Storie dall'Italia

Solar Orbiter, alla ricerca dei segreti del Sole

Il contributo italiano alla missione spaziale

Sono trascorsi dieci giorni dal lancio della sonda europea Solar Orbiter, diretta al Sole e lanciata dalla base americana di Cape Canaveral con un razzo Atlas 5.
Solar Orbiter rappresenta la missione più ambiziosa mai organizzata diretta alla nostra stella ed è stata realizzata da un’agenzia spaziale europea Esa in collaborazione con la Nasa. La cosa interessante e che ci rende orgogliosi, è che uno dei suoi dieci strumenti è italiano ed è stato sviluppato dall’Università di Firenze. Importante il contributo fornito dall’Italia con l’Asi, l’ Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) ed il mondo dell’università e dell’industria.

Dopo due rinvii per problemi tecnici e condizioni meteorologiche sfavorevoli, la missione è cominciato il dieci febbraio e fra tre anni sarà a 42 milioni di chilometri dal Sole.
Per il lancio si è sfruttato l’allineamento fra la Terra e Venere. Ciò ha permesso di porre la sonda lungo la traiettoria giusta per percorrere il suo cammino, sfruttando la spinta gravitazionale dei due pianeti.

Arrivata sull’orbita definitiva, questa catturerà le prime immagini delle regioni polari della nostra stella in modo da fornire dati preziosi e studiarne il campo magnetico. È infatti proprio dal campo magnetico che dipendono fenomeni come i cicli di undici anni dell’attività solare e le violente tempeste, che causano sulla Terra le aurore polari, danni a satelliti, comunicazioni radio, Gps e reti elettriche.

La missione di Solar Orbiter è fare una Tac dell’atmosfera del Sole e la durata prevista è di circa sette anni, lo scopo è raccogliere previsioni dettagliate del meteo spaziale e studiare così come l’attività del sole, ed il vento solare, influenzino la vita sulla Terra e nello spazio.

Il sole esercita un controllo sull’eliosfera – l’invisibile bolla in cui la stella proietta i suoi effetti sul nostro sistema planetario – e Solar Orbiter studierà ed analizzerà macchie ed eruzioni solari. Lo ha spiegato Denise Perrone –  project scientist dell’Asi – che lavora allo strumento Solar Wind Analyzer che studierà il vento solare. Per catturarne il soffio, Solar Orbiter volerà a distanza ravvicinata al Sole  (circa 42 milioni di chilometri) e potrà così “osservare per la prima volta i poli del Sole” come spiegato da Marco Stangalini, anch’egli dell’Asi, e che lavora allo strumento Metis, progettato negli stabilimenti di Torino della Thales Alenia Space per studiare la corona solare; la zona dove si origina e viene accelerato il vento solare, una sorta di atmosfera del Sole.

Protetta da uno scudo termico, realizzato anche questo dalla Thales Alenia Space, che la ripara da una  radiazione solare quasi 13 volte superiore a quella che riceve la Terra e con temperature superiori a 500 gradi,

La sonda è programmata anche per scattare immagini della superficie del Sole con elevatissima risoluzione grazie al coronografo Metis.

Metis rappresenta uno dei maggiori contributi italiani alla missione ed è un telescopio che crea un ellissi artificiale per poter guardare la luce molto più tenue che arriva dall’atmosfera esterna del sole che si chiama corona solare”. A parlare da Cape Canaveral è Marco Romoli, principal investigator del coronografo Metis su Solar Orbiter. Metis, che è stato realizzato da Thales Alenia Space e Ohb Italia, rappresenta uno dei principali strumenti di osservazione remota e il maggior contributo dell Italia alla missione.“Metis permetterà di osservare la corona dalla sua base fino a tre, quattro raggi solari nella zona in cui avviene l’accelerazione del vento solare. Darà informazioni importanti che serviranno sia a chi osserva il Sole più da vicino sia agli strumenti che misurano le particelle alla distanza della sonda per poter creare questa connessione tra il Sole e l’eliosfera.

I primi dati giunti a Terra hanno fornito misure del campo magnetico solare, eseguite dal magnetometro Mag.
Per il Controllo delle operazioni Esa di Darmstadt, in Germania, il magnetometro è in ottimo stato, le prime operazioni della sonda – come l’apertura del braccio contenente i sensori degli strumenti e quella di tre antenne – si sono svolte regolarmente; i primi sensori sono stati infatti accesi ventuno ore dopo il lancio della sonda. È stato inoltre rilevato che il campo magnetico diminuisce man mano che ci si allontana dalla sonda.

Solar Orbiter fornirà le prime osservazioni delle regioni polari del Sole, aree fino ad oggi quasi del tutto inesplorate, e fornirà indicazioni inedite sul “funzionamento” della nostra stella madre.

Indagherà su come l’intensa radiazione e le particelle energetiche espulse dal Sole (e trasportate dal vento solare attraverso il Sistema Solare) influiscano sul nostro Pianeta e cercherà anche di migliorare le previsioni di questi fenomeni.

Come spiegato da Marco Romoli a Focus, Solar Orbiter impiegherà circa due anni prima di arrivare al primo “incontro ravvicinato” col Sole: «la sonda assumerà traiettorie diverse che permetteranno di studiare i poli della stella. Questi furono sorvolati dalla sonda Ulysses che, però, non aveva modo di riprendere ciò che avveniva in quelle aree del Sole>>.

Altro prestigioso contributo italiano agli strumenti del Solar Orbiter è lo sviluppo del software per STIX; strumento che rileva l’emissione di raggi X dei brillamenti solari. STIX è un telescopio spaziale sviluppato e costruito presso l’Università di Scienze Applicate della Svizzera nordoccidentale, FHNW. L’attività del gruppo italiano consiste nello sviluppo di algoritmi basati su tecniche di Fourier per la ricostruzione di immagini a raggi X e flusso di elettroni medi a diverse energie di fotoni ed elettroni. Co-investigator italiani sono il Prof. Michele Piana e la Prof.ssa Anna Maria Massone (Dipartimento di Matematica, Università di Genova). Sempre Thales Alenia Space, per conto di Airbus Defence and Space che ha costruito la sonda, ha realizzato il potente scudo termico con tecnologia “Solar black”, composto da 20 strati sottili di titanio ricoperti da una preparazione di Fosfato di calcio, in grado di proteggere gli strumenti dagli oltre 500 gradi a cui è esposto il lato della navicella esposto al Sole, mentre Leonardo ha fornito i due sensori di assetto stellare che permettono alla sonda di orientarsi nello Spazio.

Sempre Thales Alenia Space, per conto di Airbus Defence and Space che ha costruito la sonda, ha realizzato il potente scudo termico con tecnologia “Solar black”, composto da 20 strati sottili di titanio ricoperti da una preparazione di Fosfato di calcio, in grado di proteggere gli strumenti dagli oltre 500 gradi a cui è esposto il lato della navicella esposto al Sole, mentre Leonardo ha fornito i due sensori di assetto stellare che permettono alla sonda di orientarsi nello Spazio.

Tutto questo permette a noi di orientarci in un Paese che sembra vivere una forte crisi d’identità ma che riesce sempre ad eccellere in termini di cultura, intelligenza e preparazione.

Se è vero che parlare di fuga di cervelli ormai è all’ordine del giorno, è anche vero che il nostro focus è – sempre troppo spesso – proiettato verso ciò che non va in un Paese, verso il kitsch di chi ostenta disinformazione e non cultura; troppo presi dal gossip per pensare a ciò che di buono i nostri concittadini fanno per il mondo, e non solo…

Troppo impegnati a leggere di chiacchiere e polemiche post Festival, troppo presi a discutere di abiti e soubrette e di performance che di musicale non hanno nulla, ci è forse sfuggito un dettaglio piccolo e accecante, come il sole!

 

 

Maria Perillo

Maria Perillo è nata a Napoli il 07.12.1983. Graduato dell’Esercito Italiano, blogger, scrittrice e Life Coach. Appassionata di tecniche della comunicazione, attualmente studia presso una scuola di leadership e tecniche di comunicazione

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