Oltre il Ponte

SoStare nel Covid

Le relazioni umane sono fondamentali per la didattica. La tecnologia può aiutare, ma non sostituire la dimensione comunitaria della vita scolastica

Albano (ROMA) – Questa analisi è frutto della riflessione sistematica e personale, all’interno del percorso tracciato dall’Ufficio Scuola IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) della diocesi di Albano, comune dei Castelli Romani, per rileggere, comprendere e rielaborare ciò che è successo (e sta ancora accadendo), in modo da poter guardare al futuro con criteri, contenuti, parametri specifici ed iniziative concrete che siano il frutto del lavoro comunitario degli Idr (insegnanti di religione), coordinati dalla propria direttrice, la dott.ssa Gloria Conti.  Quanto segue è il mio intervento all’interno della Consulta dell’Ufficio Scuola.

È stata dura, è stata necessaria una ri-lettura della propria vita, un ricordare la propria identità, un fare memoria generativo: da dove vengo e dove andrò, per rimanere saldi nella speranza e non essere abbattuti dalla disperazione. E così saper guardare avanti e sostenere gli altri. Perché sappiamo che non è ancora finita.

In merito all’IRC non sono cambiati i contenuti, anche se molto spesso sono stati adeguati, plasmati su ciò che si sta vivendo. Quel che è cambiato è stata la centralità delle relazioni e della quotidianità: sono venute meno le abitudini quotidiane che venivano date per scontate, e quindi mai valutate e valorizzate per l’importanza e il ruolo che esse assumono e hanno nella nostra vita: quello di essere fondamento. Questo ci dovrebbe aver insegnato il Covid-19, o quanto meno aver messo in risalto: la centralità della quotidianità, dell’essere oggi, dell’abitudine e routine. Ci siamo sentiti nudi e quindi indifesi, proprio perché c’è mancato questo habitus, e proprio da qui dovremo ripartire: rivestire l’uomo nudo con la quotidianità, non con i grandi eventi e manifestazioni. L’essenzialità e la base come fondamenta di ogni altra cosa sono il viver quotidiano. La santità nella quotidianità, per noi cristiani. Questo ci hanno chiesto i ragazzi! La quotidianità di oggi e di domani, non potrà essere più quella di prima, e questa è una fortuna, perché era superficiale e scontata, non scendeva nella profondità e nell’interiorità, così densa di significato, umana.

Si apre questa enorme prateria che potremmo riempire, nel rapporto tra di noi, con gli alunni e le loro famiglie, fatta di gesti piccoli e continui che danno, però, un senso grande e ultimo ad ogni giorno. A mio avviso, di questo hanno bisogno, in contrapposizione ai grandi eventi che producono grandi emozioni. Ci ha insegnato che l’essere umano è pubblico, fatto di relazioni, e che anche il nostro più intimo pensiero, in realtà, è condiviso con gli altri. Anche quando siamo soli, in realtà non siamo soli, la comunione non si perde mai. Quindi, una quotidianità condivisa, di piccoli gesti e azioni, che fanno grande e danno senso alla vita. La vita può essere pensata solo in maniera collettiva. Ogni crisi denota che l’essere umano è storia, cambiamento ma anche componente bio-antropologica invariante. E il superamento della crisi si ha solo se si sottolinea l’aspetto bio-invariante costitutivo dell’essere umano, quello della relazionalità e condivisibilità della forma di vita, ovvero la comunione e l’essere per l’altro. E questa è la chiave per mettere in atto l’innovazione-creatività generativa.

In merito alla nostra vocazione di Idr e alla nostra missione a scuola, la mia analisi è che tutto si stia riducendo semplicemente alla problematica della sicurezza, che è un tema giusto ma non l’unico. Non si deve discutere solo di sicurezza, perché la relazione non è qualcosa che si aggiunge alla didattica come qualcosa di esterno, ma è, invece, la condizione principale di ogni didattica. Senza relazione non potrebbe darsi, in alcun modo, la didattica. La tecnologia può aiutare, ma non sostituire la dimensione comunitaria della vita. La scuola insegna a vivere in maniera comunitaria. Dobbiamo liberare la scuola dalla sola preoccupazione della sicurezza. Come fare? La chiave è sempre questa: condivisione, relazione. Tradotto nel linguaggio didattico: interdisciplinarità, non solo di eventi, ma di programmazioni quotidiane, perché l’interdisciplinarità rende la scuola una protagonista attiva della vita sociale, quindi condivisa. Interdisciplinarità come prassi costitutiva quotidiana di ogni nostro agire.

Emanuele Cheloni

È laureato in Scienze Religiose, Summa cum Laude probatus e menzione accademica, presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, con una tesi su "L' umanesimo di Gesù: universalità ed universalismo". È giornalista iscritto all'Ordine Nazionale ed è impegnato a Roma con la Società San Vincenzo de' Paoli, nell'ascolto e aiuto delle difficoltà e povertà urbane. È professore di Religione.

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