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SI TE VECO, ME VECO

LA SCOMPARSA DI LUCA DE FILIPPO, EREDE DELLA GRANDE TRADIZIONE TEATRALE NAPOLETANA, LASCIA UN VUOTO IMMENSO NEL CUORE DEL PUBBLICO

Roma – Tre giorni fa, nella sua abitazione della Capitale, è venuto a mancare Luca De Filippo, figlio di Eduardo e dell’attrice Thea Prandi, che esattamente come il padre aveva intrapreso con successo la carriera d’attore, esordendo da bambino nella commedia Miseria e nobiltà (di cui autore era, a sua volta, il nonno Eduardo Scarpetta). La scomparsa di Luca è giunta all’orecchio di tanti spettatori, profondamente legati a quel modo di concepire e realizzare il lavoro teatrale, caratteristico della famiglia De Filippo, destando sgomento e lasciando una profonda tristezza.

L’attore, appena sessantasettenne, era impegnato negli ultimi tempi con Non ti pago, classico del repertorio eduardiano, portato in scena assieme a tanti altri capolavori con eleganza, garbo, bravura. E benché da molti venisse ricordato come il ‘figlio di Eduardo’, infatti, Luca De Filippo è stato un attore di talento che ha prestato il proprio corpo e volto al teatro come al cinema (si ricordano i ruoli per Muccino e Castellitto, o ancora per Lina Wertmüller nei panni dell’intenso don Peppino Priore di Sabato, domenica e lunedì), mettendo in piedi una carriera che, pur nel segno del modello di riferimento paterno, ha toccato tappe differenti. Ognuna di queste, però, si è contraddistinta per un sincero rispetto per il mestiere dell’attore, riposto anche nell’adesione a quell’ultima iniziativa che lo ha voluto direttore della Scuola per attori del Teatro Stabile di Napoli.

Ad omaggiarlo un minuto di silenzio nei teatri italiani, il lutto cittadino proclamato da De Magistris a Napoli – città così amata e sempre celebrata dai De Filippo, ai quali deve e dovrà eterna riconoscenza – e i funerali laici di oggi al Teatro Argentina. Ma, probabilmente, il miglior modo per ricordare Luca sono i versi di quella brevissima poesia eduardiana (recitata poi da lui stesso), animati dall’amore di un padre verso un figlio, magico specchio in cui riflettersi:

[…]

Si te veco: me veco.
Si mme vire: te vire.
Si tu parle, c’è l’eco
e chist’eco song’i.

Si te muove: me movo.
Si te sento: me sento.
Si me truove, te trovo…
Si me trovo, si tu!

Simona Cappuccio

Simona Cappuccio

Laureata in Italianistica, le sue grandi passioni sono la letteratura, il cinema, il teatro, la scrittura creativa. Ha collaborato per anni con magazine online di letteratura e critica cinematografica. Lavora inoltre come ufficio stampa nell'ambito formazione.

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