Dossier

SKY FULL OF STARS

Un cielo pieno di stelle e quel rosario al polso che era di suo figlio Beau. A Welmington sono risuonate le note di “Sky full of stars” dei Coldplay, la sera del 7 novembre, per la festa di Joe Biden proclamato vincitore delle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d’America. Ed era stato proprio Chris Martin a cantare al funerale di Beau, morto nel giugno del 2015 all’età di 46 anni dopo essersi ammalato di cancro al cervello. Beau amava i Coldplay e Martin, frontman della band, non aveva avuto nessuna esitazione a dire di sì.
In quella notte di stelle a Welmington in Delaware, tra fuochi d’artificio e cori, il cielo dell’America è diventato anche un cielo di speranza, di spirito di appartenenza e di comunità. Le telecamere hanno indugiato a lungo sui volti delle persone, sui loro occhi a dirla meglio, per la mascherina indossata dai sostenitori del democratico.

E allora è stato commovente assistere alla commozione. Questo è il solo modo, ripetere il suono delle sillabe attraverso l’allitterazione, per raccontare un’America che crede nel suo sogno. Giovani, meno giovani, bianchi, neri, che sentono profondamente di far parte di qualcosa di più grande che li avvicina e li unisce. Che fa da contraltare all’individualismo sfrenato innescato dai tweet di Donald Trump, un uomo che ha incitato a “mors tua vita mea” perché tutti erano nemici, tutti erano avversari, tutti erano da sconfiggere e annientare. Oggi invece quegli oppositori non sono nemici, sono americani che Biden ringrazia e ai quali si rivolge perché è il presidente di tutti.

 

LA VITTORIA

La vittoria è arrivata con l’assegnazione dei 20 grandi elettori della Pennsylvania, uno degli stati ballerini, Swing States, con Michigan e Wisconsin. Quella Pennsylvania quasi del tutto ignorata da Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016 perché data per scontata che si potesse colorare di blu e non di rosso.

Nel 2016 Donald Trump ha vinto con 306 grandi elettori; quelli per Obama nel 2008 sono stati 365, mentre nel 2012 sono stati 332. Con la vittoria della Pennsylvania, Biden è arrivato a quota 279 sfondando il magic number per la presidenza di 270; poi con l’assegnazione dell’Arizona è salito a 290. Mancano da assegnare ancora i 16 grandi elettori della Georgia, dove è in vantaggio Biden, e i 15 del North Carolina dove sta vincendo Trump, che ad oggi è fermo a quota 217. Così se alla fine la North Carolina fosse rossa come da pronostico, Trump chiuderebbe la partita a quota 232, lo stesso numero di grandi elettori che aveva avuto Hillary Clinton nel 2016. L’affluenza è stata straordinaria: circa 150 milioni di elettori contro i 137,5 di quattro anni fa.

 

LA RUST BELT

Michigan, Winsconsin e Pennsylvania rappresentano la “Rust Belt”, quella cintura di ruggine a cui hanno guardato tutti i media del mondo per decifrare il risultato elettorale. E se questi 3 sono stati in bilico fino all’ultimo, un altro di essi, l’Ohio, era già andato a Trump sin da subito con il 53% dei voti. L’Ohio dalle elezioni del 1960, quelle di Kennedy che sconfisse Nixon, ha sempre votato per il candidato che poi le ha vinte. Ovvio che la vittoria di Trump già accertata martedì 3 novembre, ha fatto tremare non solo i sondaggisti, stavolta comunque più prudenti, ma tutto establishment democratico perché “in Ohio si elegge il presidente degli Stati Uniti”.

La cintura di ruggine è quella pancia post-industriale in cui le città sono morte e diventate fantasma: si stima che dal 1970 al 2006 Cleveland, Detroit, Buffalo e Pittsburgh hanno perso il 45% della popolazione ed è crollato il reddito medio familiare; a Cleveland e Detroit circa del 30%, a Buffalo del 20% e a Pittsburgh del 10%. L’esternalizzazione della produzione, a seguito della globalizzazione, ha avuto conseguenze estremamente negative per il ceto medio che si è trovato senza nessuna protezione sociale. Qui ha pescato Trump con i suoi tweet che hanno saputo infiammare di rabbia gli americani sempre più poveri e da qui si riparte perché il fenomeno Trump è destinato a durare a lungo.

«Gli Usa resteranno un Paese spaccato con diseguaglianze crescenti a gonfiare la rabbia – ha dichiarato a La Stampa Stephen Markley, autore del romanzo Ohio – Il popolo di Trump gli sopravvivrà. Temo che vedremo tensioni e violenza per un paio di decenni. In un territorio come l’Ohio, dove l’industria è svanita senza che ci fosse una redistribuzione delle forze produttive e dove la recriminazione è diventata la spina dorsale della società, Trump, un uomo dal formidabile istinto, ha avuto la capacità di sfruttare l’animosità sociale come nessuno».

Ohio, pubblicato nel 2018, è stato definito dal New York Times “un romanzo epico che racconta con rispetto e compassione vite danneggiate e ostacolate, perché è proprio dalla dimensione umana che dobbiamo partire per comprendere il mondo in cui viviamo”.

 

IL PRESIDENTE

Il 20 novembre Joe Biden compirà 78 anni. È nato a Scranton, in Pennsylvania, ed è stato eletto senatore del Delaware nel 1972, quando aveva soli 29 anni. Pochi mesi dopo, sua moglie e sua figlia Naomi Christina di appena 14 mesi sono rimaste uccise in un incidente stradale, in cui sono rimasti gravemente feriti anche gli altri due figli, Beau e Hunter. Nel 1977, Biden ha sposato Jill Jacobs, oggi 69enne, e nel 1981 è nata la loro figlia Ashley. Ad ottobre del 2015, dopo mesi di speculazioni, Biden ha annunciato che anche a seguito della morte prematura di Beau non si sarebbe candidato per la presidenza degli Stati Uniti del 2016 e avrebbe dato il suo appoggio a Hillary Clinton nelle primarie del partito democratico.

 

LA TRANSIZIONE

Saranno i due “transition team”, quello democratico e quello repubblicano, ad occuparsi della transizione, il processo formale che prevede il passaggio dei poteri dal presidente uscente al presidente eletto. Questo periodo va dalla proclamazione del nuovo presidente al giorno dell’insediamento alla Casa Bianca.
Così, nel pomeriggio di sabato 7 novembre Biden è stato proclamato vincitore ma ad oggi Trump non ha ancora ammesso la sconfitta.
A livello federale il termine ultimo, ovvero il “Safe Harbor”, che gli Stati hanno per dirimere ogni controversia e disputa sul conteggio dei voti è fissato per l’8 dicembre. In ogni Stato, poi, il 14 dicembre si riunirà il Collegio dei grandi elettori che voteranno il 46esimo presidente degli Stati Uniti. Entro il 23 dicembre, il presidente del Senato riceverà questi voti (sono in totale 538, ndr). Il 6 gennaio prossimo, il Congresso appena insediato si riunirà per la prima volta in seduta comune per contare i voti dei grandi elettori e dichiarare il vincitore. A questo punto, il presidente degli Usa viene eletto ufficialmente. A mezzogiorno del 20 gennaio, a Capitol Hill, Biden presterà giuramento sulla Bibbia e assumerà l’incarico.

 

ANCORA UN SILURO VIA TWEET

Non perde il vizio di Twitter il presidente uscente Trump. Con un tweet oggi pomeriggio si è detto lieto di annunciare che Christopher Miller, direttore dell’antiterrorismo, sarà il nuovo capo del Pentagono ad interim, al posto di Mark Esper. E tutto questo è avvenuto senza nominare nel suo post l’ex capo della difesa Esper e senza ringraziarlo per l’operato svolto, così come vorrebbe la liturgia istituzionale. Certamente i colpi di scena, anzi i colpi di tweet, sono solo agli inizi.

Alessandra Sozio

Giornalista professionista dal 2007, si è laureata in Scienze politiche presso La Sapienza di Roma. Ha ricoperto molteplici incarichi nel mondo della comunicazione: dalla carta stampata che l'ha vista impegnata in numerose collaborazioni, fino ad essere nominata vice direttrice del primo quotidiano del litorale romano "Il Giornale di Ostia" e capo redattrice della cronaca politica, al web nella gestione di testate giornalistiche online e siti istituzionali. Ha curato la rinascita del "Nuovo Paese Sera", anche nella sua veste cartacea di approfondimento mensile. Nel suo percorso lavorativo, è stata responsabile dei servizi editoriali del X Municipio di Roma Capitale.

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