“L’Onu e il sistema in genere hanno deciso di sacrificare il corpo delle donne. La questione è stata volutamente ignorata” queste le parole della cooperatrice Danielle Spencer a cui le agenzie e gli enti di beneficienza delle Nazioni Unite rispondono dichiarando di non essere stati mai informati sui fatti.

Per ricevere pasti prima si deve lasciare il numero della donna o della ragazza; per ricevere un ascensore bisogna dare qualcosa in cambio come una “visita in casa”. I soggetti più vulnerabili allo sfruttamento sessuale sono le donne senza una protezione maschile, le vedove, le divorziate o le sfollate.

 Questo è quanto riportato dal rapporto “Voices from Siria 2018”. Ma già tre anni prima si era alzo l’eco di una prima denuncia. Un consulente umanitario che lavorava per un ente di beneficienza, infatti, ascoltò le accuse di un gruppo di donne siriane in un campo profughi in Giordania che raccontavano come uomini dei consigli locali di zone come Dara’a e Quneitra avessero offerto loro aiuto in cambio di sesso; e siamo nel marzo 2015.

Pochi mesi dopo, nel giugno 2015, l’International Rescue Commitee (IRC) intervista 190 ragazze presenti in quelle zone e il risultato evidenziò che circa il 40% aveva confermato la violenza e specificato che avveniva nel momento in cui cercavano di accedere ai servizi, compreso l’aiuto umanitario. Un portavoce dell’IRC dichiarò che “la violenza sessuale era preoccupazione diffusa”.

Le relazioni furono presentate alle Nazioni Unite in una riunione con agenzie ed enti di beneficienza (luglio 2015) e si decise di intervenire rafforzando le procedure volte a proteggere le ragazze e le donne nel sud della Siria.

Una macchina di monitoraggio e denuncia portata avanti anche dall’associazione Care che non ha però avuto accesso ai campi profughi della Giordania. Danielle Spencer racconta alla BBC che “è stato chiuso un occhio per assicurarsi che gli aiuti arrivassero ancora nella Siria meridionale” e continua dicendo “Lo sfruttamento sessuale e l’abuso di donne e ragazze è stato ignorato, è stato conosciuto e ignorato per sette anni. L’ONU e il sistema attualmente in vigore hanno scelto di sacrificare i corpi delle donne. Da qualche parte è stata presa una decisione secondo cui va bene che gli organismi femminili continuino ad essere utilizzati, violati, violati per poter fornire aiuti a un gruppo più numeroso di persone”.

Un’altra fonte, presente alla riunione del luglio 2015, conferma quanto dichiarato dalla Spencer affermando che L’Onu non ha fatto nessuna seria mossa per affrontare e chiudere il problema.

L’Onu si difende dichiarando di non aver ricevuto rapporti relativi a sfruttamento sessuale alla consegna degli aiuti nel 2015 e conferma di avere una tolleranza zero su tali abusi.

Capire dove pende l’ago della bilancia è di estrema importanza per mettere fine ad una situazione già di per sé precaria a cui si potrebbe aggiungere la svendita del proprio corpo in cambio di cibo e oggetti di prima necessità.

Francesca Interlandi