UN TERRITORIO DALLE IMMENSE POTENZIALITÀ TURISTICO CULTURALI ECONOMICHE E OCCUPAZIONALI ALLA GOGNA DA ANNI A CAUSA DELL’INCAPACITÀ DELLA POLITICA E DELLA MALAVITA CHE NE APPROFITTA. NON BASTA SCENDERE IN PIAZZA

Roma – “Nemo propheta acceptus est in patria sua”.
Citazione latina d’obbligo per due motivi: per “Nemo” (nessuno escluso, trasmissione di Rai2) e per profeta in patria in un momento in cui ci sono troppi profeti e non c’è patria intesa come il rispecchiarsi in una ideologia.
“Nessuno è profeta al suo paese” è una citazione tratta del Vangelo (Matteo 13,7) pronunciata da Gesù “per dimostrare come i propri concittadini siano sempre gli ultimi a credere alla grandezza di un uomo che è vissuto tra loro negli umili panni della realtà quotidiana”.

Stabilite queste due cose è chiaro il riferimento a quanto accaduto ad Ostia con l’aggressione all’inviato della trasmissione in questione da parte di Roberto Spada, con un passato non proprio limpido e con un presente social, piazza virtuale nella quale gettare ogni tipo di provocazione gratuita (e questo vale per tutti).
Ma non è sull’episodio in sé che vogliamo accendere i fari.
Piuttosto su Ostia, mare di Roma. Già borgo marinaro ma malsano; bonificato nei primi decenni del 1900 dai Romagnoli, finalmente collegato con una ferrovia e poi con la via del Mare e la Cristoforo Colombo. E così è ancora oggi.
Mare e verde due “tesori” da coltivare sotterrati negli anni dalla colata di cemento degli anni ’70 con la scusa di dare una casa a quanti dormivano nelle baracche del Quadraro. E quanti tra questi erano onesti immigrati dal nostro bistrattato Sud (non solo nomadi). E con lo sfrenato abusivismo condonato che ha portato alla smisurata crescita di città nella città.
Perché partire da qui? Perché la “casa” è tra le fondamenta di un malessere che ad Ostia si trascina da decenni.
“Quelli delle baracche” infatti ottennero le abitazioni Armellini che l’assessore Gerace (giunta Carraro) definì nel corso di una conferenza stampa alla quale eravamo presenti “case di ricotta”.
Per la cronaca nel ‘93 finì in carcere per tangenti e con lui il titolare al piano regolatore Molinari.
Andammo a vederle queste case costruite con la sabbia, piene di muffa, con mobili messi al centro delle stanze per non addossarli ai muri marci.
Nel tempo altri palazzi sono venuti su e, in contemporanea, sul mare arrivò l’eroina ad uccidere tante persone. E poi anche l’Aids. Ma attenzione ad Ostia come in tutta Italia.
Così come, là dove le istituzioni mancano e danno pure il cattivo esempio, nascono i clan che giocano con il malcontento per imporsi.

La debolezza, la pochezza della politica avvicina i cittadini a gruppi sempre più infiltrati nelle pubbliche amministrazioni. Il welfare diventa la torta da spartire. Sfruttando sofferenza e ignoranza (intesa come ignorare).
Tornando al mare, appetibile ovvio, addio spiagge libere dove adagiarsi gratis portando ombrellone e sdraio. Ecco le spiagge attrezzate dove se vuoi affitti tutto e la gestione guarda caso è proprio di gruppi e clan mascherati.
Il resto è attualità con arresti eccellenti in municipio e commissariamento di due lunghi anni; eventi che non hanno fatto altro che allontanare sempre più i cittadini dalla politica.
Il lungomuro da abbattere? Tutti i candidati alle recenti elezioni hanno parlato di buttarlo giù. Ma nessuno dice cosa abbattere. Notato?

E pensare che a metà degli anni ’90 (giunta Rutelli) qualcosa si è mosso partendo proprio dal mare tornato pulito grazie ai depuratori. Le piazze per aggregare (anche piazza Gasparri sì con il coinvolgimento di tanti giovani). Riassetto del verde e tanto altro ma quel “Rinascimento” negli anni ha lasciato spazio al decadimento totale. E cosa ne è del Comune metropolitano? (legge del 1992). Ostia doveva essere il primo. Un territorio come questo del Lido dove oltre a mare e verde esistono risorse che potrebbero e dovrebbero portare lavoro, benessere, cultura.

Ostia Antica e i suoi straordinari infiniti scavi, il Borgo, Sant’Aurea e l’Idroscalo con Tor Boacciana e Tor San Michele, quest’ultima disegnata da Michelangelo. Anche qui dove le istituzioni non arrivano…
L’assurdità dello stato in cui versa il Canale dei Pescatori; un teatrino che fa solo vergognare.
Le tante oneste associazioni, che si organizzano per far conoscere questo territorio e le cui iniziative sono sconosciute ai più perché l’amministrazione non aiuta nella comunicazione, bloccando di fatto una partecipazione che contribuirebbe a nostro avviso a far crescere Ostia e dintorni e i suoi residenti.

E allora è arrivato il momento di limitare discorsi triti e ritriti, di riesumare film, fiction e libri a tema criminalità e di fare paragoni con gli splendidi anni ‘60. Basta con i giudizi lanciati da Roberto Saviano che parla di Ostia come Scampia e Corleone. Basta con politici improvvisati. Spazio a competenza e serietà a tutti i livelli. La stragrande maggioranza di chi ha scelto di vivere in questa periferia/città di Roma è onesta, lavora, spazza via le foglie cadute dagli alberi in vista della pioggia che allaga tutto, perché non lo fa l’amministrazione. Giusto raccontare il marcio ma bene coltivare il sano. A ognuno il suo.

Ecco perché non andremo alle manifestazioni indette ad Ostia. Guarda caso due e divise. E alla vigilia del ballottaggio. Alla faccia della strumentalizzazione!