IL PREMIO OSCAR TORNA NEGLI STATI UNITI CON THE YOUNG POPE, E SI RICONFERMA SCRITTORE TALENTUOSO COL SUO ULTIMO LIBRO GLI ASPETTI IRRILEVANTI

Los Angeles – Il debutto americano di The Young Pope di Paolo Sorrentino è avvenuto tra critiche e consensi. Alla prima stagione della serie, prodotta da Sky assieme anche ad HBO (canale su cui verrà trasmessa negli Stati Uniti dal 15 gennaio), farà intanto seguito una seconda stagione, come già annunciato dal premio Oscar a Che tempo che fa, in occasione della presentazione del nuovo libro Gli aspetti irrilevanti.

Pubblicato a fine novembre, è il terzo libro di Sorrentino dopo Hanno tutti ragione del 2010 e la raccolta di racconti Tony Pagoda e i suoi amici, di due anni più tardi. Peraltro, sia quest’ultimo che il romanzo d’esordio presentavano chiari riferimenti al cinema sorrentiniano, avendo per protagonista un personaggio quasi identico al cantante Pisapia de L’uomo in più, meravigliosamente interpretato da Toni Servillo.

Tuttavia per parlare ora de Gli aspetti irrilevanti, che riconferma tutto il talento di Sorrentino in veste di scrittore, bisognerebbe partire da molto lontano, citando addirittura gli studi sulla fisiognomica di Cesare Lombroso e il controverso concetto di criminalità “innata” (quindi riconducibile alle caratteristiche anatomiche del soggetto preso in considerazione). Se però per Lombroso l’aspetto fisico si configurava come l’elemento discriminante per definire le qualità morali di un individuo, Paolo Sorrentino sembra effettuare un’operazione del tutto analoga pur decidendo di attuare una sorta di ‘gioco’, di esperimento letterario riuscitissimo, che a differenza delle opinabili teorie ottocentesche del veronese non può non divertire e appassionare il lettore.

Paolo Sorrentino - Gli aspetti irrilevanti

Paolo Sorrentino – Gli aspetti irrilevanti

Come ha affermato lo stesso Sorrentino, il libro è nato durante il montaggio di The Young Pope e la scrittura è stata per lui quasi una terapia, che lo ha aiutato a distendersi e rilassarsi. Un “gioco”, appunto, partito in questo modo: dopo aver visto alcuni ritratti scattati dal fotografo Jacopo Benassi, senza pensarci due volte, il regista partenopeo ha iniziato a scrivere storie immaginarie su ognuno di questi individui osservati. Le foto di Benassi sono oltretutto un mondo a parte, dei ritratti in bianco e nero con tanto di flash sparato sui volti, così come avrebbe fatto Andy Warhol con la sua Polaroid. Anzi, sembrerebbe che Benassi si sia ispirato ai freaks raccontati da Diane Arbus; ma qui i “mostri” sono le persone comuni, quelle che tutti i giorni incontriamo nei condomini, nelle strade, nei supermercati. Queste foto insomma sembrano non raccontare nulla, non parlano né del soggetto né dell’autore, e ciò che colpisce sono proprio gli aspetti irrilevanti di quei volti, dei loro vestiti, dei loro difetti. Ebbene, da qui nascono in qualche modo le storie raccontate da Sorrentino, che descrivono l’essere umano in tutta la sua natura. Tutte le storie sono singolari e mentre alcune sono collegate, altre sembrano idee di partenza per film mai realizzati. Ce n’è perfino una che parla di un regista di filmini amatoriali, inaugurata da una foto che immortala l’autore.

E la sensazione, in effetti, è che in tutto il libro siano disseminati gli elementi di un’autobiografia non dichiarata, caratterizzati ancora una volta da quel tratto distintivo dell’intera opera di Sorrentino che è per l’appunto l’ironia, aspetto irrilevante eppure necessario.

 

Simona Cappuccio