Dopo anni di carcere, una madre siriana guarda a nuova vita. Hasna Dbeis ha trascorso quattro anni nelle galere del governo di Bashar al-Assad , dove ha dato alla luce suo figlio Mohammad.  Accusata di collaborare con i ribelli, è stata tenuta in isolamento per quaranta giorni in una cella sommersa da immondizia con pareti invase da insetti e tra le urla dei detenuti che venivano torturati. Di solito le guardie entravano nella sua cella verso mezzanotte per portarla in un’altra stanza dove veniva picchiata e appesa per i polsi. Durante il primo interrogatorio, ha subito violenze e vessazioni. Il taglio dei capelli e del velo che indossava con crudeltà inaudita hanno cancellato la sua dignità di donna.  Le è stato permesso di uscire di prigione solo una volta, quando ha cominciato ad avere le prime contrazioni. Ha condiviso la cella con il suo piccolo e Lamees una ragazza etiope di 20 anni, che ha cresciuto il figlio quando Hasna ha contratto la tubercolosi. Dopo un lungo periodo di isolamento, ha potuto riabbracciare il figlio, che però rifiutava le sue attenzioni in quanto  pensava che  la madre non fosse lei ma la sua compagna di cella. Hasna nonostante i traumi subiti in carcere,  l’uccisione del marito e una  famiglia decimata guarda avanti con  forza e determinazione  . Oggi ha trovato un posto di lavoro  in un laboratorio di cucito. Rammenda vestiti per bambini insieme ad ex detenute. L’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede in Gran Bretagna afferma che circa 200.000 persone sono scomparse da quando è iniziata la guerra civile siriana nel 2011. Quasi la metà si presume siano detenute nelle prigioni governative.