A Roma, chiudono le fontane anche queste tra i simboli della città. Asciutte persino quelle del Vaticano; e chi lo avrebbe mai detto? E purtroppo, anche di questo se ne fa una questione politica con la diatriba intrecciata da Regione e Comune. Responsabilità che passano di mano in mano, di ufficio in ufficio e, come al solito l’allarme è lanciato quando i buoi sono già usciti dalla stalla.

Necessario stato di emergenza per il Lazio. Il Governo intervenga subito”, chiede dal Campidoglio il sindaco Virginia Raggi, dopo una serie di incontri poco risolutivi. “È intollerabile – afferma il primo cittadino – che Roma venga privata dell’acqua. È un danno enorme per i cittadini, per le attività economiche e commerciali. È un danno di immagine per tutta l’Italia. Ma sono preoccupata soprattutto per la fornitura di acqua ad ospedali, case di cura, strutture sanitarie e, non ultimo, per l’approvvigionamento ai Vigili del Fuoco che in un periodo come questo risulta di fondamentale importanza. Il Governo intervenga con gli strumenti che ha a disposizione. È necessaria la dichiarazione dello Stato di Emergenza per il Lazio così come avvenuto lo scorso giugno per le Province di Parma e Piacenza: un provvedimento che ha consentito di superare la crisi e che è stato richiesto con forza dal territorio. Si deve intervenire ora”. La richiesta è già sul tavolo del governo ed in particolare del premier Gentiloni e sarà il Consiglio dei ministri nei prossimi giorni a decidere in merito. Una risposta arriva anche dalla Regione per voce del presidente Zingaretti che non risparmia critiche su Palazzo Senatorio ma annuncia una riduzione dei prelievi d’acqua dal lago di Bracciano (da 1100 a 400 litri al secondo. Ed inoltre, vengono spostati i termini per gli stessi prelievi, al 1 settembre.

Intanto l’Acea ha annunciato una serie di interventi “straordinari di ammodernamento delle infrastrutture, all’interno del piano 2018-2022”,  perché “non ci si trovi più a vivere situazioni come quelle che stiamo affrontando in questi giorni”.   Scongiurato intanto il razionamento dell’acqua nella Capitale.

L’altra emergenza dell’estate 2017 è quella degli incendi. Pseudo piromani, probabile strategia dietro i roghi, fatto sta che a Castelfusano e in altre pinete del litorale romano, da un mese è emergenza. Una situazione simile a quella del 2000 quando un altro terribile incendio distrusse 300 ettari di alberature. Dopo quella catastrofe l’allora sindaco Rutelli stabilì un piano specifico che prevedeva l’installazione di telecamere e sensori nella pineta, oltre ad una squadra di uomini a sorveglianza del territorio. Oggi, e ormai da qualche anno, degli impianti non si sa più nulla, non sono attivi. Come non sono attive le bocchette anticendio. Forse manomesse. La procedura è la solita: la Procura apre un fascicolo…

Per tornare al clima e alla mano colpevole dell’uomo, secondo i recenti dati pubblicati dall’Osservatorio di Mauna Loa delle Hawaii, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera avrebbe subito incrementi record nel corso degli ultimi mesi. Dall’ultima rilevazione effettuata il giorno 26 aprile la soglia di CO2 nell’aria era di 412 ppm, 12 in più rispetto al precedente record registrato a settembre 2016. La concentrazione di anidride carbonica così elevata è la causa principale dei riscaldamento globale e del resto dei cambiamenti climatici in atto. I principali fattori di inquimento sono i veicoli a motore, le industrie e soprattutto le centrali elettriche a carbone che nonostante le politiche messe in atto dall’Unione Europea per scongiurare il pericolo dei cambiamenti climatici sono ancora diffussisime nel Vecchio Continente. Da uno studio congiunto di WWF, CAN, HEAL, EEB e Climate Alliance Germany è emerso infatti un quadro a dir poco sconcertante. Tra i paesi con il maggior numero di centrali a combustibili fossili spiccano la Germania e il Regno Unito (9 centrali), la Polonia (4), Italia e Grecia (2), Estonia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo (1). I tedeschi e gli inglesi  sono sul podio anche nella classifica relativa al record di emissioni di CO2.

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E a proposito di disastro ambientale, la recente immagine della immensa frattura del ghiacciaio nella baia di Pridz in Antardite a molti sembra remota, lontana. Ma non è così.